Il coraggio di lasciare la competizione (di A.Porcu)

Il signor Raymond John Noorda, Ray per gli amici, è stato l’amministratore delegato della Novell, azienda statunistense che produce software. Ha sempre avuto la passione per la storia dell’economia. È stato lui a riscoprire e far tornare nei vocabolari economici americani la parola coopetizione. Ci era entrata la prima volta nel 1913 ed era stata ripresa nel 1937: poi era sparita.

 

In provincia di Frosinone nessun signor Ray Noorda ha mai spinto per creare la coopetizione.

 

La coopetition è una strategia che mette insieme imprese concorrenti che scelgono di collaborare su alcune attività del proprio business. Insomma, mette insieme la cooperazione tra concorrenti.

 

La Ciociaria non è mai stata terra di coopetition. Da sempre. Tanto per fare un esempio: ho un ettaro di terra e per lavorarlo mi compro il trattore. Il mio vicino ha pure lui un ettaro di terra. E pure lui si compra un trattore: più grande del mio. Coopetizione significa che ognuno dei due si fa la coltivazione come gli pare, innaffia come e quando vuole, piazza sul mercato le proprie verdure come meglio crede, io le espongo su cassette verdi tradizionali e lui le fa vendere da signorine in costume. Ma il trattore lo compriamo insieme perché uno solo basterebbe per entrambi, dimezzando così una strategica spesa per la produzione.

 

Per anni la Ciociaria non è cresciuta perché la mia uva non la mischio con la tua, il mio trattore è più grande del tuo. Competizione. E non Coopetizione.

 

La competizione ci ha uccisi nel recente passato. Rischia di farci sparire nel prossimo futuro. Un esempio su tutti: la sola ipotesi di vederci insieme a Latina provoca l’orticaria ancora a troppe persone. Ma se non c’è Coopetizione con Latina non andremo da nessuna parte: rimarremo un’economia da mezzo milione di abitanti. Statisticamente insignificante. O, per dirla parafrasando il principe di Metternich, la provincia di Frosinone rischia di restare una semplice espressione geografica.

 

Non potrà esserci Coopetizione con Latina se non inizieremo a fare coopetition direttamente in casa. La capacità di dialogo non illumina la strada dello sviluppo di questo territorio. Gli Stati Generali di cui si parlava sei mesi fa non sono più stati convocati. Abortiti quando già si avvertivano le doglie da parto.

 

Se il territorio non avvia un serio dialogo, aspro e serrato quanto si vuole, nel quale sia chiaro che ognuno si annaffia la verdura e la vende come e quando vuole, continueremo a sprecare energie comprando due trattori. A Latina sarà sufficiente fare coopetition tra loro per diventare egemoni grazie alle nostre divisioni.

 

L’autunno porterà sfide fondamentali per il futuro del sud Lazio. La fusione tra le camere di commercio, l’avvio della campagna elettorale per le Regionali e poi per le politiche. I temi da mettere in un’agenda per lo sviluppo che finora è rimasta desolatamente in bianco.

La risposta non potrà prescindere da un serio dialogo tra le forze industriali di questo territorio. E poi tra loro e gli altri settori economici che concorrono alla costruzione del Pil provinciale. Un faccia a faccia che dovrà stabilire se conviene di più cooperare per il trattore o per l’impianto di irrigazione, fermo restando che poi l’insalata ce la coltiviamo e vendiamo ognuno come ci pare.

 

Perché altrimenti rischiamo di fare la fine dei capponi di Renzo, a testa in giù mentre venivano portati in dono all’avvocato Azzeccagarbugli, “intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.

 

Occorrerà coraggio per passare dalla competizione alla coopetizione. Ma l’alternativa è quella di finire nel pentolone.

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