Conte leader del M5S, l’ipotesi non tanto lontana che spedirebbe il Pd all’inferno

Il sondaggio di Dire-Tecnè è inequivocabile: il premier è nella lista dei sogni dei grillini. Lo è come capo politico in barba ai leader di sempre. E a discapito di un Pd che, se l'ipotesi prendesse corpo, subirebbe un vero tracollo.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Giuseppe Conte è in cima allo share politico dei Cinque Stelle: l’85% degli elettori grillini lo vuole come capo politico del Movimento, a tutti gli altri nomi messia insieme va appena il 15% del gradimento. Una scelta che determinerebbe una conseguenza sugli scenari politici affatto secondaria. In pratica: il Pd è il Partito che più di tutti andrebbe a perdere voti in favore di un M5S a trazione contiana.

Il dato emerge dal sondaggio Dire-Tecnè da dove emergono importanti segnali politici, a partire dalla botta che arriverebbe al Pd di Nicola Zingaretti

GIUSEPPE CONTE

I risultati mostrano che l’eventuale discesa in campo di Giuseppe Conte come leader M5S lascia indifferenti gli elettori dei Partiti di centrodestra, quelli di Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda, colpisce pesantemente il Pd, che perderebbe molti voti a favore dei ‘grillini’. 

Quanti elettori del M5s vorrebbero Giuseppe Conte capo politico del Movimento? Il sondaggio Monitor Italia realizzato da Tecnè in collaborazione con l’agenzia Dire restituisce un dato senza incertezze: l’81,4% degli elettori pentastellati vorrebbe il premier leader del proprio partito. Solo il 15,1 si dichiara contrario, mentre non sa cosa rispondere il 3,5%.

Parlano i numeri

Sostanzialmente stabile la situazione politica, cosi’ come rilevata da Monitor Italia il sondaggio realizzato da Tecne’ per l’agenzia Dire.

In questo scenario, avremo la Lega al primo posto, il M5S al secondo, terzo il Pd ad una spanna da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni

Al 10 luglio la Lega è al 25,3% in calo dello 0,2% rispetto a una settimana prima. Guadagna lo 0,2% invece il Pd che si attesta al 20,4%, mentre Fratelli d’Italia perde lo 0,1% e si ferma al 15,8%. Il M5s e’ al 14,7%, Forza Italia all’8,2%, Italia viva al 2,9%, Azione al 2,8% e la Sinistra al 2,7%.

Conte leader penalizza il Pd

NICOLA ZINGARETTI. FOTO © LIVIO ANTICOLI / IMAGOECONOMICA

Il sondaggio Monitor Italia realizzato da Tecne’ in collaborazione con l’Agenzia Dire risponde anche ad un’altra domanda chiave: a chi porterebbe via elettori un Movimento Cinque Stelle guidato dal premier Giuseppe Conte? 

Il Partito più penalizzato sarebbe il Pd, che perderebbe il 3,6% . Mentre i pentastellati se ne gioverebbero, crescendo di 5,5 punti percentuali.

Rispetto alla situazione attuale, lo scenario con Conte capo politico del M5s lascerebbe inalterati i consensi della Lega e di Fratelli d’Italia rispettivamente al 25,3% e al 15,8%. Comporterebbe una netta penalizzazione per il Pd che passerebbe dal 20,4 al 16,8%, mentre i M5s balzerebbero a quota 20,2% dal 14,7%.

Per gli altri partiti non ci sarebbe nessuna differenza ad eccezione della Sinistra che perderebbe lo 0,7 per cento, finendo al 2% e dei Verdi che perderebbero lo 0,4% fermandosi all’1,4.

Draghi, il siluro anti Conte

Mario Draghi (Imagoeconomica)

Il perno si cui poggia l’appetibilità di Conte per gli elettori del M5S sta tutto nella popolarità che il suo garbo impiegatizio trova nei pentastellati.

Una popolarità che per qualcuno può essere frenata solo contrapponendo a Conte un personaggio di polpa tecnica.

Dentro il M5S qualcuno vede la notizia come il tentativo di indebolire proprio Conte che viaggia sempre alto nel consenso popolare oscurando Di Maio e compagnia. Altri, vedono la mossa come il tentativo di stoppare qualsiasi film su Conte in marcia verso il Quirinale

«Di Maio ha visto Draghi perché vuole esser lui a menar le danze per il prossimo presidente della Repubblica» spiega un ‘grillino’ ben piazzato. Da parte sua il presidente del Consiglio avanza come un bulldozer: può permettersi di chiedere la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre, senza che il Paese protesti. Perché Conte non spaventa, non fa temere come Salvini un anno fa.