Da Marzi a Cristofari, passando per Petrarcone e Fardelli: quel Pd che divora i figli

Da Marzi a Cristofari, passando per Petrarcone e Fardelli: quel Pd che divora i figli. E massacra migliaia di voti e di preferenze. Allontanando elettori grandi e piccoli. Ora c'è l'incognita Antonio Pompeo. E la Segreteria Provinciale.

Le chiacchiere stanno a zero. Questi, senza neppure un circolo di Partito, si sono presi l’Italia”.

“Questi” sono il Movimento Cinque Stelle. L’analisi, cinica, spietata ma terribilmente vera, è di Francesco De Angelis, capo del Partito Democratico in provincia di Frosinone. Ma a quell’analisi manca tutta la seconda parte, che riguarda proprio il Pd.

Perché il crollo dal 40% al 18% in tutta Italia, pure in provincia di Frosinone? Solo per le responsabilità (enormi) di Matteo Renzi, Luca Lotti e Maria Elena Boschi? No. Perché sui territori ci sono gli esponenti locali.

 

Un anno fa si votava al Comune di Frosinone. Trionfo al primo turno del sindaco uscente Nicola Ottaviani, con il candidato del centrosinistra letteralmente travolto. Quel candidato era Fabrizio Cristofari, presidente dell’Ordine dei Medici. Un pezzo da novanta, una risorsa che il Pd e l’intero centrosinistra avrebbero dovuto valorizzare e difendere. I

nvece nulla, Cristofari fu lasciato solo al suo destino, con i big sull’Aventino e con liste imbarazzanti. Ancora una volta il Pd aveva “sacrificato” uno dei figli migliori.

Era successo già con gli ex sindaci Domenico Marzi e Michele Marini, che nel 2012 si “scannarono” fra loro aprendo le porte all’era Ottaviani.

Fossero stati uniti avrebbero stravinto.

 

I leader del Partito non hanno battuto ciglio. Non Francesco De Angelis, non Francesco Scalia, non Simone Costanzo, non Nazzareno Pilozzi.

L’unica a strillare (nel deserto) fu Maria Spilabotte, che da senatrice in carica ebbe il coraggio di candidarsi due volte. Nel 2012 fu eletta consigliere ma un anno dopo si dimise per concorrere al Senato. Nel 2017 è stata la prima dei non eletti, mettendoci però faccia e voti.

In precedenza, per restare a Frosinone, erano state sacrificate le legittime ambizioni di Norberto Venturi e Angelo Pizzutelli.

 

Ripercorriamo i nomi: Marzi, Marini, Venturi, Pizzutelli, Cristofari. Migliaia e migliaia di voti ai quali il Partito non ha guardato. Perché oggi tutte queste persone dovrebbero immolarsi per il Pd?

Infatti non lo fanno e i risultati si vedono.

 

A livello provinciale, per motivi completamente diversi, sono stati “sacrificati” Giuseppe Golini Petrarcone (spaccatura alle elezioni di Cassino quando lui era sindaco uscente), Fausto Bassetta ad Anagni (sfiduciato con le dimissioni di massa), Marino Fardelli (emarginato nel momento cruciale delle Regionali), Barbara Di Rollo (silurata dalla sua stessa componente per la presidenza della Saf).

Sono pochi ma significativi esempi di come il Pd divori i suoi figli migliori, buttando al macero migliaia di voti che infatti risultano decisivi (negativamente) alle amministrative.

 

Il Partito Democratico non vince più alle comunali. L’eccezione è rappresentata da Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino e presidente della Provincia. Ma lui è un “irregolare” nel Partito: guarda agli amministratori, preferisce fare piuttosto che annunciare, ha ottimi rapporti con tutti ma non si piega a nessuno. Potrebbe provare a scalare la Segreteria Provinciale, ma deve effettuare tre passaggi.

Il primo è la pacificazione con l’area di Marino Fardelli. Il secondo è la leadership della componente di Francesco Scalia. Il terzo consiste nell’intesa con l’area di Simone Costanzo.

Si può fare.

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