La decrescita infelice di Frosinone (di C. Trento)

I numeri della Qualità della Vita non fanno che confermare ciò che è già sotto gli occhi di tutti. Ma a colpire è questa decrescita infelice di fronte alla quale ben poco si muove

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Ci si abitua anche al peggio. Ogni anno di questi tempi le classifiche sulla qualità della vita certificano quello che sperimentiamo ogni giorno: in Ciociaria si vive male.

Lo studio di Italia Oggi-Università La Sapienza di Roma dice che in un anno non è cambiato nulla: al posto numero 83 eravamo e lì siamo rimasti.

I parametri che fanno più rumore sono quelli dell’Ambiente, a cominciare dalle polveri sottili, e dell’economia, con la disoccupazione che ormai rappresenta una vera e propria piaga per questo territorio.

Ma scorrendo nel dettaglio le varie “tappe”, si scopre che la dimensione del fallimento è data pure da altre voci. Come il Tempo Libero e la Cultura: una posizione in meno per le sale cinematografiche, crollo verticale per associazioni ricreative, artistiche e culturali in rapporto ai residenti.

Male pure per l’offerta delle palestre, degli agriturismo, delle librerie e della ristorazione. Meglio invece per bar e caffetterie. Da incubo il dato sull’importo medio dei protesti: siamo all’ultimo posto in Italia.

Ma ci sono altri due fattori che balzano all’occhio: la Ciociaria perde venti posizioni per i morti di tumore e quindici per i suicidi. Insomma, il tenore di vita peggiora in tutte le sue dimensioni.

Viviamo in una provincia inquinata, dove si muore di più per tumore. Gli investimenti non ci sono, il lavoro è una chimera, il disagio sociale e la povertà dilagano. La conseguenza non può che essere che nessuno “scommette” sul nostro territorio.

Se i residenti non aumentano, come si fa a rimettere in moto il circuito dei consumi e degli insediamenti produttivi?

L’aumento dei suicidi sottolinea anche quel male di vivere che per Montale era anche «la statua nella sonnolenza del meriggio».

In effetti la Ciociaria appare pure in questo modo: immobile come una statua, sonnolenta ai limiti della rassegnazione. Non ci si diverte neppure più da queste parti. I numeri del tempo libero sono indicativi.

Ma non c’è solo il fallimento “pubblico” della politica e delle classi dirigenti. C’è anche quello “privato”, che si sostanzia nell’assenza di iniziativa e di reazione. Perfino di ribellione civica.

Maggioranze divise e litigiose. Opposizioni di più

Venendo ai fatti della politica, c’è un minimo comun denominatore che lega le vicende nazionali, regionali, provinciali e comunali. Davanti a maggioranze lacerate e incerottate, le opposizioni non si vedono.

Nel governo gialloverde di Lega e Cinque Stelle si notano le prime crepe (vistose). Indipendentemente dalle bocciature europee e dallo spread.

Ma c’è un’alternativa di governo? No. Il Pd continua nei sofismi dialettici sul nulla, spaccandosi su ogni tema. E si prepara ad una stagione congressuale estenuante e bizantina, mentre il Paese avrebbe bisogno di idee, operatività e senso di responsabilità vero.

Non regge neppure più l’alibi che è tutta colpa di Matteo Renzi.

Alla Regione Lazio, dopo più di otto mesi nei quali non sono “pervenute”, le opposizioni di centrodestra si sono svegliate presentando una mozione di sfiducia contro Zingaretti, impegnato nella corsa alla segreteria nazionale del Pd.

L’obiettivo è quello di stanare i Cinque Stelle. Ma attenzione: se la mozione di sfiducia viene respinta, le opposizioni saranno ancora più deboli.

Con questi avversari non c’è bisogno neppure degli alleati

Passiamo ai Comuni. A Frosinone Nicola Ottaviani sta facendo il bello e cattivo tempo anche con diversi problemi in maggioranza. Opposizioni “senza voto”in diciotto mesi. A Ceccano Roberto Caligiore attraversa un momento complesso e delicato. Ma chi sarebbe oggi il candidato sindaco di quel che resta del centrosinistra? Vale la pena di ragionare su questo.

Ad Alatri chi fa opposizione a Giuseppe Morini? A Cassino la crisi del centrodestra è irreversibile. Le minoranze finora hanno fatto molta opposizione dialettica e poca strategica. Ora stanno pensando ad una mozione di sfiducia. Ma anche qui la domanda è: ci sarebbe un candidato sindaco unitario del Pd?

Sul centrosinistra neppure ci avventuriamo più. Perfino alla Provincia l’opposizione non si vede. Anzi, in gran parte ha votato per il presidente Antonio Pompeo, confermato a valanga anche dai “franchi tiratori”.

La mancanza di opposizione è un limite trasversale, che riguarda tanto il centrodestra quanto il centrosinistra. Per non parlare del Movimento Cinque Stelle. In questo territorio, come emerso dal voto alle provinciali, non esprime neppure un sindaco. E in 91 Comuni conta appena 6 consiglieri. Si può ragionevolmente pensare di rappresentare un’alternativa a livello locale con questi numeri? La risposta è no.

Perfino la Lega in Ciociaria non decolla. Francesco Zicchieri, deputato e coordinatore regionale, deve porsi il problema della classe dirigente locale sul territorio, di chi lo rappresenta. E in fretta. Altrimenti gli unici temi che verranno toccati saranno quelli dei mancati inviti all’apertura del Parco Matusa a Frosinone. Con dei botta e risposta interni al Carroccio, che, se dovessero arrivare all’attenzione di Matteo Salvini, provocherebbero una sfilza di punti interrogativi ed esclamativi per nulla positivi.

D’Alessandro come il Candido di Voltaire

Dimissioni presentate sull’onda lunga emotiva dell’ennesimo scontro in maggioranza. Poi ritirate alla velocità della luce, mostrando una visione ottimistica, quasi filosofica. Però, alla prima prova concreta e vera, la seduta del consiglio comunale, tutto da copione: niente numero legale e seconda convocazione (dove basta un terzo dei consiglieri) per continuare a tirare a campare.

Il sindaco di Cassino Carlo Maria D’Alessandro sembra il Candido di Voltaire, quel personaggio che di fronte a tutte le situazioni critiche che gli capitavano, si faceva forza cercando di autoconvincersi di “vivere nel migliore dei mondi possibili”.

A Cassino il centrodestra non c’è più da tempo e questa situazione ha logorato la coalizione perfino sul piano provinciale. Nel silenzio dei big.

D’Alessandro sa che la mozione di sfiducia potrebbe essere presentata e approvata. Non era meglio non tornare indietro dalle dimissioni?

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