Coppotelli: «Gli eletti facciano un bagno di umiltà»

Cgil, Cisl e Uil hanno punti di vista identici sulle emergenze del territorio. Ma mancano i politici capaci di tradurre in azione concreta le esigenze sintetizzate dai sindacati. L'intervista al segretario generale Cisl Enrico Coppotelli

Crescono i costi della cellulosa e quelli energetici, frena il comparto cartario e si parla di possibili stop produttivi per importanti e storici impianti. Mentre del rallentamento dell’automotive si ha notizia da settimane: settembre e ottobre hanno visto perdite del 40% mensili di mercato da parte di Alfa Romeo. Lo stabilimento di Piedimonte ha fatto ricorso – fino a lunedì scorso incluso – a 10 giornate di cig e fermo completo delle linee di montaggio di Giulia, Stelvio e Giulietta.

Le costruzioni sono immerse nella loro crisi che dura ormai da anni: nelle due province del sud Lazio complessivamente si sono persi 14mila mila posti di lavoro ed hanno chiuso 1.700 imprese tra il 2008 e il 2017. Insomma tre settori trainanti dell’economia provinciale sono in difficoltà più o meno gravi mentre la politica non riesca a trovare i soldi (mancano 13 milioni di euro) neppure per i 1200 lavoratori in mobilità dell’area di crisi Frosinone-Latina dopo che, lo scorso febbraio, era stato firmato un solenne accordo tra Regione Lazio e sindacati.

Da tutto questo nasce la manifestazione di protesta prevista per lunedì 19 novembre sotto le finestre del ministero del Lavoro a Roma, convocata da Cgil, Cisl, Uil e Ugl provinciali e dal comitato dei senza lavoro di Vertenza Frusinate.

Il panorama appare a prima vista scoraggiante. Ne abbiamo parlato col segretario generale della Cisl, Enrico Coppotelli:

«Il fatto che ci siano in provincia 1100 persone beneficiate dell’ammortizzatore sociale, la difficoltà dell’area nord; poi c’è zona sud fortemente legata al Fca e basta un’oscillazione del mercato auto o un’indiscrezione su Fca che crea problemi anche all’indotto. Per l’area di Sora ancora oggi non è scritto minimamente nulla sulla nuova azione di sviluppo per quel territorio».

Conclusione?

«Quel che andiamo a chiedere al ministero lunedì non riguarda solo i sussidi per l’area di crisi complessa ma politiche attive per far ripartire l’occupazione. L’iniziativa di lunedì è riferita in particolare agli agglomerati di Frosinone e Anagni. Quanto al cassinate, le notizie di questi giorni ci devono far riflettere perché lo stabilimento Fca ha vissuto una fase espansiva con il montaggio di Giulia e Stelvio. Ma se oggi non si riesce, all’interno del piano industriale del Gruppo, ad allocare un nuovo modello, diventa complicato mantenere l’attuale forza lavoro».

C’è qualche spiraglio?

«La buona notizia riguarda l’ex Ideal Standard, oggi Saxa Grestone visto che la riconversione sta rispettando i tempi che ci eravamo dati con la proprietà. E’ positivo che si stia camminando più velocemente».

Politica locale non pervenuta?

«La cosa che chiediamo alla politica è di fare un grande intervento per andare a ricreare all’interno di questo territorio un’economia favorevole che possa garantire occupazione. Mi spiego meglio: ancora oggi molte delle nostre imprese sono costrette a chiudere e non riescono a riconvertirsi dal materiale al digitale, in quanto non ci sono programmi che consentono a questo territorio ed alle imprese insediate di guidare intraprendere questo passaggio decisivo. Infatti se noi continuiamo a demonizzare la robotica o le evoluzioni tecnologiche come quelle che saranno capaci solo di spazzare via posti di lavoro, significa che saremo condannati ad essere dei semplici spettatori e non attori di questa transizione epocale che potrà, comunque, consentire la creazione di nuovi posti di lavoro. Sono tutti temi dei quali non sentiamo assolutamente parlare a livello locale se non per qualcuno che viene preso per profeta invece d’essere valutata quale persona ancorata all’oggettività».

La politica, insomma, decide senza conoscere le esigenze?

«Soprattutto manca un’interlocuzione forte con chi dovrebbe effettivamente tracciare le linee progettuali per il territorio. Come organizzazioni sindacali, e mi permetto di dire che Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno visioni identiche sull’argomento, ci scontriamo con l’impossibilità di individuare concretamente chi dovrebbe tradurre in fatti concreti quel che raccogliamo come esigenze sui posti di lavoro. Noi il 27 novembre terremo un attivo unitario di Cgil, Cisl e Uil in provincia per illustrare una serie di iniziative che possono essere utili per l’elaborazione della legge di bilancio. Oggi c’è purtroppo un’egemonia della politica che pensa di risolvere i problemi senza sentire nessuno, se non poche persone soprattutto tecnici, e quindi vogliamo portare proposte che possono essere utili per far ripartire il Paese».

Per la provincia?

«Sul tema provinciale ci sarebbe prima di tutto bisogno di un bagno di umiltà da parte di chi è stato eletto in questo territorio e dovrebbe cercare di ascoltare quanti ogni giorni vivono insieme a lavoratori, disoccupati e pensionati».

Lunedì, intanto, tutti sotto le finestre del ministero del Lavoro: ma per far cosa di concreto?

«Innanzitutto speriamo che si possa aprire un tavolo di discussione con Regione Lazio e Ministero: che si capisca che c’è un dramma di 1200 persone, e che ci si dica una volta per tutte chi fa che cosa. E che non continui il rimpallo di responsabilità tra istituzioni che ci ha fatto perdere molti mesi da giungo a questa parte».

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