Ecco cosa c’è dietro al voto dei sindaci per Acea

Ha votato si. Insieme ad una ristretta pattuglia di sindaci ha detto che l’allarme lanciato dai tecnici e dagli avvocati andava ascoltato. E che proseguire la battaglia contro Acea rischia di portare solo al raddoppio delle bollette dei cittadini. Perché non ci sono più le condizioni registrate a febbraio quando vennero contestate al gestore una lunga serie di inadempienze. Il sindaco di Fontana Liri Gianpio Sarracco non si nasconde dietro ad un dito. E rivendica la sua scelta e quella fatta dai colleghi che hanno votato si.

 

Alessioporcu.it – Sindaco, per la terza volta di fila ha vinto l’ala dei sindaci di centrodestra: dovete rivedere le vostre posizioni su Acea?
Gianpio Sarracco – No. Anzi, restiamo fermamente convinti del nostro voto. Ritengo che le scelte fatte nell’ultima assemblea dei sindaci ricalcano quelle della precedente: si è scelta la strada più rischiosa e si è evitata quella più logica. Il sindaco di Patrica Lucio Fiordalisio l’ha definita un “meraviglioso orizzonte oscuro”, io vado oltre: “un vero e proprio salto nel buio”. Speriamo che Acea non accenda la luce.

 

Perché i suoi colleghi hanno fatto quella scelta se è davvero così rischiosa come lei sostiene?
Lo hanno fatto perché è stata scelta la strada più facile elettoralmente, ovvero quella di colpevolizzare Acea senza supporti tecnici e dati reali e soprattutto lasciar credere che sia solo colpa di Acea.

 

Perché dice che non è colpa solo di Acea?
Non lo dico io: lo dice la logica. La logica era quella sostenuta da una relazione della Sto e da due pareri dell’avvocato Farnatani che esortava i sindaci a porre fine al procedimento di risoluzione avviato a febbraio, ma riteneva doveroso trattare con il gestore un piano di rientro del debito. A questo potevano aggiungersi anche ulteriori miglioramenti nella carta dei servizi al fine di tutelare gli utenti.

 

Facciamo un esempio pratico
L’argomento è, purtroppo, molto complesso. Per semplificare con un esempio, potremmo dire che abbiamo intentato causa al nostro vicino nonostante il nostro geometra ci dicesse che non vi erano gli estremi ed il nostro avvocato dicesse che era rischioso perchè ci avventuravamo in un contenzioso difficile e, probabilmente, anche molto costoso.

 

L’avvocato Farnetani è lo stesso legale che seguì il contratto poi vinto da Acea. Qualcuno ha storto il naso per la scelta del consulente. Che oltretutto aveva sconsigliato di continuare lo scontro con Acea
Con due pareri chiari ed inequivocabili, anche se ho sentito sostenere il contrario. L’italiano è una lingua che può essere anche interpretata, ma difficilmente fraintesa: Farnetani nelle sue conclusioni ha scritto testualmente che l’inadempimento attualmente imputabile al gestore è decisamente ridimensionato rispetto a quello contestato nel febbraio 2016, talché sarebbe rischioso – con la certezza di un complesso contenzioso – sostenere che sussistano ancora oggi i presupposti per la risoluzione del contratto.

 

A quali rischi vanno incontro i Comuni ed i cittadini, a questo punto?
Il rischio più alto, intanto, è che si è scelto di stoppare una delibera che aveva non solo il parere tecnico ma anche un doppio parere legale. In sede di giudizio Acea potrebbe avere vita facile già su questo aspetto. Senza contare tutto il resto, come il non rispettare neppure il termine della legge 241/90, che imponeva di chiudere il procedimento entro il 14 ottobre. Vista la convinzione “almeno a parole” di alcuni sindaci che in assemblea hanno sostenuto la fattibilità attuale di risolvere il contratto con l’Acea, sarebbe bastato un loro emendamento per chiedere che si votasse, contestualmente, la risoluzione. Questo non è avvenuto!

 

Qui però non siamo in presenza di due posizioni diverse, siamo in presenza di due posizioni opposte: perché tutta questa distanza?
I cittadini sono quasi tutti arrabbiati con Acea e dunque i sindaci preferiscono sparare su Acea e basta, a priori. Perchè la gente è arrabbiata con Acea? Soprattutto per due questioni: i frequenti disservizi ed il caro bollette. Due questioni che mandano su tutte le furie gli utenti. E ci mancherebbe, aggiungo. Ma la domanda è: la votazione di questa assemblea migliorerà il servizio? Abbasserà le tariffe? La risposta è no ad entrambe le domande. Anzi.

 

Perché?
Sul caro bollette la gente legge l’importo e va su tutte le furie ma sappiamo bene che dietro quei costi alti ci sono ritardi ed omissioni della politica degli anni passati. Ed anche sui disservizi, il problema deriva spesso dai mancati investimenti. Fermo restando, ripeto, che il servizio è sicuramente carente e da migliorare e le bollette, purtroppo, oggi sono care e poco trasparenti.

 

Perché sostiene che non migliorerà il servizio ed i costi non diminuiranno?
Perché il no non significa che Acea torna a casa. Il problema principale rimane la mancanza totale di una controproposta. Ed anche se domani si votasse la risoluzione contrattuale, Acea resterebbe come gestore per altri due anni, in economia. Ovvero, senza investimenti: dunque il servizio peggiorerebbe nel 2017 e 2018. Inoltre Acea comunque ha diritto a dei soldi per la risoluzione contrattuale e molto probabilmente saranno anche parecchi: ecco perché le bollette non potranno scendere.

 

Eppure molti sindaci esultano per questo risultato
Mi chiedo come mai chi oggi trionfa non ha mai proposto in questi mesi la sfiducia della STO, organismo che è stato ancora una volta disconosciuto e delegittimato, e non ha presentato un piano alternativo nè proposto e votato la risoluzione contrattuale.

 

Perché è avvenuto questo?
Succede quando la politica abdica. Una situazione analoga avvenne quando era Commissario Giuseppe Patrizi che proprio recentemente ha dichiarato che con il senno di poi un’intesa sarebbe stato un bene per tutti ma non si fece perché la gente non avrebbe capito. La verità è che sulla difficile vicenda del servizio idrico non sempre si è scelta la strada migliore e che maggiormente tutelasse i cittadini, ma si è più spesso preferito andare alla guerra santa contro Acea perché è politicamente ed elettoralmente più redditizia. Tanto, alla fine, se le cose si mettono male sono i cittadini a pagare quando chi avrà cavalcato la protesta facile e creato tutto ciò magari non sarà più al timone dei comuni.

 

Come si esce da questa storia?
Il problema non è la risoluzione con Acea. Il problema non è chi gestisce, ma come garantire la buona gestione. Oggi invece se si manda via Acea, viene un nuovo gestore. O meglio, si deve indire una nuova gara europea, a cui Acea può anche partecipare, quindi non è nemmeno detto che vada via. Se si vuole veramente l’acqua pubblica, bisogna modificare la legge che prevede, oggi, che l’acqua è pubblica e la gestione è privata. Quindi intervenire in pressing sul Parlamento. Non nelle assemblee dei sindaci a fare le passerelle elettorali.

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