Scintille sui test, D’Amato asfalta Parisi. E la Lombardia

Foto © Imagoeconomica / Carlo Lannutti

L’esponente dell’opposizione attaccala giunta Zingaretti sui tamponi, l’assessore regionale risponde a valanga: «Il Lazio primeggia, dispiace per le difficoltà del modello lombardo»

Lo scontro è stato durissimo, senza peli sulla lingua da entrambe le parti. Con l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato che ha lanciato una stoccata politica senza precedenti. Non soltanto all’interlocutore, Stefano Parisi, ma anche ad un altro tipo di sistema e di schieramento politico. Quello del centrodestra a traino leghista che governa la Lombardia.

Tutto è nato dalla presa di posizione di D’Amato sul fatto che i test sierologici non potranno trasformarsi in un business e che è immorale chiedere così tanti soldi ai cittadini, come stanno facendo alcuni laboratori privati. Aggiungendo che l’intera materia, nel suo territorio, sarà regolata e gestita dalla Regione Lazio . (leggi qui Covid-19, la frenata prosegue. Ma spunta un nuovo cluster).

L’affondo di Parisi

Stefano Parisi

Stefano Parisi, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio contro Nicola Zingaretti nel 2018 ma in precedenza anche candidato sindaco al Comune di Milano, non ha gradito.

Ha detto: «La cosa veramente immorale è che nel Lazio i tamponi non vengano fatti ai medici, agli infermieri, ai malati con sintomi da Covid-19 e alle persone a rischio contagio perché in contatto con altre risultate positive. Una persona con i sintomi del Coronavirus che deve aspettare un mese per avere un tampone, cosa deve fare se non rivolgersi ai laboratori privati per essere supportata? La cosa assurda che si sta verificando nel Lazio è che ci vuole un mese per avere un tampone anche se si è positivi».

Poi Parisi ha pure aggiunto: «La terapia dell’idrossiclorochina viene somministrata solo a chi risulta positivo al tampone, cosicché chi ha sintomi e non può fare il tampone, non può curarsi con gli antinfiammatori, e ha maggiori probabilità di avere problemi polmonari gravi per i quali è necessario il ricovero».

Infine, l’affondo politico. «La Giunta Zingaretti sta affrontando questa emergenza senza avere una strategia per circoscrivere il contagio. Si è solo concentrata sull’apertura di posti di terapia intensiva, invece di testare i postivi, geolocalizzarli, proteggere le persone a rischio e dare l’opportunità ai medici di famiglia di curare i pazienti a casa. Di questo passo è impossibile pensare che il 3 maggio si possa aprire qualunque attività economica».

D’Amato non si sottrae

Coronavirus, Medico con provetta © Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Alessio D’Amato non è uno che si sottrae. E infatti ha replicato a valanga. Dicendo: «Capisco che di fronte alla grande difficoltà, e me ne dispiace, del modello lombardo, il consigliere Parisi reagisca in questa maniera. Ma ad uno attento ai numeri come è lui non possono sfuggire alcune considerazioni: la prima il Lazio è tra le prime regioni italiane nel rapporto tra il numero dei tamponi e i casi positivi, ad oggi abbiamo superato i 74mila tamponi con il 40% effettuato al personale sanitario».

Ha proseguito: «Più di 9 tamponi su 10 sono negativi. Abbiamo ampliato il numero dei laboratori, gli unici validati dallo Spallanzani, a 18 unità. Abbiamo un tasso di letalità che è la metà della media nazionale e tre volte meno della Lombardia. Ad oggi non c’è nessun laboratorio privato validato dallo Spallanzani che può eseguire test molecolari garantendo affidabilità e sicurezza».

Ribadendo: «I test sierologici non sono e non possono essere un business da parte di privati, ma assumono valore solo se inseriti in analisi di sieroprevalenza o in indagini di sorveglianza di popolazione selezionati nell’ambito di specifici programmi. Quali sono quelli che si intendono attivare nel Lazio su tutto il personale sanitario e sulle forze dell’ordine, che vanno ripetuti in un arco temporale definito e lì dove necessario con verifica del test molecolare».

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