Il virus qui non passa: a Frosinone meno morti degli anni precedenti il Covid-19

Foto: © Sara Minelli / Imagoeconomica

Malgrado la pandemia il capoluogo ciociaro, unico in Italia, ha 5 morti in meno rispetto ai dati incamerati negli anni scorsi. L'analisi del Sisgm.

L’epicentro è stato Bergamo con la sua provincia. Ma nemmeno a Cremona la morte ha scherzato. Ha falciato anche a Milano. Preferito le Case di Riposo e le strutture nelle quali stavano riuniti i più deboli. Colpendo con sempre meno vigore a mano a mano che si scendeva. Al punto che in tutto il periodo della pandemia Covid-19 Frosinone registra 5 morti in meno di quelli avuti, nello stesso periodo, durante gli anni precedenti. Lo dicono i numeri del Sisgm, il Sistema di sorveglianza nazionale della mortalità giornaliera messo a punto ormai da alcuni anni dal Ministero della Salute. Quei numeri dicono che nel periodo 2 marzo – 9 aprile Frosinone ha avuto un calo della mortalità.

Come è stato possibile? Semplice e complesso al tempo stesso: meno incidenza del virus, meno incidenti stradali grazie al lockdown che ha paralizzato il Paese e soprattutto meno freddo invernale. Il che ha evitato che anche le influenze stagionali avessero gioco facile sulle fasce più a rischio della popolazione.

Il paradosso del capoluogo

Frosinone panorama Foto: © Nando Potenti

Frosinone è stata l’eccezione unica su 18 città censite.

Ci sono alcuni fattori che hanno influito però su quel dato. Innanzitutto il range temporale: l’arco cronologico di riferimento va dal 2 marzo e il 9 aprile, cioè si è tenuto conto del periodo in cui la pandemia ha iniziato la sua fase di discesa per numero di contagi.

Poi si deve tenere conto dei parametri utilizzati dal Sisgm. La mortalità generale che il sistema analizza viene studiata dal 2004 su 33 città italiane, con campionature spesso rilevate su numeri inferiori ma distribuiti. I parametri? Uno originario, legato all’incidenza delle ondate di calore sulla popolazione. Ed uno successivo, che tiene cioè conto degli eventi classificati come ‘estremi’ ma occasionali, quali terremoti, alluvioni, ondate influenzali e così via.

Diciotto città campionate

L’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone Foto: Archivio Zeppieri

Su Covid – 19 il campione è stato ristretto a 18 città che sono ‘specchio’ della frammentaria mappa del contagio italiano.

Si è seguito perciò l’asse nord-sud: Aosta, Bolzano, Trento, Torino, Milano, Brescia, Verona, Venezia, Bologna, Genova, Perugia, Civitavecchia, Roma, Frosinone, Bari, Potenza, Messina, Palermo.

Come si arriva a censire la mortalità? Incrociando i dati delle denunce per avvenuto decesso che arrivano dai Comuni entro 72 ore dal decesso stesso.

Piccolo inciso: essendo Frosinone sede di un nosocomio a riferimento provinciale spesso quegli stessi dati, già ‘virtuosi’, virano ancora di più al positivo. Come mai? Perché non tutti i decessi avvenuti nell’ospedale di Frosinone hanno riguardato cittadini residenti a Frosinone. Non bisogna dimenticare che la statistica è concentrata sulla città di Frosinone, non sulla provincia.

C’è poi un coefficiente, che è quello della mortalità attesa secondo previsioni, modelli e studi statistici, che viene incrociato con i dati sulla mortalità empirica. Covid aveva in questo senso sparigliato le carte, spezzando una linea di continuità che vedeva quei dati più o meno in predizione statistica certa.

In 37 giorni 28 morti

Foto © Imagoeconomica / Carlo Lannutti

L’unica variante extra virus era rappresentata dalle condizioni climatiche estreme, ma da tempo quelle sono inseribili in un andamento dei numeri abbastanza verosimile. Invece il virus, quello, proprio no, era davvero inatteso. Ad ogni modo Frosinone è davvero la carta che spariglia il mazzo. Su un range di 37 giorni ci sono stati 28 decessi, mentre se ne attendevano 33, con 5 morti in meno del ‘previsto’ e un dato che spicca ancor di più perché è cittadino e non territoriale.

Nella classifica stilata dal Sisgm ci sono dati ed incrementi importanti: dai 391 decessi di Brescia, ad Aosta con 142 decessi e 54 morti in più, fino a Milano che ha 1.369 decessi in più.

Contando il gap temporale fra i contagi al centro nord e quelli del centro sud, i decessi soprattutto delle persone anziane vanno dal + 6% di Civitavecchia al + 6% di Roma fino al + 43% di Bari. Cifre che danno il segno dell’impennata ma che restano contenutissime rispetto alla bussola.

Tuttavia sono pur sempre evidenti ed apparecchiano il campo, in un paradosso che colpisce, per la sorpresa di Frosinone.

Insomma un aumento della mortalità c’è stato, ha colpito soprattutto le popolazioni anziane su un periodo censito di 37 giorni ed ha creato l’impatto maggiorato, in quanto a decessi, che Covid -19 ha avuto sulla popolazione italiana. C’era una mortalità media, c’è poi una mortalità attesa e c’è una mortalità definita dai numeri, aridi ma sinceri.

Tutti concordi

Fabrizio Cristofari, presidente dell’Ordine dei Medici di Frosinone

Lo spiega bene la coordinatrice del Sismg, l’epidemiologa Paola Michelozzi, studiando le famose anomalie italiane fra dicembre e gennaio: «Questo fenomeno può avere aumentato l’impatto dell’epidemia di Covid-19 . Esso può essere una delle spiegazioni dell’alta mortalità che abbiamo osservato nel nostro Paese».

E di quelle ‘anomalie’ avevano parlato anche Fabrizio Cristofari, presidente dell’Ordine dei Medici di Frosinone e Caterina Pizzutelli, segretario provinciale Finmg, dei medici di base ciociari. Il sunto era: già a fine gennaio c’erano state polmoniti atipiche e resistenti alle terapie antibiotiche convenzionali. (leggi qui «Il Covid-19 era in Ciociaria già a dicembre»: i medici di famiglia ne sono certi)

In pratica, il virus era già a spasso negli interstizi polmonari dei ciociari probabilmente fin da fine ottobre. (leggi qui Covid, Cristofari traccia la rotta su eparina e fase due).

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright