Crisi a Ceccano, a salvare la giunta Caligiore sarà il ‘soccorso azzurro’?

Il clamoroso retroscena della spallata che l'opposizione non ha voluto dare per mandare a casa l'amministrazione cittadina. Il lungo colloquio tra Ruspandini e Del Brocco in Provincia. Forza Italia potrebbe lasciare l'opposizione. E sostenere Roberto Caligiore

Le truppe di rinforzo per la traballante maggioranza del sindaco Roberto Caligiore potrebbero essere alle porte di Ceccano. Pronte a garantirgli la stabilità che oggi gli manca: venuta meno insieme al gruppo che si è staccato dalla sua lista qualche settimana fa (leggi qui); e che per mandargli un segnale ha fatto saltare la penultima seduta di Consiglio (leggi qui Salta il Consiglio, la maggioranza non ha i numeri). Culminata con una crisi al buio aperta dal sindaco: che ha revocato l’assessorato ai suoi dissidenti (leggi qui Ceccano: è crisi al buio ma con la candela a portata di mano)

 

Diario di una crisi di maggioranza

Nell’ultima seduta di Consiglio Comunale ci siamo lasciati con una fotografia dai contorni ben nitidi.

In maggioranza: Federica Aceto, Antonella Del Brocco, Tonino Aversa, Marco Mizzoni, Macciomei Macciomei, Marco Corsi e Ginevra Bianchini
Colombo Liburdi assente ma non all’opposizione.

Assente tutta l’opposizione tranne il consigliere Filippo Misserville.

Conti alla mano, ci sono tutti i numeri per una sfiducia diretta per arrivare alle dimissioni in massa che manderebbero a casa il sindaco con l’intera amministrazione. Perché si chiuderebbe 8 a 9. A quel punto Roberto Caligiore decadrebbe, si tornerebbe alle elezioni  ed in città arriverebbe il commissario prefettizio.

Esattamente come nella passata legislatura, quando a cadere fu il centrosinistra guidato dal sindaco Manuela Maliziola, spalancando così le porte alla vittoria storica del centrodestra.

 

Nessuno tocchi Caligiore

C’è un fatto curioso però. Avviene sulla chat dei consiglieri di opposizione.

Poco prima della seduta per la surroga del consigliere Antonella Del Brocco, il consigliere Filippo Misserville lancia una provocazione: “Ma perché non ci dimettiamo e mettiamo fine a questa agonia?”.

Forse lo fa sul serio, forse per provocare, oppure per stanare i suoi colleghi di opposizione e dimostrare a tutti di che pasta sono fatti.

Il risultato è il gelo sulla chat: nessuno risponde.

Solo in tarda serata, visto il desolante quadro generale, il capogruppo Pd Giulio Conti si salva la faccia e scrive “Io ci sono”. Ma finisce lì.

È questo il vero nodo della vicenda. Nessuno vuole sfiduciare Caligiore. Nessuno vuole mandarlo a casa perché pure lui gli andrebbe appresso. E nessuno vuole perdere l’occasione di giocarsi la carta della candidatura alle Provinciali: se cade il consiglio, decadono i consiglieri, nessuno di loro potrebbe essere candidato alle Provinciali. Soprattutto non andrebbe a votare: è chiaro che nessuno vuole perdere l’opportunità di giocarsi il proprio voto pesante in fase di rinnovo del consiglio.

Vuoi vedere che le elezioni provinciali posticipate ad aprile probabilmente hanno scombinato i piani di tanti (finti) oppositori? (leggi qui Provinciali, Pompeo pensa di spostare tutto ad aprile)

 

L’opposizione spuria

C’è un elemento da tenere in considerazione. Metà dell’opposizione è figlia della maggioranza, sono tutti alla prima esperienza. Chiaro che non se la sentano di tornare al voto e che non siano certi di una rielezione domani.

Filippo Misserville è un oppositore atipico: è di destra, fa opposizione da destra, ma sempre con garbo e mai affondando davvero il colpo. Sarebbe l’unico disposto realmente a dimettersi.

I 4 di centrosinistra: Gianni Querqui, Manuela Maliziola, Luigi Compagnoni e Giulio Conti, sono politicamente “cani sciolti”, ognuno per sé. Nessun coordinamento tra e di loro e forse anche poca stima reciproca. Se non fosse per qualche uscita colorita del Capogruppo PD e per la denuncia di Compagnoni a Caligiore, l’azione di contrasto al governo cittadino sarebbe quasi inesistente.

In questi anni l’opposizione più dura l’ha condotta paradossalmente Forza Italia. Riccardo Del Brocco ha rosicchiato pezzi alla maggioranza… creando non pochi problemi a Caligiore. Tanto per fare qualche nome: Santucci, Liburdi e Fabio Giovannone. Oltre a questo, va considerata l’incessante campagna social, solo di marca azzurra.

 

La crisi al buio

Nei giorni scorsi, Roberto Caligiore ha preso il toro per le corna. Ed ha sfiduciato il suo assessore Fiorella Tiberia. Un modo chiaro per dire che non ha la minima intenzione di finire sulla graticola come ha fatto per sei mesi il suo collega di Cassino Carlo Maria D’Alessandro. Se si cade, si cade adesso. Senza logoramenti. (leggi qui La fascia di Sodani in cambio del rientro: prendere o lasciare)

La versione ufficiale della sfiducia all’assessore Tiberia è “per dare un nuovo slancio”. In realtà perché la corda prima o poi si spezza ed il sindaco ha deciso di aprire la crisi, piuttosto che sottostare a ricatti e trattative continue. (leggi qui Ceccano: è crisi al buio ma con la candela a portata di mano)

 

Cosa succede adesso. Perché quella chat rimasta senza risposta, invece di scavare la fossa al sindaco rischia di scavarla all’opposizione. Che ora è nuda di fronte alla circostanza che non si è mai coordinata, non ha mai tentato di essere né falange né spina nel fianco.

Impossibile da coalizzare: colpa dei troppi distinguo da parte dei protagonisti, ancora alle logiche destra/sinistra, PD di Conti contro neo Pd di Piroli, nuova vita, Maliziola e gruppi civici.

 

Le truppe alle porte di Ceccano

C’è un dettaglio raccontato nei giorni scorsi da Alessioporcu.it e sottovalutato da molti. È il lungo colloquio avvenuto nel palazzo della Provincia prima dello spoglio Ciccone – Pompeo. Quaranta minuti di conversazione a porta chiusa tra i due ex amici Massimo Ruspandini (già vice sindaco di Ceccano) e Riccardo Del Brocco. Prima inseparabili, poi divisi alle scorse elezioni Comunali: Ruspandini ha appoggiato Caligiore portandolo all’elezione, Del Brocco ha appoggiato Misserville rischiando di far perdere Ruspandini e Caligiore.

Non si sono parlati per mesi. Poi l’altro giorno sono stati sorpresi in intimità politica dentro Palazzo Iacobucci (leggi qui E si trovarono tutti da Sellari (tranne due))

E se la chiave di tutto fosse quel colloquio di 40 minuti tra Ruspandini e Del Brocco in Provincia?

Cosa costringe Del Brocco a rimanere allineato con un mondo politico di Centrosinistra che non è il suo? Cosa gli impedisce di rientrare in un centrodestra del quale ha sempre fatto parte, fino alla divisione nella scorsa campagna elettorale?

Perché rimanere con un’opposizione che in realtà si oppone solo sulla carta ed avuto in mano l’asso per far cadere l’amministrazione non lo ha giocato?

In quei quaranta minuti di colloquio pare che siano state gettate le basi per tirare una linea tra Ruspandini e Del Brocco, riconoscere gli errori. E ricostruire l’unità politica di un’intera area.

Intanto le consultazioni continuano, il sindaco Roberto Caligiore sa che deve chiudere la crisi e presto: entro il 24 novembre ha la variazione di Bilancio da approvare. Con progetti importanti.

Ma soprattutto vuole arrivare alla votazione del Bilancio fissata per dicembre, al massimo febbraio, con una certa tranquillità.

Quella che ora solo Forza Italia gli può dare.

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