Covid-19, l’allarme di Cristofari: “Attenzione ai falsi negativi”

Il presidente dell’Ordine provinciale dei medici e la seconda fase della "guerra": "In aumento le persone con Tac positive ma non intercettate dal tampone"

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

«Allora, diciamolo in modo chiaro. Nei prossimi mesi avremo due priorità davanti. La prima è quella di individuare sempre più asintomatici e questo la Asl lo farà andandoli letteralmente a cercare. Poi però c’è la seconda priorità, sicuramente la più delicata ed importante: ci sono tanti sintomatici che manifestano tosse, dispnea e altri problemi in modo forte, ma che risultano ripetutamente negativi al tampone. Mentre sono positivi alla Tac. Si tratta di una “popolazione sanitaria” in evidente crescita, che dobbiamo monitorare attentamente. Anzi, per quello che mi riguarda, sono d’accordo con la tendenza di trattare queste persone come se fossero già pazienti Covid».

Fabrizio Cristofari, presidente dell’ordine dei medici della provincia di Frosinone, pesa le parole. Consapevole dell’importanza di questo aspetto. Il tema è conosciuto e sin dall’inizio questo particolare aspetto è stato sottolineato dagli studiosi, soprattutto cinesi e statunitensi.

Falsi negativi

Il dottor Fabrizio Cristofari

Dice Cristofari: «Vero, ma adesso sta emergendo con maggiore intensità e con numeri in aumento». Un tema che va dritto al cuore del contrasto alla pandemia: i tamponi. Nota Cristofari: «In diversi casi, i sanitari si sono trovati di fronte a pazienti con tamponi negativi (ripetutamente negativi), ma che presentavano i sintomi tipici della malattia da Covid-19. Mi riferisco all’impegno polmonare, peraltro confermato da esami radiologici e febbre persistente. La radiografia del torace, meglio la Tac, mette in evidenza eventuali lesioni tipiche delle infezioni polmonari virali che colpiscono soprattutto l’interstizio con atteggiamento definito “ad ali di farfalla”. Ecco perché a mio giudizio queste persone vanno trattate da subito come se fossero Covid».

Uno studio cinese condotto a febbraio su mille pazienti e pubblicato sulla rivista scientifica “Radiology”, ha dimostrato come il tampone restituisse un «falso negativo» in circa il 33% dei casi. Mentre nel mondo scientifico degli Stati Uniti è consolidata la convinzione che i test attualmente in uso per scoprire l’infezione da Coronavirus abbiano una percentuale di affidabilità intorno al 70%.

Non possiamo negare il problema

Argomenta Cristofari: «I tamponi restano lo strumento più affidabile in questo momento per accertare l’infezione da Coronavirus. Ma non possiamo non porci il problema dei “falsi negativi”. Perché se una persona risulta negativa al tampone tende a non prendere precauzioni e quindi può alimentare il contagio».

Foto © Luigi Avantaggiato / Imagoeconomica

Chiediamo a Cristofari: l’infezione da nuovo Coronavirus provoca, in alcuni casi, una malattia polmonare interstiziale specifica di carattere virale, che non può essere confusa con la polmonite batterica. Perché allora non assumere la Tac come strumento più affidabile sul piano diagnostico? Risponde il presidente dell’ordine dei medici: «In realtà, il dibattito è aperto sul punto. Per esempio, non è che si può fare la Tac agli asintomatici o a chi manifesta sintomi lievi perché magari la malattia è nella fase iniziale. Io dico che è fondamentale l’incrocio di entrambi gli esami. Non posso non aggiungere (non farei il mio mestiere) di fare attenzione ai “falsi negativi”, specialmente se invece la Tac evidenzia delle polmoniti interstiziali. Nel nostro Paese c’è chi ha chiesto di poter inserire nello screening anche l’ecografia polmonare».

Dice poi Fabrizio Cristofari: «In provincia di Frosinone siamo ormai passati nella seconda fase sul piano sanitario, quella che vede il coinvolgimento del territorio. E il fatto che si riescano ad effettuare sempre più tamponi è positivo: parliamo ormai di una media che oscilla tra i 260 e i 310 al giorno. Questo perché c’è una disponibilità maggiore di tamponi e di reagenti. Intanto, è importante che medici e infermieri ospedalieri siano stati “testati”. Sono quelli maggiormente a contatto con i positivi. Adesso però è altrettanto fondamentale sottoporre a tampone medici di famiglia e pediatri, perché sul territorio sono loro a stare in prima linea. E poi in questo modo sono in sicurezza loro e i pazienti. L’imperativo categorico resta quello di circoscrivere il contagio. Vorrei poi sempre ricordare il tributo altissimo che medici e infermieri stanno pagando alla pandemia Covid-19».

I test sierologici

Foto © Luigi Avantaggiato / Imagoeconomica

E i test sierologici? Rileva Fabrizio Cristofari: «Saranno importanti non tanto sul piano diagnostico, quanto per capire quanti sono venuti in contatto con il virus. Tramite il sangue si cercano gli anticorpi che l’organismo produce in risposta al Coronavirus.

Nel caso specifico, gli anticorpi cercati dai test sierologici per il Coronavirus sono le immunoglobuline M (IgM), che si manifestano entro sette giorni dalla comparsa dei sintomi e permettono di confermare con precisione la diagnosi di infezione, e le immunoglobuline G, prodotte dopo quattordici giorni, che costituiscono una sorta di “memoria immunitaria”. Queste ultime dovrebbero proteggerci nel caso di un ritorno del Covid-19, anche se ancora non è stato chiarito per quanto tempo e, soprattutto, in quale misura».

Quindi aggiunge: «Dunque, i test sierologici ci diranno se abbiamo contratto o meno il virus ed il nostro organismo ha sviluppato gli anticorpi. I tamponi servono a rilevare se l’infezione è in corso. Gli uni non sostituiscono gli altri, i tamponi sono fondamentali nel rivelare i sintomi in un preciso momento ed adottare le giuste contromisure. In più, un tampone si esegue tramite un prelievo di muco e saliva. In modo rapido e semplice voglio dire. I test sierologici, specialmente se verranno effettuati a tappeto, saranno un importantissimo dato sul versante epidemiologico».

Il plasma dei guariti

Foto © Anna Shvets da Pexels

L’ultimo versante è quello del plasma dei guariti. La Asl di Frosinone ha definito l’acquisto di appositi kit che servono ad accertare la quantità degli anticorpi sviluppati contro il Coronavirus nel plasma dei pazienti guariti. Per poi eventualmente utilizzare questo materiale sul fronte delle cure sperimentali e alternative. Sarà l’azienda torinese Pantec srl a fornire questi kit, 60 per l’esattezza: 30 per determinare gli anticorpi IgC e 30 per quelli IgM. Il prezzo di ogni singolo kit (che può essere utilizzato per 100 test) è di 1.100 euro.

I test saranno effettuati alle categorie prioritarie previste dal Ministero della Salute, cui vanno aggiunti i pazienti guariti da Covid-19, che saranno identificati per mezzo di tali test al fine della raccolta del plasma iperimmune da somministrare quale terapia alternativa e sperimentale. Conclude Cristofari: «Il plasma dei guariti fa parte della storia della medicina. Sarà una sperimentazione».

*

Leggi tutto su