L’abate fa l’avvocato, l’avvocato fa il paciere, e Daniele farà la birra (Conte della Selvotta)

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

Accadono cose strane a Cassino. Come il fatto che un padre abate si metta a fare l’avvocato. E difenda con un’appassionata arringa le sue scelte. Riuscendoci anche bene. E accade pure che un avvocato, nonostante la fama, rifiuti di indossare la toga e si metta invece a fare da paciere tra i contendenti. Con una predica basata sul bene comune e sulla comprensione, tanto profonda che pure l’abate è rimasto ad ascoltarlo.

Succedono cose strane intorno al pianoro dell’Albaneta a due chilometri dall’Abbazia di Montecassino. Secoli di storia di due monasteri. Entrambi al centro di contese politiche, religiose, belliche. Le prime sono antecedenti all’anno Mille. Vi combatterono nel 1229 le truppe di Papa Gregorio IX e quelle dell’imperatore Federico II di Svevia. L’anno successivo, però, nella chiesa di San Germano firmarono il famoso Trattato di pace. Per i moti del 1820-21 si scontrarono i Borbone con le truppe austriache dirette al sud per impossessarsi del Regno delle due Sicilie. Nella Seconda Guerra Mondiale lo scontro polacchi-tedeschi con le distruzioni Montecassino e Cassino. Le ultime contese sono dei giorni nostri e sono legate al progetto di ristrutturazione e riqualificazione dell’antico monastero di Santa Maria dell’Albaneta. Ma anche della masseria che per secoli ha rifornito di prodotti alimentari monaci e collegiali.

Nei mesi scorsi si è sfiorato l’incidente diplomatico. Con Sua Eccellenza il ministro Tomasz Orlowski, rappresentante della Polonia a Roma, che ha scritto al Ministro degli Esteri. Reclamando un chiarimento. (leggi qui Un Ambasciatore poco diplomatico)

L’altro giorno c’è stata la presentazione del libro “Santa Maria dell’Albaneta, prepositura di Montecassino” scritto dallo storico Emilio Pisilli.  Sono saltate fuori un bel po’ di notizie.

 

IL BIRRIFICIO
La prima notizia. Il birrificio si farà. Non sorgerà all’Albaneta, tra le masserie che davano da lavorare a decine di coloni. Sfamavano con ortaggi, latte uova e carne, tutta la popolazione di Montecassino: i monaci, le suore nel convento, gli allievi dei collegi. Verrà distillata altrove: nella zona industriale della vittà. Ma la ricetta sarà quella antica di Montecassino. E soprattutto il marchio sarà quello dell’Albaneta.

Sarà solo uno degli elementi del progetto di recupero. Si punta a ricreare, per turisti e studenti, i sentieri percorsi da san Benedetto ed anche dal giovane san Tommaso d’Aquino (suo zio era Abate di Montecassino). O da Sant’Ignazio di Loyola: c’è una stanza ben precisa che potrebbe essere quella nella quale il fondatore dei Gesuiti soggiornò durante il suo viaggio a Roma per far riconoscere la regola da papa Paolo III. Un’opera di restauro conservativo che è stata affidata ad un architetto di fama internazionale Giacomo Bianchi, con studio a Roma, Toronto e Cassino. E’ il tecnico che ha disegnato il palazzo presidenziale del presidente dell’Arzebaijan.

La novità è rappresentata dai “cantieri didattici” che coinvolgeranno gli studenti delle scuole superiori e dell’Università di Cassino. Ma tutto rimarrà nell’ambito delle “culture benedettine”.

 

IL RAMOSCELLO E L’ARRINGA
Nel corso della presentazione, il padre abate dom Donato Ogliari ha indossato la toga (in modo metaforico). Ha pronunciato un’appassionata arringa con la quale ha ricordato che fino agli anni Settanta le masserie dell’Albaneta erano in funzione. E che negli anni Ottanta il suo predecessore dom Bernardo D’Onorio aveva chiesto una consulenza alla Coldiretti per verificare in che modo quelle strutture potessero essere recuperate e rimesse in produzione. Cosa ha scatenato le polemiche dei mesi scorsi? Coinvolgendo media nazionali, ambasciatori, ministri, storici di chiara fama… Forse l’aria di campagna elettorale?

Il ramoscello d’ulivo invece lo ha impugnato l’avvocato Sandro Salera. E’ il legale che è stato contattato dall’abazia e dal Comune, dal centrosinistra e dal centrodestra, dal proponente il progetto e dagli ambientalisti. «Ad un certo punto ho avvertito il dovere di spogliarmi della toga, di fronte a questo caso. Perché conosco tutti i contendenti e tutte le ragioni di ciascuno. E sono tutte persone perbene. Il conflitto che si è innescato è dovuto solo ad un difetto di comunicazione. Esasperato non dai protagonisti ma dai tifosi che li circondano. Per questo mi offro come punto di contatto tra le sensibilità di ciascuno, affinché si superino le incomprensioni e tutti si possa lavorare per il bene e lo sviluppo del nostro territorio». E’ mancata solo la benedizione finale.

 

IL SINDACO UBIQUO
In tutta questa confusione di ruoli, tra un abate avvocato ed un avvocato ecumenico, il sindaco Carlo Maria D’Alessandro ha iniziato a studiare da Santo. C’è stato un momento in cui doveva essere contemporaneamente in tre luoghi. Si spegne la luce per proiettare le diapositive che accompagnano la dotta spiegazione del professor Gaetano De Angelis Curtis e… alla riaccensione il sindaco è scomparso.

Meglio di lui ha fatto il commander in chief dell’amministrazione comunale. Mario Abbruzzese, con sapiente pianificazione, faceva apparire sul suo profilo Facebook le immagini che lo ritraevano all’evento dove era appena stato. Poi cinque minuti più tardi le foto scattate nel Palagio Badiale durante la presentazione del libro. E… riaccesa la luce è sparito pure lui.

Ma ha lasciato il segno. A Daniele Miri, l’ideatore del progetto. L’obiettivo è di far salire il movimento turistico a Montecassino che oggi registra 570mila presenze annue mediamente ma senza grossi riscontri in città. E l’obiettivo è anche questo. Far allungare la permanenza dei turisti sia a Montecassino che a Cassino. Anchre con un boccale della buona birra bendettina. Prosit.

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