«Che cu.., Cusani se n’è andato»

Forza Italia evita di alimentare la polemica dopo l’addio del sindaco di Sperlonga. Ma qualcuno ha tirato un sospiro di sollievo. Dopo lo strappo di Cusani i gruppi consiliari rassicurano: «L’unico obiettivo è riconquistare la Regione Lazio»

di Tony ORTOLEVA

per LATINA OGGI

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«Forza Italia c’è, è più unita che mai ed è impegnata nel percorso verso il 4 marzo, perché crediamo che la Regione Lazio e l’Italia intera debbano tornare ad essere guidate da Stefano Parisi e dal centrodestra»: dopo l’attacco al Partito e il conseguente addio di Armando Cusani (leggi qui Forza Italia si spacca, Cusani molla e se ne va «Smetto di essere schiavo»), i gruppi consiliari della Provincia e del Comune tranquillizzano gli animi, evitano di alimentare la polemica con l’ex presidente della Provincia e assicurazione l’impegno di tutti verso l’obiettivo del 4 marzo: vincere.

 

La posizione dei gruppi consiliari

La nota inviata ieri e firmata dai consiglieri comunali e provinciali Alessandro Calvi, Giorgio Ialongo, Giovanna Miele e Vincenzo Carnevale rappresenta una risposta, in qualche modo, alle parole del sindaco di Sperlonga.

«In questo momento e per tutti i giorni che seguiranno fino alla data del voto, ciascuno di noi è attivo sul territorio, come abbiamo sempre fatto, ascoltando abitanti, commercianti, imprenditori e residenti che vogliamo rappresentare a tutti i livelli nelle istituzioni – si legge nella nota dei consiglieri di Forza Italia – Il 4 marzo deve essere un giorno di svolta, possiamo riprenderci la Regione Lazio e restituirla ai legittimi proprietari, gli elettori, che chiedono un cambio radicale rispetto alla disastrosa gestione dell’amministrazione Zingaretti. Un fallimento certificato dalla sanità, con gli ospedali tutti sull’orlo del collasso, nessuno escluso, e Latina in particolare, a causa di una gestione scellerata che ha visto chiudere i presidi territoriali e l’utenza di una intera provincia costretta a confluire sul Goretti. L’inerzia di Nicola Zingaretti è testimoniata dalla mancanza di un piano rifiuti, cinque anni buttati senza produrre nulla. Per la Regione Lazio noi sogniamo e vogliamo realizzare un rilancio economico che parta dalla valorizzazione delle risorse di cui dispone il territorio a partire dalle coste dove è necessario provvedere al ripascimento. Il 4 marzo ci riprenderemo anche il governo nazionale. Lo faremo grazie ad un programma con cui Forza Italia si presenta agli elettori, che è chiaro e condensato in dieci punti. Al centro ci sono: crescita, sicurezza, famiglie e piena occupazione. Quindi meno tasse, meno stato, meno vincoli dall’Europa, contrasto all’immigrazione clandestina e lotta al terrorismo, assistenza ai bisognosi a partire dagli invalidi e da chi usufruisce delle pensioni minime e sostegno alle politiche familiari. Ecco, a noi interessa questo, vincere, governare in modo stabile e cambiare questo territorio, vincere anche le elezioni politiche e creare una filiera tra Regione e Parlamento. Un filiera che deve necessariamente proseguire anche negli enti locali, quelli che già amministriamo e quelli che amministreremo nei prossimi anni».

 

Il retroscena delle candidature

Forza Italia, con Cusani, perde sicuramente un signore del consenso, ma è anche vero che, sottotraccia, nel partito, l’addio è vissuto con un sospiro di sollievo da parte di molti dirigenti.

Nelle giornate convulse in cui si stavano definendo i candidati alle elezioni politiche, più di qualcuno ha telefonato o inviato sms al senatore Claudio Fazzone invitandolo a ragionare bene sulla eventuale scelta di candidare Alessandra Mussolini per aprire le porte dell’Europa a Cusani.

Tante perplessità legate alle vicissitudini giudiziarie, certo. Ma forse qualcosa s’è incrinato anche a livello politico all’interno del Partito. Spazi poi negati a Cusani anche per le Regionali, dove avrebbe magari potuto inserire l’assessore Lorena Cogodda, poi indirizzata nella lista di Energie per l’Italia, quella di Stefano Parisi.

Insomma, Forza Italia e Cusani restano nella stessa coalizione. Ma da separati in casa. Il voto dirà chi ha ragione e quanto Forza Italia perde o guadagna da questo addio.

 

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