Cristofari, 21 anni da presidente e non sentirli

Fabrizio Cristofari guida l’ordine dei medici dal 2000. Dice: "Pandemia devastante, ma la Asl ha risposto straordinariamente”

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

È presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Frosinone dal primo gennaio 2000, quando entrò in carica dopo aver vinto le elezioni nel 1999. E domenica scorsa è risultato ancora una volta il più votato nelle elezioni per il rinnovo del consiglio dell’ordine: venerdì prossimo sarà confermato. Fabrizio Cristofari sa perfettamente che il prossimo mandato sarà del tutto particolare, considerando l’emergenza Covid ancora in corso.

Ricordiamo comunque il quadro completo degli eletti: Fabrizio Cristofari (305 voti), Tarcisio D’Alessandris (246), Caterina Pizzutelli (218), Tommaso Trementozzi (208), Peter Giansanti (190), Stefano Brighi (188), Giovanni Magnante (186), Biancamaria Del Foco (178), Domenico Mancini (176), Remo Giuseppe Nacca (174), Anna Salome Coppotelli (171), Roberto Sarra (167), Bruno Macciocchi (165), Antonio Domenico Iacovella (157) e Mauro Parravano (156).

Foto: © A.S. Photo / Andrea Sellari

Per la commissione dell’albo odontoiatri sono risultati eletti Marco Canegallo (54 voti), Antonio Altobelli (47), Luca Teatini (37), Maria Elvira Vincenza Stasolla (33) e Gerardino Grimaldi (30).

Dal due marzo scorso, quando fu riscontrato il primo caso di positività al Covid in provincia di Frosinone, la sanità è cambiata molto anche in Ciociaria. Abbiamo intervistato Fabrizio Cristofari.

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Allora Cristofari, presidente ininterrottamente da più di venti anni. Impossibile scalzarla?

«Beh, io la leggo così: se i colleghi mi votano da più di venti anni, evidentemente l’ordine provinciale dei medici funziona. Aggiungo che l’ordine dei medici della provincia di Frosinone è importante a livello nazionale, come dimostrano i riconoscimenti avuti negli anni. Credo che sia doveroso ringraziare i colleghi, soprattutto per quello che stanno facendo da quasi un anno a questa parte».

Lei si riferisce all’emergenza legata alla pandemia da Covid- 19.

«Abbiamo l’obbligo di pensare ogni giorno a tutti i colleghi che sono morti o che si sono gravemente ammalati a causa del Coronavirus in tutta Italia. L’impatto della pandemia è stato terribile. Un disastro. Ma ha anche fatto capire a tutti l’importanza della sanità, soprattutto pubblica. E questo è stato importante se consideriamo la logica dei tagli selvaggi che ha imperato per anni».

(Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)
In provincia di Frosinone i numeri della pandemia sono questi: quasi 17.000 contagiati e più di 300 morti.

«Il bilancio è pesantissimo, non c’è da girarci intorno. Ma aggiungo che la risposta della sanità pubblica ciociara è stata eccezionale e ha impedito che i numeri che lei ha citato fossero perfino peggiori. In tutta Italia all’inizio della pandemia medici e infermieri hanno dovuto affrontare il virus a mani nude. Questo non dobbiamo mai dimenticarlo. E bisogna sempre sottolineare come la Regione Lazio e la Asl di Frosinone si sono distinte per la risposta all’emergenza. Vorrei sempre ricordare che nel Lazio c’è una metropoli come Roma, con aeroporti, stazioni ferroviarie e tutto il resto. Eppure la situazione è stata sempre sotto controllo. Quanto alla sanità provinciale, l’Azienda Sanitaria l’ha completamente ribaltata. E pure in questo caso la situazione non è mai sfuggita di mano».

Siamo all’inizio della campagna vaccinale. Come sta andando?

«I numeri sono assolutamente parziali. Vedo due fattori limitanti. Il primo è legato alla disponibilità delle dosi dei vaccini. Il secondo alla modalità di somministrazione degli stessi. È chiaro a tutti che la campagna vaccinale potrà cambiare passo e marcia soltanto quando scenderanno in campo (mi passi l’espressione) i medici di famiglia. Quella sarà la svolta vera e decisiva».

Senta Cristofari, autorevoli virologi e infettivologi dicono sostanzialmente questo: si sta procedendo troppo piano con le vaccinazioni e il rischio è che nuove varianti del virus possano avere effetti anche sui vaccini. Vede anche lei questo tipo di rischio?

«La premessa è che francamente non ho la sensazione che si sta procedendo a rilento. Anzi. I vaccini somministrati in questo momento funzionano sostanzialmente così: hanno come tecnica la somministrazione di particelle di mRna messaggero all’interno delle cellule che inducono a produrre la proteina spike (proteina prodotta dal virus), senza potere infettante. Questo processo stimola la produzione di anticorpi contro questa proteina e protegge dal virus. Se dovesse esserci una mutazione del virus tale da alterare i processi finora conosciuti (sui quali sono stati parametrati i vaccini), il problema si porrebbe per tutti e ad ogni livello».

(Foto: Imagoeconomica)
Lei è anche il responsabile del Pronto Soccorso dello Spaziani. L’ospedale di Frosinone è migliorato rispetto a dodici mesi fa?

«È un ospedale diverso, con livelli professionalità che finalmente sono emersi. È la Asl di Frosinone ad essere migliorata moltissimo in questi ultimi dodici mesi. Proprio per la gestione della pandemia. Lo Spaziani è stato trasformato in Covid hospital in pochi giorni all’inizio della pandemia. C’è stata una riorganizzazione decisiva della rete ospedaliera. Ripeto: si è capito chiaramente che sulla sanità è fondamentale investire, mentre negli anni scorsi ci sono stati sempre e soltanto tagli». (Leggi qui Covid, via alla rivoluzione. D’Alessandro cambia tutto).

Ci sono però tutte le altrepatologie che non sono scomparse con il Covid. Come si sta procedendo?

«Al Fabrizio Spaziani stiamo procedendo con i doppi percorsi. Naturalmente l’attenzione per le altre patologie resta altissima, come sempre. Penso alle patologie oncologiche, a quelle chirurgiche, a quelle cardiocircolatorie».

Quanto ci sarebbe bisogno di avere più medici e infermieri?

«Ovviamente tantissimo, ma anche in questo settore scontiamo le logiche dei tagli degli anni passati. Diciamo che c’è stata scarsa lungimiranza nel settore del reclutamento dei medici».