Dopo Covid-19, «La mia città green, smart, produttiva: nessuno provi a fermarci»

I sindaci guardano lontano. E pensano alla Fase 3. Natalia progetta la città smart e integrata. Porte spalancate all'Economia circolare. "Replicare il modello Borgomeo". "Canapa per disinquinare la Valle del Sacco". Zero ostacoli ai progetti industriali per il nostro futuro smart e green

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Prima di Nicola Zingaretti e del suo laboratorio di idee. Più di Vittorio Colao e la sua task force chiamata a fornire orizzonti ad un Governo che – tranne poche eccezioni – non è capace di vederne. Chiuso nella sua stanza, accanto alla Sala della Ragione nel palazzo disegnato da Iacopo da Iseo, lì dove il papa Adriano IV al secolo Nicholas Breakspeare il 19 agosto 1159 fondò la Lega Lombarda (la Pontida di Bossi e Salvini è uno scippo storico), Daniele Natalia sindaco di Anagni traccia con chiarezza il percorso della sua città nella Fase 3. È quella dello scatto in avanti e dello slancio dopo la crisi determinata da due mesi di lockdown.

Daniele Natalia
Sindaco, i suoi colleghi pensano alla Fase 2, lei sta già a quella successiva: non teme di bruciare le tappe?

Il Governo chiama in campo Vittorio Colao e la Regione Lazio istituisce un pensatoio analogo, significa che sono in perfetto orario con i tempi. Non è il momento di piangersi addosso: vince chi guarda oltre.

E come immagina la Fase 3?

Non la immagino: c’è già, dobbiamo solo fare le cose giuste. Il lockdown ci ha detto con chiarezza che il futuro di Anagni poggerà su tre settori: il tessuto industriale esistente e virtuoso, il polo chimico farmaceutico e l’Aerospazio. Sono capisaldi di eccellenza dell’industria nazionale: lo dimostra il fatto che agli stabilimenti sul nostro territorio sia stato chiesto di continuare a lavorare anche durante la fase più acuta dell’emergenza.

Questo è il presente, il futuro è altro

Il futuro è integrare la nostra eccellenza manifatturiera con la Logistica. Milano è scoppiata ed ha delocalizzato su Piacenza, Roma è scoppiata e Amazon ha delocalizzato a Nord della Capitale investendo su Passo Corese ed a Sud scegliendo Colleferro. In questo momento Anagni è altamente appetibile: dal punto di vista orografico, delle infrastrutture materiali come autostrada e ferrovia, di quelle immateriali come le reti di dati.

Maury’s è una delle realtà che recentemente ha investito ad Anagni
Cosa significa ‘integrarsi con la logistica’?

Significa che siamo nel posto giusto, abbiamo le competenze giuste, siamo dotati di una parte dei servizi giusti. Ora dobbiamo dotarci dei servizi che mancano: essere in grado di fornire una burocrazia moderna, snella, efficace, smart. Lo dico da amministratore e senza badare al colore politico: Daniele Leodori ha detto ad AlessioPorcu.it che immagina un Lazio più smart e connesso. Bene: io ci sto, iniziamo da qui. Io voglio una logistica integrata, compatibile con l’aspetto ambientale. (leggi qui Leodori: «Centriamo la Fase 3 e dal dramma Covid sboccerà il futuro»).

Siamo ancora sul generico: c’è un modello industriale al quale ispirarsi?

Lo dico in una frase: “Carta bianca all’Economia circolare”. È il futuro e non solo per Anagni. Questa crisi lo ha dimostrato. È il futuro per il lazio, l’Italia ed il mondo. Il miracolo realizzato su questo territorio da Francesco Borgomeo va replicato in tutto ciò che è possibile. Bisogna fare con quel sistema: ricerca, innovazione, sviluppo, eco sostenibilità. E ‘cucina a vista’ affinché nessuno possa pensare di venire qui per iniziativa che non siano più che limpide. Noi non metteremo nessun ostacolo ideologico o burocratico o politico a chi viene sul nostro territorio a proporci un’attività basata sull’economia circolare. Sarà la spinta decisiva ad una città che vuole tornare ad essere capitale industriale come lo fummo negli anni del boom economico.

Ha calcolato l’ostruzionismo ambientalista? Storicamente quest’area vede un attivismo particolare dell’ambientalismo spinto…

Benvenga l’ambientalismo: rappresenta un utilissimo elemento di riflessione e garanzia per la tutela della salute. Non ci sarà spazio invece per chi cercherà di nascondersi dietro l’ambientalismo per farci restare nella attuale arretratezza. Voglio essere ancora più chiaro: l‘economia circolare è capace di disinquinare la Valle del Sacco attraverso le piantagioni di canapa dalle quali ricavare pannelli per l’edilizia, cordami, tessuti. Porte spalancate all’ambientalismo, chiuse a doppia mandata per chi tenterà di cavalcarlo in maniera pretestuosa.

Francesco Borgomeo ed il suo modello industriale di successo
Basterà dire che ogni nuova fabbrica è una potenziale fonte di inquinamento.

In questi giorni di pandemia ho analizzato i dati sull’inquinamento in questo territorio. Ho apprezzato anche i numeri che avete saputo raccogliere e rappresentare su queste pagine. I vostri numeri e quelli che ho chiesto io dicono le stesse cose. E cioè che è ora di finirla con la demonizzazione dei siti industriali nella Valle del Sacco. Per un imprenditore criminale e disonesto ce ne sono almeno dieci onesti, in regola, che amano il territorio. Non lo dico io: la prova sta nei dati sull’inquinamento dell’aria registrati in questi giorni di blocco. (leggi qui Covid-19, i killer dell’aria: l’emergenza ha permesso di individuare chi inquina).

Non bonifica più la Valle del Sacco?

Al contrario: io voglio bonificare la Valle del Sacco attraverso l’economia circolare. Parliamoci chiaro. Oggi l’acqua del Sacco non è inquinata da ‘nuovo inquinamento’ i suoi veleni stanno negli sversamenti fatti in anni remoti. Bisogna continuare la lotta agli scarichi illeciti e criminali. Per bonificare la terra proporrò e sosterrò la messa a dimora, a destra ed a sinistra del fiume, di piantagioni con canapa che possano pulire e disininquinare il territorio. Da lì può nascere una filiera. La moderna bio edilizia si basa anche su questo.

Si è dimenticato l’aria…

Non l’ho dimenticata. È un elemento chiave. Durante la fase di pandemia i valori dell’aria sono stati registrati in tre fasi: il blocco delle persone e quindi della circolazione di auto, il blocco delle fabbriche seguito al lockdown, il blocco delle caldaie che sono state spente con l’arrivo della primavera. I numeri sono qui e dicono che l’industria inquina il 10% mentre il 90% delle polveri sottili è colpa dei riscaldamenti che abbiamo in casa e delle automobili troppo vecchie. Occorre un piano di rottamazione delle caldaie e delle auto se vogliamo combattere l’inquinamento, questi numero sino inoppugnabili.

Il polo elicotteristico di eccellenza ha continuato a produrre ad Anagnia
Con la riapertura delle fabbriche i valori di inquinamento potrebbero smentirla.

No, perché nonostante il blocco, sono rimaste in funzione le nostre industrie farmaceutiche, gli stabilimenti di eccellenza del nostro Aerospazio, il termovalorizzatore a biomasse. Proprio quel termovalorizzatore è stato la dimostrazione che quando le cose si fanno bene anche la termovalorizzazione non inquina il territorio. È un impianto da 18 megawatt che è in azione, in regola, secondo legge e non inquina.

Ai riscaldamenti come pensa di mettere mano?

Ai riscaldamenti ed ai trasporti. Noi dobbiamo incentivare l’uso del biometano. Qui bisogna cambiare i riscaldamenti tradizionali e pensare alle pompe di calore, al teleriscaldamento che non brucia più i fossili. Sbaglio o l’ho letto proprio su Alessioporcu.it il rettore Paolo Vigo che rimproverava la grande occasione mancata da Cassino? Avrebbe potuto riscaldarsi con il teleriscaldamento, senza dover installare caldaie nelle case. Io voglio una Anagni Green, produttiva al massimo. E nessuno mi farà cambiare idea. Nessuno che vorrà investire qui sulla base di questi principi avrà il benché minimo scoglio.

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