Lettere, carte bollate e dimissioni soft: l’infinita telenovela di Forza Italia

FOTO: COPYRIGHT MICHELE DI LONARDO

Dopo la fumata nera di domenica lo scontro interno a Forza Italia vede i due gruppi scrivere una lettera ciascuno ad Antonio Tajani. Addossando all'altro la colpa dello stallo. Intanto il sindaco chiede al notaio un chiarimento sulle dimissioni del consigliere Pd Grieco. La grana provinciali.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Una battaglia combattuta a colpi di carte. Da lettera e bollate. Sono quelle utilizzate in giornata dai due gruppi di Forza Italia per affrontare la nuova fase dello scontro interno. Dopo la fumata nera di domenica notte quando nessuno ha voluto cedere nemmeno d’un millimetro. (leggi qui Fumata nera, i lealisti non fanno concessioni: dissidenti verso il vicolo cieco).

Due lettere a Tajani

Su un fronte i consiglieri dissidenti che reclamano un azzeramento degli incarichi, per ridistribuire le sfere di influenza in base al nuovo Bilancio svuotato dal Dissesto: la capogruppo Rossella Chiusaroli, il presidente del Consiglio Comunale Dino Secondino, il presidente della commissione Affari Istituzionali Gianluca Tartaglia. Sull’altro i lealisti che fanno quadrato intorno al sindaco Carlo Maria D’Alessandro e dicono no a qualsiasi ipotesi di rimpasto (la presidente della commissione Servizi Sociali Francesca Calvani, il presidente della commissione Bilancio Gianrico Langiano, il consigliere ed ex assessore Dana Tauwinkelova).

Di fronte alle strade sbarrate domenica sera dai lealisti, nella mattinata di oggi i dissidenti si sono riuniti. Hanno deciso di scrivere una lettera al vice presidente nazionale di Forza Italia Antonio Tajani per metterlo al corrente della situazione.

Gli hanno spiegato che non ci sono vie d’uscita, nonostante la loro buona volontà. E che i lealisti non sono disposti a rimettere in discussione gli incarichi ma intendono tenersi tutte le deleghe operative nelle quali ci sono i margini per fare qualcosa ora che si governa con il dissesto in atto. A loro intendono lasciare solo gli incarichi politici: tanto impegno e parole ma poca operatività.

Soprattutto – scrivono – hanno il timore dei essere esclusi da decisioni importanti per il futuro amministrativo della città.

La contromossa lealista

La contromossa dei lealisti è stata una lettera. Spedita sempre a Tajani. Nella quale dire che nonostante la loro buona volontà non si vedono vie d’uscita perché i dissidenti si sono intestarditi e vogliono mettere le mani sulle ricchissime deleghe a Lavori Pubblici e Manutenzione.

Nel dettaglio, il presidente della Commissione Bilancio Gianrico Langiano ha ribadito i concetti già emersi durante il vertice di ieri. (leggi qui Fumata nera, i lealisti non fanno concessioni: dissidenti verso il vicolo cieco). Indicando che forse l’unica soluzione è lasciare tutto com’era. Anche se in questo modo l’unico a prendersela in tasca è lui: perché lasciando congelata questa situazione ognuno resta con il suo incarico ed a lui, che ad inizio mandato era stato chiesto di attendere, rimane ancora una volta il cerino in mano.

A nome del gruppo, ricorda che «il nostro è sempre stato un atteggiamento di apertura alla risoluzione del problema e non abbiamo mai minimamente pensato di chiudere o di evitare il dialogo con il gruppo. Troppo spesso siamo stati noi stessi ad essere esclusi dalla discussione su problematiche politiche – amministrative dall’altra parte del gruppo. Chiediamo al Partito in virtù della nostra lealtà e della nostra responsabilità rispetto e considerazione».

In attesa di una risposta, nulla si muove.

La grana delle Provinciali

Si muove invece un altro fronte. Alle prossime elezioni provinciali, tra qualche settimana, Rossella Chiusaroli verrà ricandidata da Forza Italia. Ma molto difficilmente verrà confermata nell’assise di Palazzo Iacobucci a Frosinone.

Perché a spingerla verso l’elezione due anni fa fu un patto interno. In base al quale tutto il gruppo di Forza Italia si impegnava a votarla. E altrettanto i consiglieri delle liste civiche di maggioranza. In cambio di una staffetta da realizzare adesso nel turno di metà mandato: ora toccherebbe a Forza Italia sostenere un candidato Civico.

Ma i Civici hanno capito di non poter contare sui voti azzurri. E si stanno organizzando per individuare un candidato unitario da sostenere in maniera compatta. Che non sarà Rossella Chiusaroli.

La lettera dal notaio

La carta bollata è quella che il sindaco Carlo Maria D’Alessandro ha mandato a cercare. Dopo avere letto su Ciociaria Oggi che il consigliere Pd Sarah Grieco si è dimessa. Ha atteso qualche giorno e non vedendo arrivare lettere ufficiali al Protocollo, il sindaco ha fatto inviare una nota ufficiale al notaio.

È il professionista presso il quale mercoledì 12 dicembre è stato aperto un ‘registro’ nel quale raccogliere le disponibilità alle dimissioni in massa per far cadere l’amministrazione cittadina (leggi qui Sono arrivati a 13? Allora possiamo fingere di votare la sfiducia). Dopo dieci giorni l’avevano firmato appena in 5 dei 13 necessari a far cadere all sindaco (leggi qui Tanti sui giornali, solo 5 dal notaio: Carlo Maria dorme sereno).

Nei giorni scorsi Sarah Grieco ha annunciato di essersi dimessa nelle mani del notaio. Non di avere dato la disponibilità alle dimissioni: ma di avere rassegnato il mandato (così riportano i giornali).

Ergo, il sindaco ha fatto chiedere dal Segretario se rispondesse al vero. Perché in quel caso deve procedere alla surroga del consigliere.

La risposta del notaio

Dallo Studio Notarile hanno fatto sapere che l’atto di cui il Comune chiede notizie «non è un atto pubblico e nemmeno una scrittura privata per i quali siamo tenuti a mantenere a raccolta e repertorio». E allora che roba è? «La dichiarazione è una tipologia di atto per cui la firma viene validata con autentica della sottoscrizione e viene consegnata al dichiarante».

Ah. E quindi? Lo Studio «precisa di non aver avuto alcun mandato da consiglieri comunali per la consegna in municipio».

Perbacco. Che significa? Che se si arriva a 13 firme allora Sarah Grieco può considerarsi a tutti gli effetti dimissionaria insieme agli altri. ma se non si arriva a 13 quelle ‘dimissioni’ sono un pezzo di carta. Quindi non c’è alcuna dimissione da protocollare e nessun consigliere da surrogare.

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