«Che fai, mi cacci?» «No, ti ho già cacciato, Tullio» (Conte della Selvotta)

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

Domenico Malatesta

 

di Domenico Malatesta
Conte della Selvotta

 

 

“Che fai mi cacci?”.
“Sì, ti caccio. Comando io!!”.
“Chi ti ha dato l’ordine?”.
“Nessuno. Io sono il guidatore di questa macchina e devo sapere tutto! E questo vale anche per gli altri!!”

E’ la sintesi verbale di uno scontro, furibondo, tra Carlo Maria D’Alessandro, sindaco di Cassino, e l’assessore (ormai ex) Tullio Di Zazzo. La convocazione nella stanza del primo cittadino era per le 9.30 di ieri 25 gennaio 2017. Con puntualità ingegneristica, il Tullio pitagorico, corto a dispetto della sua grandezza, preciso più d’un orologiaio di Berna alle 9.32 era sul luogo dell’appuntamento.

Alle 9.35 lo scontro fra i due ingegneri era finito. Breve e selvaggio. Come un incontro di passione clandestino. Ma abbastanza per un’introduzione contro natura.

La porta sbattuta. Carlo Maria aveva cacciato l’ingegner Tullio dalla giunta nominata all’indomani della vittoria al ballottaggio su Petrarcone beffato per miseri 249 voti.

Tullio era stato convinto dal commander in chief Mario Abbruzzese a portare voti a D’Alessandro in cambio di un assessorato e dei suoi progetti pindarici come un “Mattone per Montecassino”.

Tullio aveva creduto alla “sirena” di Mario Maria anziché a quella di Giuseppe Golini Petrarcone.

Ora è già un pentito.

Con Peppino vincente ora sarebbe ancora consigliere comunale. Oltre a beneficiare di un suo assessore esterno. E a lastricare i viottoli benedettini di mattoni rossi per l’Abbazia.

Il sogno si è infranto su un misero gazebo. Un pretesto. Poco dopo la sfuriata tra i due, la fugace introduzione, c’è stata la comunicazione agli assessori e ai gruppi consiliari. E sarebbe cominciata la festa nella maggioranza per la cacciata del “non integrato”, il (piccolo) corpo estraneo.

L’assessore Benedetto Leone ha stappato nel suo ufficio una bottiglia di spumante nostrano prodotto proprio in Val Comino dove risiede l’ex assessore. Il vinaio è di Cassino, vicino al centrodestra, che rifornisce l’osteria del leone.

La furibonda lite fra ingegneri, dicono dal palazzo comunale di Cassino, avrebbe destato dal sonno mattutino il cronista anziano Domenico Tortolano. Ancora in pigiama, nascosto nell’antro dove segretamente vive per carpire ogni segreto municipale dal lontano 1963 (l’anno in cui Giovanni Leone dovette cedere il suo primo governo ad Antonio Segni) stava, a quell’ora, in vestaglia e papalina. In tutta fretta, trasecolato da cotante grida, in pochi secondi era incamiciato e già transitante davanti alla porta di Carlo Maria.

Perché il cronista sapeva dal giorno prima che l’ira furibonda di Carlo Maria Mario stava per scatenarsi.

E lo sapevano anche testimoni autorevoli. Tutta colpa di un gazebo davanti al bar Amadeus in piazza Diamare autorizzato dall’Ufficio Commercio nonostante un primo parere negativo dei vigili urbani. E l’assessore Di Zazzo non lo avrebbe segnalato al sindaco e ad un altro superiore.

I bene informati, però, dicono che il gazebo sarebbe soltanto un pretesto per farlo fuori. Perché il suo nome figurava da mesi nella black list degli assessori da licenziare alla “prima occasione utile”. Nell’ordine Di Zazzo, Di Giorgio (l’architetto al bilancio) e Noury. Martedi sera era stata presa la decisione del licenziamento dopo un consulto ristretto del serafico e sempre più potente ed mariondipendente Carlo Maria. Battere finchè il ferro è caldo. Questo il motto dettato dalla Pisana.

Mecoledi 25 gennaio 2017 la chiesa cattolica celebra la conversione dell’Apostolo Paolo sulla via di Damasco. E’ la festa liturgica del martirio dell’apostolo delle genti. E Tullio che credeva di avere le credenziali del Signore (di quello che sta alla Pisana e non in cielo) ora come il santo apostolo si sente un martire.

Perché ieri mattina, l’ingegnere, esterrefatto per la ferale notizia comunicatagli dal sindaco, ha subito chiamato alla Pisana. E dall’altro capo del filo la tradizionale risposta: «Che è successo? Non so nulla. Possibile? Ma stavi facendo così bene!? Adesso mi informo. Ci penso io, non preoccuparti!”. E Tullio non si dovrà proprio più preoccuparsi perché è stato fatto fuori. Il siluramento contronatura è stato festeggiato ieri sera a Pontecorvo con una cena a base di baccalà cui erano presenti il signore della Pisana, il farmacista da lui trasformato prima in sindaco e poi in consigliere provinciale, l’eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce (pervicace alla liquidazione), la consigliera provincialcomunale Rossella Chiusaroli fu Mignanelli.

Mesi fa Tullio voleva dimettersi perché dei suoi progetti nessuno ne voleva parlare. Perciò è doppiamente pentito. Il suo successore? E’ Carlo Maria che ha incassato le sue deleghe e ieri ha bloccato il regolamento sulle installazioni mobili.

Carlo Bokassa Maria inizia a mangiare, come il dittattore centraficano, chi si mette di traverso di fronte alla sua scalata verso la grandeur. Chi sarà il prossimo boccone?

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