Correnti del Pd, lotta continua in Ciociaria

Con l’elezione di Enrico Letta alla segreteria nazionale non cambierà nulla in provincia: Antonio Pompeo continua a lamentare una gestione collegiale del partito che Francesco De Angelis non concederà mai. La storia di un partito mai nato.

Da una parte Francesco De Angelis, leader di Pensare Democratico, che  lancia la sfida alla Lega sul territorio. Dall’altra Antonio Pompeo, rappresentante di Base Riformista, che auspica un Pd nuovo anche in provincia di Frosinone. Entrambe le correnti prendono come punto di riferimento il discorso di Enrico Letta, nuovo segretario del Pd. (Leggi qui Pompeo rilancia: «Un Pd nuovo anche in provincia»).

La conclusione è che in Ciociaria le posizioni nel Partito Democratico non soltanto restano lontane, ma probabilmente inconciliabili.

I limiti delle correnti

Francesco Scalia e Francesco De Angelis

Le dimissioni di Nicola Zingaretti hanno messo a nudo i limiti di un Partito che non è mai davvero nato. Un Partito che in provincia di Frosinone è stato fortissimo ai tempi dei due Francesco (De Angelis e Scalia), che oggi “regge” ma su posizioni di conservazione dell’esistente. La condivisione e la consapevolezza di fare parte della stessa squadra però non ci sono.

Anche ai cosiddetti tempi d’oro di Francesco De Angelis e Francesco Scalia il Pd era diviso su tutto. Ricordiamo le votazioni per la presidenza della Saf: il dominio di Scalia con l’era di Cesare Fardelli, poi quello di De Angelis con Mauro Vicano prima e Lucio Migliorelli dopo.

Stesso discorso per la presidenza dell’Asi: il “blitz” di Scalia con Arnaldo Zeppieri presidente, poi la controffensiva di De Angelis: la soluzione Giovanni Proia e poi lui stesso alla guida. Ed entrambi, Scalia e De Angelis, che scalavano ogni tipo di posizione: consigliere regionale, assessore regionale, parlamentare europeo, senatore della Repubblica.

Dietro non c’è mai stato un Partito unito.

Replica impossibile

LUCA FANTINI

Oggi quella situazione non si può replicare, ma comunque il Pd mantiene fette di potere e di rappresentanza non indifferenti: la presidenza dell’Asi e del nuovo Consorzio industriale regionale unico (De Angelis), la presidenza del consiglio regionale (Buschini), il ruolo di consigliere regionale (Battisti), la presidenza della Provincia e dell’Upi Lazio (Pompeo), la presidenza del Cosilam (Delle Cese), la presidenza della Saf (Migliorelli). Poi tanti sindaci, assessori e consiglieri comunali. Ma il partito continua a non esserci, nel senso dell’unità di intenti. E di visione.

Da anni Antonio Pompeo lamenta la mancata gestione collegiale. Lo fa perché molti congressi hanno avuto un’impostazione falsamente unitaria. Cioè solo di facciata. In realtà ha sempre vinto De Angelis nei congressi. E non intende rinunciare alla vittoria e alla gestione del Pd. Il quadro è esattamente questo. Antonio Pompeo non gli farà cambiare idea.

A livello nazionale e regionale nessuno è mai intervenuto, perché nel Dna del Pd c’è la divisione tra le correnti. Non cambierà nulla. Neppure con Enrico Letta segretario.

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