Il profeta Sebastianelli: Attenti, domani al Tar può succedere di tutto

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

Domenico Malatesta

 

di Domenico Malatesta
Conte della Selvotta

 

Lampi e tuoni nella seduta notturna di ieri del consiglio comunale di Cassino. Indirizzati al presidente d’aula e al sindaco. Investiti da una vera e propria bufera di parole accompagnate dal tifo da stadio. A tuonare dallo scranno più alto della sala Di Biasio, affrescata con le scene della “Pace di San Germano” (l’odierna Cassino) firmata nella cattedrale di piazza Corte il 23 luglio 1230 dall’imperatore Federico II di Svevia e da papa Gregorio IX, l’imponente consigliere comunale Giuseppe Sebastianelli. Lui che di recente è stato estromesso dalla maggioranza dal sindaco.

E Peppe, consigliere dal 1993, ha cominciato l’arringa a tutto volume (al primo punto figurava una sua interrogazione sul caso Acea). Ma il presidente ha cercato di frenare la sua rincorsa in campo. Dino Secondino: «Lei non può andare a ruota libera, si attenga all’interrogazione». Peppe imperterrito (con i consiglieri neofiti con gli occhi sbarrati per tale baldanza dell’anziano): «Io ci vado eccome, perché devo chiarire e far sapere tante cose al sindaco». Nulla da fare per il presidente che cerca di spezzare il sermone d’accusa (come fanno gli arbitri in campo che spezzettano il gioco per i troppi falli dei giocatori).

Peppe è un bulldozer: si porta avanti tutto e tutti. E’ come un Savonarola: che ammonisce, profetizza sciagura e tuona. Tuona : «Sono stato cacciato e posto in minoranza dal sindaco con un comunicato stampa ed invitato a questo consiglio comunale con un email, nemmeno certificata. Questo a me che ho sostenuto il sindaco in campagna elettorale e sono stato candidato su sua richiesta».

E i motivi? «Solo perché ho chiesto di seguire sul caso Acea un percorso diverso e di sorteggiare gli scrutatori per dare un segnale di cambiamento rispetto al passato e visto che ci sono ricorsi e indagini sui seggi elettorali. Bene dalla prossima volta cambierò scranno, passerò su quello della minoranza. Sindaco, vedo che ha poca voglia di risolvere il caso Acea».

Dal pubblico applausi scroscianti. E Mario “Che Guevara” gli grida più volte «Bravo, Bravo, Bravo».

Peppe poi ricorda al sindaco Carlo Maria D’Alessandro, che da peso massimo non batte ciglio, la differenza fra voto elettorale e voto di ubbidienza. E spiega: «Il voto elettorale va applicato portando a termine le promesse fatte agli elettori e sul caso Acea non sta avvenendo e così su altre situazioni mentre qui vige il voto di ubbidienza e i suoi fedelissimi lo stanno applicando».

E al presidente: «Lei è omissivo perché non ha messo all’ordine del giorno la surroga per le mie dimissioni da vice presidente d’aula. E non si infastidisca». Altri applausi.

Una mossa elettorale di non poco conto quella di non mettere all’odg la surroga. Sebastianelli avverte, con piacere di Giuseppe Golini Petrarcone e soci, il sindaco e la maggioranza sull’imminente esito del Tar sui ricorsi: «State attenti perché domani può succedere di tutto e la città si ricorderà della nostra posizione sull’acqua».

Lo scontro nella maggioranza attrae l’attenzione dei cinque di Petrarcone che ascoltano in silenzio in attesa di notizie da Latina.

La pronuncia del Tar dovrebbe arrivare domani sera. Dai banchi dirimpettai della cosiddetta minoranza silenziosa, Francesco Mosillo, Massimiliano Mignanelli e Barbara Di Rollo, ascoltano annoiati. Tanto che ad un certo punto lasciano l’aula per il corridoio dove fumare.

Assente per malattia Sarah Grieco. Il suo scranno è in pericolo. Lo deciderà il Tar.

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