Covid-19 e industria, i dolori ed i progetti di Turriziani (di C. Trento)

Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

L’analisi. Come cambia la produzione in Ciociaria ai tempi del Coronavirus. Intanto a Roma frenata sulla mobilità in deroga per le aree di crisi

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

«Il bilancio è assolutamente preoccupante, ma non ci sono alternative. Bisogna insistere con le misure di prevenzione adottate». È quanto afferma Giovanni Turriziani, presidente di Unindustria Frosinone.

Dal 23 marzo, come ha sottolineato il Centro Studi di Confindustria, “è stata decisa la chiusura del 57% delle attività industriali (48% della produzione), mentre il restante 43% di imprese ha continuato a lavorare a un ritmo molto ridotto, con poche eccezioni (alimentari e farmaceutico)”.

Aggiunge il Centro Studi dell’associazione di categoria: “La produzione industriale nel primo trimestre 2020 è attesa per diminuire del 5,4%, il calo maggiore da undici anni. Il che rileva una diminuzione della produzione industriale del 16,6% in marzo su febbraio, quando è arretrata del 2,6% su gennaio 2019. Quello di marzo è il più ampio calo mensile da quando sono disponibili le serie storiche di produzione industriale (1960) e porterebbe i livelli su quelli di marzo 1978″.

La ripresa? Dopo la normalizzazione

Giovanni Turriziani, Presidente Unindustria Frosinone

Spiega Turriziani: “Le misure di prevenzione stanno facendo scendere i casi di contagio e questo è importante. Fin quando la situazione non sarà normalizzata bisognerà attendere. Poi vedremo quali filiere della zona potranno riprendere subito e quali dopo. Aspettando anche di capire quali saranno gli ulteriori provvedimenti del Governo. Intanto però l’Europa ha cambiato atteggiamento: si profila un sostegno economico post bellico, adeguato al momento quindi“.

Qualche settimana fa proprio Turriziani lanciò l’allarme sul fatto che il sistema economico locale aveva bisogno di una ripresa dopo Pasqua. Quel termine è dietro l’angolo. È cambiato qualcosa? Nota Turriziani: “L’atteggiamento dell’Europa intanto. La preoccupazione resta invariata. Ma il punto è che tutti noi dobbiamo pensare che anche quandosi potrà riprendere, in ogni caso dovranno essere osservate delle prescrizioni importanti per la sicurezza. Parlo dei dispositivi di protezione individuale e di tutto il resto”.

Il lavoro di Unindustria in questo momento? “A livello di ufficio è aumentato: stiamo assistendo le aziende associate in tutto, dalla sicurezza alle informazioni sulla cassa integrazione in deroga. Per non parlare delle consulenze in materia di accesso al credito e alle relative garanzie. Il particolare e noi ci siamo. Un lavoro preparatorio al dopo”.

La riconversione è già in atto, ma si muore di burocrazia

Coronavirus, fabbrica di mascherine Foto © Nikolay Doychinov / Imagoeconomica

Ma quali sono i settori più penalizzati? Rileva Giovanni Turriziani: “Il turismo innanzitutto: sia adesso che dopo. L’automotive? Anche. Ma per una situazione globale oltre che locale. Nel senso che si è abbassata drasticamente la domanda interna: d’altronde, se non si supera questo momento è complicato pensare di poter acquistare qualunque cosa. L’automotive è un settore che alla ripresa andrà sostenuto in maniera straordinaria. La crisi di liquidità? Noi siamo al passo, seguiamo le vicende quotidianamente. Come impone la situazione. Aggiungo però che sono convinto che ce la possiamo fare e gli sforzi vanno concentrati su questo“.

Ma dopo il Coronavirus quanto peserà il fattore “riconversione”, anche in provincia di Frosinone? Rileva Turriziani: “La riconversione è già in atto in tanti casi. Per esempio nella produzione di mascherine e dispositivi di sicurezza e di protezione. Per non parlare dei farmaci. Non serve ripetere che in questa provincia il chimico farmaceutico rappresenta un’eccellenza. Posso proseguire sul versante di quelli che sono i disinfettanti e i processi di sanificazione degli ambienti. In futuro la produzione di diversi settori è destinata ad essere riconvertita perché cambieranno sia la domanda che l’offerta”.

“Mi spiace sottolineare però che anche in questo caso si puo’ morire di burocrazia. Basta fare l’esempio dei tempi che occorrono per le autorizzazioni sanitarie. O per le mascherine. Una cosa assurda e tanto più grave perché davvero stiamo parlando di uno scenario di guerra, nel quale bisognerebbe pensare a snellire le procedure. Non ad appesantirle”.

Per quel che riguarda poi la provincia di Frosinone, aggiungo che lo snellimento burocratico ci voleva prima e ci vorrà dopo. La semplificazione è un valore aggiunto. Potrebbe avere un impatto simile o superiore a quello dei finanziamenti sul versante della ripresa economica. Lo abbiamo visto con le autorizzazioni ambientali, lo stiamo vedendo sul versante della sanità”.

La trincea dell’edilizia

L’edilizia in trincea


Conclude Turriziani: “Va detto che fra i settori più colpiti c’è l’edilizia, vero e proprio traino dell’economia della provincia di Frosinone. È sempre stato così. Il mio auspicio è che quando si potrà riprendere a pieno ritmo, il primo settore ad essere autorizzato sia quello edile. Spiego anche perché: all’interno di un cantiere possono essere garantite tutte le condizioni di sicurezza richieste in questo particolare momento. Dai dispositivi di protezione alla distanza minima. Si può fare perché non siamo all’interno di una catena produttiva. E allo stesso tempo è complicato pensare a degli assembramenti”.

“D’altronde basta sottolineare il fatto che il cantiere del ponte di Genova è rimasto giustamente aperto anche in questo periodo di emergenza. Dal rilancio dell’edilizia può arrivare una spinta forte per la ripresa economica del territorio. In ogni caso Unindustria sta monitorando tutte le situazioni sul territorio. Siamo consapevoli della delicatezza del momento. Allo stesso tempo la sfida sarà quella di farsi trovare pronti quando si potranno riaccendere completamente i motori”.

I sindacati e la mobilità in deroga

Il segretario generale Cisl del Lazio Enrico Coppotelli con Pasquale Legnante

Intanto si è svolto ieri in videoconferenza l’incontro dei sindacati con la Regione Lazio sulla mobilità in deroga per le aree di crisi complessa. In una nota i segretari provinciali Anselmo Briganti (Cgil), Enrico Capuano (Cisl) e Anita Tarquini (Uil) rilevano: “L’incontro, vogliamo dirlo subito, non è stato positivo, ma la cosa peggiore è che la negatività non deriva da una controparte che volutamente rallenta procedure allungando i tempi di erogazione. La controparte vera che abbiamo tutti è il contesto di un’Italia bloccata in cui, per colpa questa volta sì del Coronavirus rende difficile anche le cose che fino a ieri erano scontate”.

La difficoltà che abbiamo incontrato è stata quella della mancata notifica alle Regioni del Decreto di finanziamento della mobilità. Senza notifica si bloccano tutti gli atti amministrativi e dunque non consente di avviare il percorso di erogazione. Nella riunione tutti hanno espresso la consapevolezza che nonostante tutte le difficoltà ci è richiesto uno sforzo maggiore per dare risposte urgenti alle persone, alle famiglie, ai territori”.

Decreto, serve una notifica speed

“Per questo motivo ognuno con le proprie responsabilità si attiverà per fare in modo che il decreto venga notificato entro il più breve tempo possibile, ed in ogni caso il tavolo è stato riconvocato per lunedì alle ore 16. Resta inteso che qualora la notifica arrivasse prima, le organizzazioni sindacali si sono dette disponibili a incontrarsi in qualsiasi momento per firmare l’accordo”.

Proseguono i sindacati: “Nel frattempo è in corso la verifica della platea dei destinatari della mobilità per capire quante risorse abbiamo bisogno. Le organizzazioni infine hanno posto anche un problema di accelerazione dei tempi di pagamento ed hanno esortato la Regione ad individuare tutti gli strumenti possibili, che sia una convenzione con le banche o qualunque altro strumento per dare una risposta rapida aduna situazione che diventa più difficile ogni ora che passa”.

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