Costanzo: «La colpa? Andatela a cercare a Cassino»

[dfads params=’groups=105&limit=1&orderby=random&return_javascript=1′]

 

Non si fascia la testa, così come non si era esaltato qualche tempo fa quando alle Europee era stato toccato il 40%. Il segretario provinciale del Pd Simone Costanzo ha visto ogni forma di tempesta politica nel corso di questi anni al timone del Partito.

Segretario, non può negare che il Pd sia andato malissimo: ha consegnato al centrodestra sia Cassino che Sora, mentre ad Alatri i maligni dicono che è stata eletta la prima amministrazione Morilli perchè mentre il sindaco Morini veniva rieletto, nel bar vicino Antonello Iannarilli brindava a champagne
«Innanzitutto, auguri ai tre sindaci neo eletti, credo che sia un dovere istituzionale in questi casi».

Si, poi dopo gli auguri, i caffè ed i pasticcini, qual’è il dato politico?
«Non mi nascondo dietro ad un dito: il dato dei ballottaggi non è stato felice per il mio Partito, né a livello locale, né regionale, né nazionale. In molti casi c’è stata una saldatura tra la sinistra estrema, i grillini e la destra. Inoltre c’è stato un evidente affaticamento di chi era al governo».

Ad Alatri avete vinto grazie a Iannarilli che vi ha fatto votare? Il brindisi a champagne è stato plateale e lui stesso lo ha confermato.
«Per quanto riguarda Alatri registro la bella vittoria del sindaco uscente Giuseppe Morini, l’ottimo lavoro di Mauro Buschini e del segretario cittadino del Pd. Non mi risulta alcun accordo con Iannarilli o con altri. Ad Alatri avremo un gruppo consiliare di sei consiglieri ed è una bella realtà. Questi sono i fatti».

A Sora è diventata sindaco una persona che il Pd aveva scartato
«Roberto De Donatis non è uno scarto».

Non può negare che 5 anni fa non lo avete voluto candidare e vi siete spaccati sul suo nome: la conseguenza è che ora il Pd a Sora conta meno del 3 per cento e De Donatis è sindaco grazie al centrodestra.
«Facemmo un errore a non candidare Roberto De Donatis cinque anni fa. Ma le regole sono regole e vanno rispettate. Sempre. All’epoca, De Donatis non aveva la maggioranza del direttivo locale ed il candidato fu Lombardi ».

Questa è la storia. Mentre il dato politico?
«Allora ero convinto che Roberto fosse la strada migliore. Da quel momento non ha più voluto sentire parlare del Pd».

Dal suo punto di vista non gli si può dare torto: oggi lui è sindaco e voi non raggiungete il 3%
«Dobbiamo aprire una fase nuova ed il Partito a Sora va ricostruito per intero: nei prossimi giorni sentirò il Presidente Domenico Alfieri e insieme convocheremo la Direzione provinciale».

A Cassino è stata scritta la pagina più brutta nella storia del Pd provinciale: o c’è stato di peggio?
«A Cassino il centrosinistra è così da oltre 5 anni e non credo sia una situazione imputabile a me. Anzi, i primi a doverlo riunificare erano i dirigenti locali. E non ci sono riusciti. Tutte le decisioni che hanno riguardato Cassino il Pd le ha prese all’unanimità della Direzione Provinciale. Abbiamo applicato in maniera cristallina lo Statuto. Cosa altro dovevamo fare?».

Non crede di avere colpe?
«Credo che la colpa di quanto accaduto a Cassino sia da ricercare innanzitutto a livello locale. Come mai nessuno si è presentato a votare né per Petrarcone né per Mosillo quando è stata convocata l’assemblea degli iscritti per decidere chi doveva appoggiare il Pd? ».

Le rimproverano di non avere mosso un dito per unificare le parti, almeno nelle due settimane del ballottaggio
«E’ una falsità dire che non ho fatto un appello per l’unita del voto su Peppino Petrarcone. Tra primo e secondo turno ho rivolto diversi appelli: sulla stampa, sui Social e di persona; ho partecipato a diversi comizi a sostegno di Petrarcone, tra cui quello della chiusura. Ho fatto tutto quello che era in mio potere per catalizzare quanto piu consenso possibile intorno alla figura del sindaco uscente».

Non si rimprovera nemmeno di non essere riuscito a mettere insieme Petrarcone e Mosillo al ballottaggio?
«La situazione è così da quasi dieci anni: è impossibile risolverla in pochi mesi. La realtà di Cassino è ascrivibile a Cassino, la Segreteria c’entra nulla».

Il presidente del Partito, Domenico Alfieri chiede l’azzeramento della Segreteria
«E sbaglia a chiederlo. La Segreteria si è insediata da poco, sta lavorando bene, sta mettendo in campo iniziative. Alfieri lo sa come stanno i fatti su Cassino: insieme abbiamo fatto un verbale,sa bene che non abbiamo concesso il simbolo del Pd a Cassino perchè non c’erano le condizioni».

Il senatore Scalia ed il presidente della Provincia Pompeo sono stati vittime di un’aggresisone verbale
«Avevo consigliato a tutti di fare una campagna sobria, con spirito costruttivo tra le due parti del Pd. Invece è stata una campagna velenosissima».

L’errore è stato il tono della campagna?
«L’errore è stato anche politico. In politica è impossibile sommare due candidati a sindaco: ci sono sensibilità opposte e difficilmente conciliabili. Non dimentichiamo che Fardelli fino a pochi giorni prima di ritirare la candidatura aveva detto ogni male possibile contro questa amministrazione. E la stessa cosa mi sembra che abbia fatto Gabriele Picano. Sono cose che poi non vengono digerite facilmente dall’elettore».

Ha fatto bene Francesco Mosillo, iscritto al Pd, a negare il suo appoggio ad un governo uscente di centrosinistra, consegnando di fatto la città al centrodestra?
«Avrei preferito che avessero fatto l’accordo e che avessimo vinto le elezioni. Poi se localmente, malgrado le buone parole dette dagli organi provinciali non riescono a trovare punti di convergenza, è una questione tutta locale».

Come se ne esce?
Come non mi sono esaltato per il 40% alle Europee non mi abbatto adesso. Bisogna analizzare serenamente seriamente il voto, devono iniziare a farlo gli organismi nazionali e poi a cascata quelli locali fino ad ogni circolo. E già da domani impegnarci tutti per spiegare le ragioni del Si al referendum di ottobre».

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright