Da Alvito al delitto Moro e l’agguato a Wojtyla: se ne va Marini

Si è spento il magistrato Antonio Marini. Procuratore Generale di Roma e poi avvocato generale della Corte d’Appello. Sue le inchieste sul delitto Moro e l'attentato a papa Wojtyla. Era nato ad Alvito.

Fino alla fine non aveva voluto lasciare la toga. A costringerlo era stato un provvedimento del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, riportando a 70 anni il limite massimo di età per restare in servizio. Così il primo gennaio 2016 era arrivato il momento di fermarsi anche per Antonio Marini, il Magistrato antiterrorismo che aveva le radici ad Alvito.

Antonio Marini

Procuratore Generale di Roma facente funzioni e poi avvocato generale della Corte d’Appello capitolina, era stato in quel palazzo di Giustizia per oltre 20 anni: il suo volto divenne famoso in Italia quando apparve sugli schermi in bianco e nero di un Paese sotto choc. Era il 1978, i magistrati erano un bersaglio nel mirino dei terroristi, il sostituto procuratore Antonio Marini venne chiamato a occuparsi del rapimento e dell’omicidio di Aldo Moro.

È sempre lui a sostenere la Pubblica Accusa anche contro le nuove Brigate Rosse, quello che uccisero il giuslavorista Massimo D’Antona. C’è la sua chioma canuta e folta con la toga sulle spalle anche nel processo sull’attentato a Giovanni Paolo II. E poi quello, complicatissimo, sull’assassinio dell’universitaria Marta Russo. È sua l’inchiesta aperta nell’aprile 2015 per identificare i due personaggi presenti nell’agguato di via Fani a bordo di una moto Honda: il sospetto era che fossero agenti del servizio segreto Sismi alle dipendenze del colonnello Guglielmi, che era presente al momento della strage.

Antonio Marini

Nato ad Alvito 78 anni fa, Antonio Marini è entrato in magistratura nel 1967 come assistente volontario di Salvatore Satta su questioni di diritto processuale e civile. Nel 1966 aveva frequentato la Columbia University di New York per studi di diritto comparato. la carriera con la toga l’aveva cominciata poche settimane prima del 1968: sostituto procuratore a Milano, dove si occupò della contestazione studentesca. Il ritorno nel Lazio è del 1977 per occuparsi di terrorismo all’antimafia.

Al momento di andare in pensione si sfogò con Repubblica. Rivelò il suo grande rammarico professionale: «In questo momento non me la sento di abbandonare il campo. Quel che mi dispiace di più è che restino impunite persone che hanno partecipato al delitto Moro. Ma il mio cruccio è la verità monca sull’attentato a Wojtyla».

Dopo l’assoluzione dei bulgari sospettati di essere gli esecutori di un attentato progettato dal Kgb Antonio Marini venne ricevuto in udienza privata da Giovanni Paolo II. Che gli chiese, “E allora, chi è stato…?“. Il magistrato rivelò anni dopo a Repubblica di avere risposto “Santità è stato un complotto“. Al che il pontefice domandò “Sì, questo lo so. Ma di chi?“. “Santità, non lo sapremo mai“.

È stato il suo più grosso rammarico.

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