Covid: «L’urto è fortissimo Ma stiamo reggendo»

Parla la dottoressa Pierpaola D’Alessandro, direttore generale della Asl. «Restrizioni e sacrifici pesanti però necessari: occorre raffreddare la curva». Ci sono 216 pazienti Covid ricoverati e le terapie intensive piene

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

«La situazione è sotto controllo. Nonostante tutto». Pierpaola D’Alessandro, direttore generale della Asl di Frosinone, non ci sta alla logica del “tanto peggio, tanto meglio”. Spiega: «Sembra che ci siano quelli che tifano contro solo per il gusto di farlo».

Allora dottoressa, in pochi giorni due zone rosse (Torrice e Monte San Giovanni Campano) e l’intera provincia in fascia arancione. Il virus sta circolando molto.

«Certamente sta circolando molto. Insomma, siamo in zona arancione. Abbiamo disposto la limitazione della mobilità, la chiusura dei luoghi pubblici di aggregazione. Lo abbiamo fatto per evitare un peggioramento del valore Rt ,che pochi giorni fa era compreso tra 1 e 1,25. Mai come in questo periodo è fondamentale anticipare. Sia le mosse che gli scenari. Occorre essere pronti a scegliere subito, se anche con amarezza. Ma a difesa della salute della comunità».

La curva dei contagi deve essere raffreddata Foto Carlo Lannutti (Imagoeconomica)
È questa l’ora più buia della pandemia in provincia di Frosinone?

«Questo non lo so. Ci sono state diverse fasi complicate. È un momento complesso e delicato sicuramente. Ma una cosa so: se ci si ferma e si rispettano le regole la curva si raffredda».

Oggi (ndr: ieri per chi legge) come va? Ci riferiamo al profilo della curva dei contagi.

«Un giorno non basta certo per trarre conclusioni. Però insomma, un lieve miglioramento c’è nel tasso di positività. Anche se è chiaro che bisognerà aspettare un po’ per misurare gli effetti delle misure prese».

Le varianti preoccupano?

«Vengono tenute sotto controllo soprattutto sul pianoepidemiologico. Nel senso che sono più contagiose. Quella inglese del 32% in più. Viene ipotizzata pure una maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull’efficacia dei vaccini. Anche la variante brasiliana ha una trasmissibilità più elevata. Viene studiata anche perché dai primi studi sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia pure se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti da Covid-19. Stesso discorso per la variante sudafricana, finora però non rilevata in Ciociaria. Il problema è la maggiore trasmissibilità, perché può determinare uno “stress” ulteriore sulla rete ospedaliera. Per questo motivo teniamo la guardia alta».

Quanti ricoverati ci sono in questo momento in provincia di Frosinone?

«I pazienti Covid ricoverati nei posti letto ordinari sono 216. La rete è quasi piena. Così come sono piene le Terapie intensive: 26 ricoverati. A questi occorre aggiungere i 474 posti letto occupati dai malati no Covid. Nonostante tutto questo però la situazione è fluida e sotto controllo. Perché riusciamo a visitare, a diagnosticare e a smistare con velocità. Avvalendoci anche della sinergia tra pubblico e privato per quanto riguarda proprio la gestione della pandemia da Covid-19. E poi sta funzionando molto bene il tracciamento, che resta davvero un’arma importantissima nel contrasto a questa pandemia. Insomma, l’urto è forte. Ma stiamo reggendo e reggeremo».

D’Alessandro: Per battere il Covid bisogna rispettare le regole Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica
Lei ha detto che occorre il coraggio di rispettare le regole. Cosa significa?

«Siamo consapevoli dei sacrifici che i cittadini stanno sopportando da un anno. Ma non esiste alternativa: vinciamo la battaglia soltanto se rispettiamo le regole. Non è per caso che nelle ordinanze di questi ultimi giorni si consiglia l’uso della mascherina anche nelle abitazioni private. Proprio l’emergenza legata alle nuove varianti rafforza l’importanza per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, di aderire rigorosamente alle misure di controllo sanitarie e sociocomportamentali. L’uso della mascherina, il lavaggio delle mani, il distanziamento sociale, così come la sorveglianza e il tracciamento dei casi con l’isolamento e la quarantena dei contatti, rappresentano le misure basiliari per ridurre la trasmissione della malattia in tutte le sue forme. Negli ultimi tempi il distanziamento è stato sottovalutato. Sbagliando. C’è stato uncalo di concentrazione».

Sono state chiuse le scuole in molti Comuni.

«Era necessario. Stiamo lavorando bene con i Comuni, anche sulle ordinanze. Sono soddisfatta perché abbiamo identificato insieme diversi luoghi nei quali sono scattate delle restrizioni. Per esempio i mercatini».

Parliamo comunque di due settimane di semi lockdown.

«Noi aspettiamo e valutiamo i dati quotidianamente. Voglio specificare un concetto: nessuna situazione consigliata sul piano burocratico deve per forza durare quattordici giorni. Se i parametri migliorano si torna prima alla situazione precedente. Se però questo non succede o addirittura c’è un peggioramento, allora le misure saranno prorogate».

Più contagi, più ambulanze in fila (Foto: Imagoeconomica)
Negli ultimi giorni sono tornate a vedersi le file della ambulanze ai Pronto Soccorso.

«Guardi, abbiamo 700 persone ricoverate tra Covid e no Covid. Nessuno nega che in questi ultimi giorni ci sono stati più contagi e che quindi si è determinato un maggiore afflusso al Pronto Soccorso. Penso che ci possa stare che si crei un minino di fila con 5 o anche 8 ambulanze. Ma, detto questo, la situazione nei Pronto Soccorso non è fuori controllo. Anzi, tutto il contrario. Mai come quest’anno la permanenza media di un paziente al Pronto Soccorso è più bassa degli anni precedenti. Dico di più. Relativamente ai casi di Coronavirus, gli stessi vengono analizzati immediatamente, individuando subito la struttura più idonea dove ricoverare il paziente. Sinceramente c’è una cosa che non riesco proprio a capire però».

Vale a dire?

«Per quale motivo si debba continuare a dire che la sanità provinciale non funziona bene. Invece sta funzionando benissimo. Un anno fa il Fabrizio Spaziani diventò Covid hospital in pochissimi giorni, anche grazie alla sinergia con altre strutture (penso al San Benedetto di Alatri) dove sono stati presi in cura i pazienti con patologie diverse dal Coronavirus. Da novembre l’assetto della sanità locale è cambiato ancora, con due ospedali (Frosinone e Cassino) in assetto principalmente Covid e altri due (Alatri e Sora) no Covid. Ci sono dei livelli di professionalità notevoli ovunque. Non ci sto alle critiche di chi, pregiudizialmente, tende e dipingere la sanità di questa provincia come l’ultima della classe. Non è così. Respingo al mittente certe critiche. E siccome siamo in “guerra” (contro il Covid) il catastrofismo non può essere tollerato». (Leggi qui Covid, via alla rivoluzione. D’Alessandro cambia tutto).

Come Asl avete adottato qualche procedura ulteriore in questo momento particolarmente delicato?

«Abbiamo rafforzato un tracciamento già ottimo. Cerchiamo di tenere la situazione il più possibile sotto controllo. Mi riferisco ai positivi in sorveglianza domiciliare, ai “contatti”, ai negativi in isolamento. Stiamo rafforzando sia la videosorveglianza che il monitoraggio automatico. Attraverso dei sistemi che segnalano in tempo reale alla Asl un aggravamento della situazione relativa ai sintomi. A cominciare dalla febbre. Una cosa importante: in questo momento non abbiamo focolai. E non è un particolare di secondo piano. Perché significa che il sistema del tracciamento sta funzionando bene. Questo deve rassicurare molto i cittadini della provincia di Frosinone. Significa che la antenne sono attive».

Oltre 30mila vaccinati in provincia di Frosinone
E sul fronte dei vaccini?

«Tutte le dosi che abbiamo ricevuto sono state somministrate o lo saranno nei tempi previsti. Siamo arrivati a quota 31.500. E più della metà di queste persone ha ricevuto anche la seconda dose. Vuol dire che ha completato l’intero percorso vaccinale. Sul versante delle prenotazioni delle persone over 80 anni, siamo a circa 31.200. Dal primo marzo è iniziata anche la vaccinazione presso gli studi dei medici di famiglia. Proseguiremo con le fasce fragili e poi con tutte le altre fasce di età. È chiaro che molto dipenderà dalla disponibilità dei vaccini».

Il Governo Draghi ha cambiato il responsabile della Protezione Civile e il commissario straordinario per l’emergenza. L’orizzonte è quello di un grande piano di vaccinazione di massa. Vi state preparando anche in provincia di Frosinone?

«Al momento posso dire questo: la Asl e la Prefettura stanno lavorando per l’individuazione di due grandi hub, uno al nord e l’altro al sud della provincia. L’obiettivo è quello di avere 30 vaccinatori per ognuno dei due hub. In questo modo dovremmo riuscire a somministrare 4.000 dosi di vaccino al giorno. Si tratta di un progetto imponente, necessario e fattibile. Soltanto attraverso la vaccinazione a tappeto si può raggiungere l’immunità di gregge».

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