Cosa significa il taglio di 70 posti in Sanofi ed il silenzio sul caso

I licenziamenti annunciati da Sanofi nello stabilimento di Anagni sono il segnale di una rivoluzione. Simile a quella che sta interessando l'automotive. Ma nessuno si sta preoccupando di quanti posti di lavoro costerà. E nessuno interviene

Tutti zitti. Saltano 70 posti di lavoro e nessuno dice una sola parola. Saltano in uno degli ultimi settori strategici rimasti alla provincia di Frosinone. E tutti restano in silenzio: come se dietro quelle lettere di licenziamento non ci fossero settanta famiglie con le loro normalità, con le rate del mutuo da pagare, con il figlio all’università che ora rischia di lasciare, con la macchina che deve fare il tagliando, la cucina da cambiare…

Tutti tacciono come se i 45 tra operai ed impiegati a tempo pieno ed i 25 interinali che la Sanofi Aventis di Anagni taglierà non fossero un pezzo di quel Chimico Farmaceutico che è asse portante dell’economia ciociara da quando l’Automotive si è inceppato.

L’inizio della fine

Il segnale invece è tra i più drammatici. E tutti stanno facendo di tutto per nasconderlo, come la polvere sotto al tappeto. Esattamente come avvenuto a pochi chilometri di distanza da quell’impianto: nella Valeo di Ferentino, un tempo eccellenza assoluta dell’industria automobilistica laziale con i suoi impianti elettronici e di climatizzazione per le ammiraglie del gruppo Fiat; poco alla volta s’è svuotata, i dipendenti sono stati accompagnati con garbo verso l’uscita. Ma nessuno ha preso il loro posto, nessuna conversione ha trasformato quella struttura di primo ordine. Fine. Emblema di un comparto Automotive al tramonto. (Leggi qui: I tre elementi che mettono in ginocchio Valeo. E l’Automotive).

Sanofi Aventis non è una start up. È una delle più affermate multinazionali del farmaco ed ha sede ad Anagni dagli anni della Cassa del Mezzogiorno. Taglia perché «il mercato farmaceutico ha subito nel corso degli anni profonde trasformazioni». E per questo l’azienda ha deciso di affrontare un «percorso di profondo cambiamento al fine di garantire uno sviluppo sostenibile».

Al di là delle parole è il segnale che il comparto si avvia ad una radicale trasformazione. Che passerà attraverso la decimazione dei posti di lavoro. Perché le fabbriche farmaceutiche della provincia di Frosinone sono nella maggior parte dei casi gigantesche officine. E nulla di più. Il progetto Catalent per realizzare ad Anagni il primo, vero, grande polo di ricerca con cento posti ad altissima professionalità l’abbiamo perduto. Per colpa della burocrazia: la verità l’ha rivelata la settimana scorsa il presidente di Unindustria Angelo Camilli intervenendo ad un incontro sulla sostenibilità organizzato presso la Klopman. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 13 ottobre 2022).

Nessuno indaga sul futuro

I vecchi cinescopi Videocolor (Foto: Lostitaly.it)

Il polo industriale di Anagni ha già vissuto un’epoca di grande trasformazione. È quella che ha determinato la fine dei televisori con i cinescopi tradizionali e le immagini proiettate da un tubo catodico. È stata la più grossa catastrofe industriale per la Ciociaria: con la chiusura di Videocolor sono saltati 1400 posti diretti più l’indotto. Senza contare la figura insignificante rimediata dall’Italia al cospetto dell’India che ha fatto praticamente come ha voluto quando ha rilevato la struttura.

Cosa accadrà al Chimico Farmaceutico della provincia di Frosinone? La farmacologia sta migrando verso il monoclonale, il biotech: farmaci che non curano la malattia ma la prevengono nei soggetti predisposti e quindi a rischio.

Cosa comporterà questa rivoluzione? Che ruolo avranno le aziende sul territorio? Quali saranno le conseguenze nel breve periodo ora che il Covid è sotto controllo e non c’è più bisogno delle centinaia di assunti chiamati in fabbrica da due anni a questa parte? Soprattutto: da quanto tempo era chiara questa prospettiva? Perché se questo si sapeva da prima è altrettanto vero allora che nessuno ha pianificato una soluzione, una conversione, una trasformazione.

Ma a preoccupare non è la mancanza di risposte. È il totale silenzio di fronte a quello che sta avvenendo.

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