Così vicini e così diversi: la sfida tra i vini del Sannio e della Ciociaria (Nunc est bibendum)

Il Natale è ormai alle porte, le temperature sono rigide: nulla di meglio per approfittare di enoteche e vinerie e concentrarsi su una sana e bella degustazione di vini

Due province che sono quasi confinanti ma hanno un patrimonio vitivinicolo molto differente. Confrontare le loro eccellenze è l’occasione per scoprire le storie di quei territori attraverso i loro sapori. Paragonandoli, gustandoli, apprezzandoli… Questa settimana “Nunc Est Bibendum” vi racconta di una bella degustazione, ospitata nella nostra vineria: Officine Sannite a Telese Terme in provincia di Benevento.

Gli sfidanti

Protagonisti, due viticoltori e i loro prodotti. I produttori scelti hanno molto in comune perché si tratta di due artigiani del vino: due personalità differenti che hanno però entrambi scelto la strada dell’agricoltura biodinamica

Il produttore ciociaro lo abbiamo già conosciuto e si tratta di Marco Marrocco dell’azienda Palazzo Tronconi di Arce (leggi qui Zitore, il vino antico di Arce da gustare con acid jazz). I vini portati in degustazione sono quelli che già abbiamo descritto: Zitore e Fregellae. Ma noi li abbiamo fortemente voluti a quest’incontro perché crediamo che i vini riscoperti del Lazio (Lecinaro, Maturano, Pampanaro) debbano essere conosciuti e riconosciuti come qualità anche in altri territori. 

Il produttore Sannita è Giovanni Iannucci, un ragazzo che negli ultimi anni sta acquistando parecchio credito non solo in zona ma soprattutto fuori. A Guardia Sanframondi, suo paese di origine, lo chiamano “il Garagista” perché la sua cantina è il garage di casa sua ma spesso si sente parlar di lui come “quello che fa il vino strano” e se non lo avessi sentito con le mie orecchie stenterei a crederci. Eppure ci troviamo a parlare con una persona umile e semplice, una ragazzo che viveva in città ed è tornato nel suo paese perché ne è follemente innamorato.

Giovanni è uno di poche parole, precise e taglienti: «Secondo me io non faccio il vino strano, io faccio semplicemente il vino assecondando la natura, quello che bevete stasera è quello che ho fatto nella precedente annata, magari il prossimo anno sarà diverso, forse migliore, forse peggiore ma sicuramente diverso. Capisco perfettamente chi fa decine di migliaia di bottiglie e ha un marchio da vendere, io ho semplicemente me stesso ed il mio lavoro, vino che guarda al passato ma che non disdegna la sperimentazione».

“La Forma”

Sperimentazione vuol dire semplicemente uscire dai canoni e spostare un po’ l’asticella di alcune “istituzioni” locali come il Barbera e la Falanghina.

In degustazione Giovanni Iannucci ci ha proposto la sua Falanghina “La Forma” 2016. In zona è molto conosciuta “Campo di Mandrie” la Falanghina con la quale Iannucci si è fatto conoscere e che regolarmente consumiamo a litri qui ad Officine Sannite.

La Forma è nata dalla voglia di spingersi un po’ più in là, per dirla con le parole di Giovanni: “Qui mi sono divertito un po’!”. Ecco dunque al calice un vino giallo ambrato, frutto di una macerazione sulle bucce di ben 15 giorni. Affinamento in damigiane di vetro per circa un anno e mezzo. Un vino che però mi convince, sicuramente non facile ma che può dare grandi soddisfazioni. Secco, caldo e di buon corpo, percettibile addirittura il tannino, sapido e fresco, un vino arcigno ma abbastanza equilibrato. Giova’ se ti vuoi divertire così fallo ancora per tanti anni, te ne siamo grati!

Non facile da abbinare, almeno non con i soliti piatti con cui abbiniamo le falanghine tradizionali. Abbiamo assaggiato La Forma insieme al Fregellae per poter fare un paragone. Li abbiamo provati con due pietanze impegnative per i vini: una stracciata di bufala campana con filetti di acciughe sott’olio ed una polenta con polpettine di carne e broccoli ripassati in padella. 

“Costa delle Viole”

Questa Barbera sta diventando un must nel beneventano. È presente in molti locali anche fuori provincia ed è proprio lontano dal Sannio che molte persone hanno scoperto questo nostro vitigno autoctono grazie a “Costa delle Viole”. Un vino che noi conosciamo bene e che facciamo degustare da quasi tre anni ai nostri clienti qui ad Officine.

Tuttavia mi sorprende l’annata 2017 che non avevo ancora mai assaggiato: la Barbera del Sannio non ha nulla a che vedere con la più famosa Barbera piemontese; un tempo utilizzata per dare colore al vino è un prodotto di pronta beva, ciononostante ha un buon corpo e delle note fruttate uniche, riconoscibile anche il colore rosso rubino che spesso tende al violaceo.

Costa delle Viole” non è da meno anche se risente della diversa lavorazione rispetto ad un vino convenzionale: Come per “La Forma” questo vino non subisce chiarificazioni ne filtrazioni, fa affinamento in cemento per il 70% mentre il restante 30% in acciaio; ne risulta una maggiore sapidità e freschezza, il tannino resta delicato.

Anche in questo caso abbiamo assaggiato insieme la Barbera e il Lecinaro Zitore con due pietanze, per giocare con gli abbinamenti e provarli con due gusti differenti: involtini di melanzane alla parmigiana e soppressata di maialino nero casertano.

The winner is…

Non può esserci un vincitore: il vino è una questione di gusto, di palato, di sensibilità personali. In realtà un vincitore c’è: i clienti. Per diversi motivi: innanzitutto la loro soddisfazione, l’attenzione alle spiegazioni, l’interesse agli accostamenti vino/cibo, pronti ad intervenire e fare domande.

Tra i clienti poi c’era qualche produttore, quindi ci si è confrontati, dobbiamo dire la verità anche in maniera decisa. Esattamente quello che noi cercavamo, il confronto di idee è alla base della crescita di un territorio e non ci stancheremo mai di sottolinearlo.

La serata è poi finita a bere insieme, felici di aver unito per qualche ora due produttori che hanno una filosofia comune in territori diversi. Due territori che tuttavia devono con forza imporre e far conoscere i propri prodotti, due territori che devono avere la consapevolezza del loro valore, due territori che devono iniziare a far invidia. Si può, non è facile ma si può.

Durante la serata abbiamo ascoltato musica che fa parte della nostra selezione al locale, passiamo dal punk al folk, dal country al pop, dalla New Wave all’Hard Rock, non abbiamo barriere. Peschiamo una a caso e dunque consigliamo di bere i vini di Giovanni Iannucci e di Palazzo Tronconi con Temptation dei New Order in sottofondo.

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Recensione a cura di Marco Stanzione, sommelier di Officine Sannite