Le sorprese di Carlo Maria a Capodanno

Domenico Malatesta

Conte della Selvotta

Domenico Malatesta

 

di Domenico Malatesta
Conte della Selvotta

 

 

Una tradizione non rispettata. O perché Carlo Maria si sente in perenne campagna elettorale. O per la “profonda gioia” scaturita dal suo successo, insperato dai più. Un successo regalato su un piatto d’oro da un Pd che si rifiuta di vincere, per le divisioni interne, anche dove sarebbe stato più facile, come Cassino. Il fu 5 giugno (primo), 19 giugno (secondo), date fatali a Petrarcone.

Sta di fatto che nella sala Restagno, sabato 31 dicembre, ore 17, Carlo Maria D’Alessandro, nella premessa al suo Te Deum civile ha avvertito che avrebbe parlato a braccio, sulle cosiddette “Considerazioni di fine anno”. Ha esordito citando il Conte della Selvotta che sul blog Alessioporcu.it aveva anticipato con i particolari il suo discorso.  (leggi qui il precedente). Ma non in chiave elettorale.

Carlo Maria ha sorpreso tutti. Perché è partito a suon di bacchettate. Ad ascoltarlo c’erano tutti i suoi elettori. E poi in prima fila il vescovo Gerardo Antonazzo ed il consigliere regionale Mario Abbruzzese giunto con largo anticipo. Al suo pomposo ingresso nella Sala Restagno, non privo del consueto stuolo che accompagna sempre i potenti, Sua Eccellenza Abbruzzese è passato a pochi centimetri dal Conte senza salutarlo. E, alla pari, da lui ignorato. Ha raggiunto l’antico cronista Domenico Tortolano de Il Messaggero ed a lui ha fatto notare «Non sono in ritardo».

Le anticipazioni del Conte gli hanno mandato all’aria il cinematografico ingresso che aveva immaginato: trafelato, consunto dalla fatica di tre giorni e tre notti trascorse tra gli scranni della Pisana, con il braccio teso come Filippide giunto da Maratona, annunziando al Vescovo: «Eccellenza gioite, abbiamo finanziato i Cammini per Canneto».

Mario mancava da sei anni al rito del 31 dicembre in sala Restagno. Domenica si vota per rinnovare il consiglio provinciale e Carlo Maria, forse, ha pensato bene di battere il ferro ancora caldo. In piena sintonia con il Nanni Moretti di palombella Rossa, che si domandava «Mi si nota di più se vengo o se non vengo?», in ritardo ma è arrivata, rispetto agli altri consiglieri assenti della sua maggioranza, la candidata di Forza Italia al consiglio provinciale Rossella Chiusaroli.

Carlo Maria al centro del banco di presidenza troneggiava nella sua imponenza tra 6 assessori (la Caterina era autorizzata a “passare” il Capodanno in quel di Bologna) e il segretario generale l’avvocato Lorenzo Norcia. Per la prima volta un segretario del Comune sedeva al banco importante di sala Restagno. Perché ? Perché il dottor Norcia non solo è un valente segretario con larga esperienza ma è anche un bravo avvocato. Ed è lui l’ispiratore dei ricorsi contro Acea e contro quelli elettorali. Il buon Peppino nel 2011 non lo volle. Ed ebbe a  pentirsene. Perché forse lo avrebbe “salvato” da alcuni errori gestionali (vedi la mancata costituzione al Tar per il caso Acea).

E intanto Carlo Maria è andato avanti nel suo discorso elettorale bacchettando il suo predecessore per la critica situazione finanziaria ereditata definita da predissesto e così via. (Peppino, però, aveva trovato di peggio). Un lungo elenco di lamenti. Passando per Acea, sicurezza, piazze, per arrivare al Cosilam.

La botta finale: dal 2011 ad oggi, tre presidenti sono stati capaci di rovinare le casse dell’ente. Poi gli auguri di buon anno! Ma non il rituale invito all’opposizione a collaborare. Una frase adoperata, visto il clima di festa, dai suoi predecessori.

Al banco tra gli assessori c’era anche Tullio Di Zazzo, scurissimo in volto. Quella carica di assessore gli va stretta, lui voleva rifare il sindaco. Forse sta pensando di abbandonare perché dopo sei mesi ancora “non si sente integrato”. E forse lo farà prima di Carnevale. Tanto ogni scherzo vale. Anche per evitare il cosiddetto “avvicendamento” in giunta già programmato. Manca solo la data.

Dalla maggioranza arriva la voce:”Dopo le elezioni provinciali”. Per il mini rimpasto manca solo il via libera del leader di Forza Italia impegnato ora su altri fronti. Ma i muri del palazzo Municipale assicurano che dopo il 9 gennaio, se il risultato dovesse premiare ancora una volta la sua strategia, Mario Maria Rommel Abbruzzese muoverà i suoi Desert Korps senza pietà. Schiacciando gli elementi che finora hanno rallentato la macchina da guerra messa in mano a Carlo Maria Mario D’Alessandro.

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