Il vecchio copione della lite Abbruzzese – De Angelis

Fino a quando gli è convenuto, i consorzi industriali Asi e Cosilam, la Saf, i Parchi, erano solo enti intermedi. Adesso che si avvicinano le elezioni, non lo sono più. Smettono di essere delle realtà al di sopra dei Comuni, nelle quali si deve mettere da parte la politica. Tornano ad essere degli enti sui quali invece è la politica a dover decidere e governare. Lo scambio di battute tra Francesco De Angelis (Partito Democratico)  leggi qui e Mario Abbruzzese (Forza Italia) leggi qui è solo la replica di un copione già visto.

La sceneggiata è già andata sul palcoscenico pochi mesi fa: quando hanno ‘litigato’ dopo due anni trascorsi insieme, giorno e notte, nel governo dell’amministrazione provinciale di Frosinone guidata da Antonio Pompeo. Fino a quel momento ci avevano detto, e fatto credere, che la riforma Delrio aveva cancellato la vecchia concezione delle Province. Che ora erano diventate enti di secondo livello, senza una maggioranza e senza un’opposizione. E che gli sciocchi eravamo noi nel voler vedere in piazza Gramsci, uno contro l’altro, Forza Italia contro Pd.

Se fosse stato vero avrebbero avuto il coraggio di dirlo anche agli elettori: presentandosi insieme in una lista unitaria alle scorse provinciali. Avrebbero detto: “Abbiamo governato insieme, nel bene e nel male, ciò che è stato prodotto durante questi due anni di Provincia è merito e demerito nostro. Non c’è maggioranza né opposizione”.

I fatti sono andati in maniera diversa. Mario Abbruzzese e Francesco De Angelis si sono fatti due conti: ognuno ha capito che poteva giocarsi la partita per governare da solo. E che l’altro se la sarebbe giocata fino in fondo. Hanno agito di conseguenza. Ha vinto chi dei due aveva un asso nella manica in più dell’altro: in questo caso è stato De Angelis che aveva l’asso Massimiliano Mignanelli da sfilare al mazzo di Alfredo Pallone. Tutti sapevano che il consigliere era in rotta di collisione con il leader di Area (oggi Alternativa) Popolare per non avergli riconosciuto tutti i voti portati e non avergli fatto ottenere la vice presidenza della Provincia, preferendogli Andrea Amata. Francesco De Angelis è stato abile e se l’è portato a casa (pardon, in lista, seppure come indipendente). Mario Abbruzzese non ha potuto giocare la partita più di tanto: sulla testa di Mignanelli si era giocato la crisi del Comune di Cassino che sei anni aveva portato Abbruzzese a fare cadere l’amministrazione di Bruno Scittarelli. E in politica, la vendetta, è un piatto che più è freddo e più dà gusto.

Il matrimonio politico tra Francesco De Angelis e Mario Abbruzzese è basato solo sugli interessi (politici). Ed è normale che duri fino a quando ci sono interessi da spartire. Il voto degli elettori è un’interesse ancora più grande di qualsiasi altro. E’ per questo che ci si tuffano da soli. Ogni volta. Come se fossero nemici, nonostante abbiano spartito le poltrone che governano Asi, Saf, Cosilam, Parchi, Comunità e tanto altro.

Quella alla quale stiamo assistendo in questi giorni è l’ennesima replica di una commedia grazie alla quale il territorio è stato governato in questi anni. Piaccia o non piaccia. Un copione sempre meno originale: è per questo che in molti vanno sempre meno al teatro delle elezioni. O votano per uno spartito ed un libretto fatto di nulla, urla, insulti. Ma almeno è un libretto originale.

Il più furbo di tutti, in questa fase, sembra essere Francesco Scalia. Nello scenario Pd provinciale, nell’assegnazione dei ruoli in vista del congresso nazionale, potrebbe addirittura cedere il passo a Nazzareno Pilozzi. Rinunciando ad un ulteriore pezzo di rappresentatività su Frosinone. In realtà ha capito che la sua partita  si gioca su un altro scenario: quello nazionale.

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