Coprifuoco, posti Covid, lockdown: come si “legge” l’ordinanza Zingaretti

Non a caso il presidente della Regione Lazio parla di potenziamento dell’offerta sanitaria. La priorità data alle motivazioni scientifiche ed epidemiologiche. La doppia firma con Speranza. E il messaggio cifrato al premier Conte: “a me non trema la mano”.

Nel titolo e nel sommario del comunicato stampa che annunciava, ieri sera, l’ordinanza di Nicola Zingaretti non è citato il termine coprifuoco. Si parla invece di prevenzione e gestione dell’epidemia attraverso l’incremento dei posti letto e il potenziamento dell’offerta sanitaria regionale. Un approccio amministrativo, da presidente della Regione Lazio, quella che ospita Roma, la capitale d’Italia.

Poi però c’è anche il riferimento al fatto che l’ordinanza reca in calce la doppia firma, visto che c’è pure quella del ministro della Salute Roberto Speranza. E qui emerge il Nicola Zingaretti segretario del Pd, principale forza di governo.

L’approccio Zingaretti

Terapia Intensiva © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Sul piano del merito, però, Nicola Zingaretti ha scelto di tenere la barra ferma sull’approccio scientifico ed epidemiologico, dopo che il consulente del Ministero della Salute Walter Ricciardi aveva esplicitamente parlato di situazione fuori controllo a Milano e Napoli, con il rischio che questo tipo di situazione potesse estendersi anche a Roma.

Il presidente del Lazio fa un passaggio esplicito agli “incontri con il Comitato Tecnico Scientifico, l’Assemblea dell’Anci, la Conferenza dei Rettori e l’Associazione dei presidi”.

Il punto principale è il potenziamento della rete Covid del Lazio, attraverso l’incremento di posti letto dedicati all’assistenza di pazienti affetti da Coronavirus, identificando strutture pubbliche e private ulteriori rispetto a quella già inserite nella rete attivata per contenere e gestire la pandemia. Perfino strutture parzialmente dedicate. Quindi l’obiettivo da non fallire: l’ampliamento dei posti di quelle già inserite in rete, fino al raggiungimento di 2.913 posti letto, 552 dei quali dedicati alla terapia intensiva e sub-intensiva. (Leggi qui Covid, troppi positivi: lo Spaziani torna in trincea).

Il coprifuoco per evitare il lockdown

Controlli dei carabinieri in periodo di Covid-19 Foto © Imagoeconomica

C’è poi il capitolo dedicato al coprifuoco. Scatterà dalla notte tra venerdì 23 ottobre e sabato 24 ottobre: vietati gli spostamenti in orario notturno sul territorio della Regione, dalle ore 24 alle ore 5 del giorno successivo, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze. Tanto per fare un esempio: possono muoversi i i lavoratori nel tragitto casa / lavoro e viceversa; può circolare chi ha motivi di necessità o d’urgenza; chi ha motivi di salute. Ma, oltre questo, niente altro più.

La ragione del provvedimento è chiara: un mini lockdown per provare ad evitare quello totale. Già così gli ospedali cominciano a non farcela. C’è bisogno di effettuare quello che in termini informatici si chiama “reset”.

La scuola

Scuola ai tempi del Covid-19. Foto © Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Per quanto concerne la scuola, a partire da lunedì 26 ottobre, potenziamento della didattica digitale integrata nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado e nelle Università. Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado incrementeranno il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al 50 per cento degli studenti, con esclusione degli iscritti al primo anno, mentre le Università incrementeranno il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari all’75 per cento degli studenti iscritti, con esclusione delle attività formative che necessitano della presenza fisica o l’utilizzo di strumentazioni.

Significa che è accaduto esattamente ciò che si temeva. È vero che le scuole sono un posto sicuro: i ragazzi stanno con la mascherina o comunque ad un metro di distanza, le occasioni di contagio sono ridotte all’osso. Le statistiche confermano che le scuole sono un dei posti più sicuri.

E allora? Il problema sta nel modo in cui far arrivare a scuola i ragazzi e gli insegnanti: il provvedimento che ha consentito di stipare come prima gli autobus ed i treni locali è stata una follia. Perché è lì che non si rispettano le distanze: non per inciviltà ma perché non ci sono fisicamente gli spazi, non ci sono i mezzi. E nemmeno potevano esserci.

Il Paese ha scommesso su un numero e cioè sul fatto che dopo l’estate il virus mutasse, si indebolisse, iniziasse ad andare via. Invece quel numero non è uscito e l’incubo è tornato. Non abbiamo un numero adeguato di bus, non potevamo averli, perché per una vita intera il sistema ha funzionato in altro modo. Abbiamo sperato che non fosse necessario cambiarlo dalla sera alla mattina. Invece sarà necessario farlo.

Il ruolo degli scienziati

Il professor Giovanni Rezza ed il direttore della Protezione Civile Angelo Borrelli. Foto © Sara Minelli / Imagoeconomica

Disposizioni, quelle contenute nell’ordinanza, che resteranno in vigore per un mese. Nicola Zingaretti ha affermato: “Con questo nuovo provvedimento viene rimodulata l’intera rete ospedaliera regionale ampliando e rafforzando i posti dedicati al Covid-19 seguendo l’andamento della curva epidemiologica”.

Vuol dire che la priorità sarà dettata dalle indicazioni degli scienziati e degli epidemiologici, ma vuol dire anche che il potenziamento dei posti Covid nelle strutture ospedaliere è imprescindibile. E dovrà essere rapido. Vuol dire: agire in fretta, agire subito, esattamente come il Lazio fece durante la prima ondata quando in poche settimane creò dal nulla 5 Covid Hospital specializzati nell’ondata di pazienti colpiti dal coronavirus e dalle sue conseguenze.

Ci appoggiamo al lavoro fatto

Coronavirus medico con mascherina Foto © Imagoeconomica / Vince Paolo Gerace

Ha detto Zingaretti: “In questi mesi il nostro lavoro è stato costante, non ci siamo mai fermati e grazie alla collaborazione di tutti nel Lazio solo ad ottobre sono stati effettuati 300mila tamponi, oltre 15mila in media al  giorno e siamo la prima regione in Italia per numero di casi testati in proporzione alla popolazione. Continuiamo a monitorare costantemente la situazione e stiamo lavorando a implementare e incrementare l’azione di screening, per questo stiamo avviando una manifestazione di interesse per individuare strutture private in grado di eseguire almeno 5mila tamponi al giorno”.

È un riconoscimento esplicito al lavoro dell’assessore alla sanità Alessio D’Amato. Ma anche alle strutture che governano la Sanità nel Lazio: dai dirigenti fino ai manager delle Asl ai singoli primari e via via fino all’ultimo usciere. Perché se oggi non siamo ancora nel caos che ha già costretto altre regioni a preparare la bandiera bianca, lo si deve a quel costante lavoro di pianificazione e scelte, realizzato con sacrificio e dedizione nei mesi scorsi.

È evidente che Roma rimane osservata speciale. Ma non solo. Perché anche nelle province di Frosinone, Latina e Viterbo i nuovi casi stanno schizzando alle stelle, giorno dopo giorno. Il virus circola in maniera fortissima. Nicola Zingaretti è pronto al lockdown generale se i numeri lo richiederanno. Al presidente della Regione, a differenza del premier Conte, non trema la mano. C’è anche questo messaggio politico nella stesura dell’ordinanza.

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