Il sottile gioco sul filo di Asi e Cosilam per la Camera di Commercio

C'è una sottile strategia che unisce il bilancio approvato l'altro giorno dal Cosilam con il Consorzio Asi di Frosinone. Entrambi portano alla partita per la Camera di Commercio unificata. Gli interrogativi sul bilancio. Perché Federlazio potrebbe dire no

Una strategia che mette insieme il consorzio industriale Asi di Frosinone, il suo fratello minore Cosilam di Cassino, la Camera di Commercio unificata Frosinone – Latina: l’equilibrio tra le associazioni che rappresentano chi lavora e produce sul territorio passa da lì. Non saranno tre partite separate. Ma sono tre partite diverse.

 

Sono diverse perché differenti sono gli equilibri di forza: nel consorzio Asi  a dare le carte è la Camera di Commercio, socio con la quota più grande degli altri; a darle è anche la Provincia, che votando o arrivando in ritardo alla votazione del prossimo presidente (in passato è accaduto) comunque è in grado di condizionare il voto. Ci sono poi grossi Comuni, come FrosinoneCeccano o Anagni con un pacchetto di azioni capace di esprimere valore al momento del voto. (leggi qui Asi, Francesco De Angelis prenota la conferma a presidente. E gli altri?)

 

Realtà diversa al Cosilam, dove c’è l’università ed il Comune di Cassino, in cui ci sono molti Comuni di piccole dimensioni. Che insieme hanno un peso non di secondo piano. Ed hanno un orientamento politico differente dal capofila Cassino. Ma con sfaccettature mutate rispetto alla scorsa tornata: il voto di Esperia, tanto per fare un esempio, sarà ancora in sintonia con gli input politici di Francesco De Angelis?

 

La battaglia per la governance della futura Camera di Commercio unificata (l’ottava in Italia per peso economico, superiore anche a tantissimi capoluoghi di regione) passa attraverso le governance dei due enti industriali.

Perché ciascuno reclama un suo spazio. Che non è ricerca del potere bensì la dimostrazione della capacità di fare politica. E di poter incidere con il punto di vista della propria associazione lì dove si prendono le decisioni pratiche per lo sviluppo del territorio.

Chi non potrà trovarlo nell’ente camerale dovrà avere soddisfazione all’Asi. O al Cosilam. Ecco perché occorreva fare in tutti i modi che il bilancio risultasse risanato. Perché possa diventare un luogo ambito dalle associazioni in base a quel gioco di assetti ed equilibri che porterà alle nuove governace. (leggi qui “Miracolo” al Cosilam: il bilancio è in pari. Ecco come hanno fatto.)

 

L’anello debole della catena rischia però di essere proprio il Cosilam. È chiaro che il risanamento sia il risultato di un corretto lavoro contabile. Ma quali saranno le nuove strategie, alla luce del nuovo bilancio? Qual è il piano pensato dal direttore generale per ristrutturare e risanare il debito attuale e non pregresso?

C’è un passaggio illuminante nella relazione del Collegio sindacale. È quello in cui il Collegio afferma che vi è stato un significativo incremento dell’indebitamento con aumento delle passività correnti sulle attività correnti e un aumento della rigidità finanziaria. Sia detto con tutto il rispetto per tutti: così ci riesce chiunque, a rimettere a posto un bilancio.

 

L’attività del Cosilam, vista nella prospettiva futura, rischia di essere fallimentare: perché priva di nuovi progetti fattivi e realizzabili a breve. Progetti efficaci, efficienti con un raggiungimento di un equilibrio economico e finanziario. capaci di evitare il ricorso all’indebitamento. E questo a prescindere dal lavoro egregio fatto dal presidente Pietro Zola: andato al di là di qualsiasi parola e fatto, oltretutto, a gratis.

 

Ma la produttività di un’impresa si misura con la capacità di remunerazione del capitale e non con il ricorso al continuo indebitamento.

Per essere chiari: se domani le banche dovessero richiedere il rientro del debito chirografario chi risponde? È stato remunerato il capitale?

 

Anche per questo Federlazio non accetterà di entrare nella governace del Cosilam ma continua a giocare la sua partita impossibile per fare parte invece del CdA Asi.

Il che rende più difficili i giochi per blindare Frosinone nella corsa verso la governance dell’ottava Camera di Commercio in Italia.

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