Correnti e spifferi: il Pd prova a voltare pagina (di C. Trento)

Francesco De Angelis: «Faccio sul serio». Simone Costanzo: «Il partito va riequilibrato subito».Il leader di Pensare Democratico: «Non si torna indietro, non lavorerò al congresso». L’ex segretario: «Tira una brutta aria politica per noi, abbandoniamo sofismi e manuali»

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

«Faccio sul serio, non torno indietro. E non si torna indietro»: Francesco De Angelis, leader di Pensare Democratico, ribadisce il suo pensiero. Dopo la “strambata” di qualche giorno fa, quando alla riunione della propria componente aveva annunciato: «Nessun candidato e neppure una lista al prossimo congresso». Aggiungendo: «Siamo diventati un comitato elettorale, così non va bene: o si cambia o si muore». (leggi qui Democrat, i big muovono le torri: ma c’è la tregua).

Spiega ora De Angelis: «Il punto più importante è uno: va superato lo schema delle correnti che sta soffocando il dibattito interno al Partito Democratico. Su questo punto sono sintonizzato sulla medesima lunghezza d’onda del segretario nazionale Nicola Zingaretti. Ho detto, e ribadisco, che del congresso provinciale non parlo più. E aggiungo che non lavorerò al congresso. Tocca agli organismi dirigenti del partito, tocca agli aspiranti candidati alla segreteria aprire il confronto e mettersi in gioco».

Francesco De Angelis

«Non è solo che il sottoscritto non presenta candidati e lista. L’intera componente di Pensare Democratico non presenta né il candidato alla segreteria né la lista».

Una precisazione importante quella di De Angelis, che in questo modo vuole far capire che non ci sarà alcuno tipo di “soccorso”. Ma chi vuole mettersi in gioco dovrà farlo fino in fondo e da solo. In mare aperto». 

Aggiunge poi Francesco De Angelis: «Il Pd deve pensare, anche e soprattutto sui territori, a ricostruire alleanze solide e robuste. Perché l’obiettivo è quello di battere la Destra sovranista e populista. Possiamo e dobbiamo farlo in un solo modo: mettendo in campo una proposta politica che guardi al Paese. Su questi punti naturalmente sono pronto a dare il mio contributo. Ma sul congresso provinciale spetta agli organismi dirigenti costruire una piattaforma forte, autorevole e sganciata dalle correnti».

Insomma, Francesco De Angelis conferma l’intenzione di “volare alto”. L’obiettivo è quello di rappresentare un punto di riferimento per tutti nel partito. E lo fa capire in modo chiaro. Non a caso alla riunione della componente Pensare Democratico aveva affermato: «Adesso tocca a voi navigare in mare aperto, anche perché da domani non ci saranno più riunioni di Pensare Democratico dedicate al congresso. La strada che ho tracciato è nuova e rischiosa, ma non ci sono alternative se vogliamo innovare. Il mio lavoro sul congresso finisce qui, adesso tocca a voi, fuori dal regime delle correnti, spostare la discussione e il confronto congressuale sulle idee e sui contenuti. Sarà questo confronto a far maturare la migliore risposta e il miglior candidato del Pd per questo congresso. Facciamolo insieme per cambiare il Pd, facciamolo insieme per cambiare la politica». 

Da questa impostazione non si torna indietro. Il riferimento di Francesco De Angelis è soprattutto questo. E il discorso vale specialmente per Pensare Democratico. Nel senso che il congresso provinciale rappresenterà una prova del nove per chi vorrà scalare il Partito.

Domenico Alfieri

A proposito di congresso, il se gretario provinciale Domenico Alfieri ha detto a Ciociaria Oggi che a suo giudizio andrebbe convocato dopo il risultato delle regionali dell’Emilia Romagna. E alla domanda se sta pensando all’opzione di ricandidarsi, Alfieri ha risposto: «Ci sto pensando seriamente. Valuterò tutti gli elementi con attenzione e poi deciderò se stare in campo o meno. Però sì, mi piacerebbe». (leggi qui Congresso del Pd Alfieri non molla E rilancia la sfida).

Ma cosa pensa dell’intera situazione Simone Costanzo, a lungo segretario provinciale del Partito Democratico? Spiega Costanzo: «Anche a mio giudizio il congresso andrebbe convocato dopo il risultato delle regionali dell’Emilia Romagna. Si tratta di un appuntamento troppo importante. Per il resto, ho letto e apprezzato la presa di posizione di Francesco De Angelis. Al tempo stesso, però, devo sottolineare che sono almeno dieci anni che parliamo della necessità di superare le correnti. Ma constato che questo non è mai successo e che alla fine le logiche delle correnti si sono rivelate decisive. Lo dico anche con riferimento ai congressi che hanno visto la mia elezione a segretario».

Quindi Simone Costanzo aggiunge: «Francamente ritengo che le priorità del Partito siano altre. Intanto sul piano degli equilibri interni. Gli eletti alle cariche maggiori sono tutti del nord della provincia. Il sud non è rappresentato e questo non va bene. Inoltre, sempre le maggiori cariche sono ricoperte da esponenti di una sola componente, Pensare Democratico appunto. Mi sembra chiaro che questo debba essere un punto importante nel confronto interno».

Simone Costanzo e Francesco De Angelis

«Aggiungo poi che bisogna ricostruire una rete di alleanze politiche. Il centrosinistra non esiste più, non possiamo fare finta che non sia così. Bisogna ripartire dai programmi e dal confronto. Quindi dobbiamo guardarci in faccia e dirci che l’aria che tira è brutta sul piano politico. Nel senso che la Destra vince quasi ovunque e vola nei son daggi. Ed è una Destra diversa da quella di qualche anno fa. È una Destra nella quale il pacchetto di maggioranza lo detengono la Lega e Fratelli d’Italia, forze politiche che hanno un’impostazione sovranista».

«Noi dobbiamo metterci in testa che per cercare di recuperare terreno c’è un solo modo: tornare ad avere un contatto con le persone e con il territoio. È per questo motivo che alle amministrative vinciamo. Dobbiamo portare questo schema anche sul piano politico. Del voto di opinione insomma. Ma è evidente a tutti che non possiamo né continuare ad alimentare sofismi che non servono a nulla né a ragionare nell’ottica e con gli schemi delle correnti. Perché quel modello lì non funziona più. Ripeto: sono almeno dieci anni che lo ripetiamo. Ma alla fine non siamo mai riusciti a superare questa logica. Però non è mai troppo tardi».