Da Parigi a Wimbledon passando per Odessa: la metafora di Ancelotti

La Champions di Ancelotti è la metafora di una stagione italiana. Nella quale con troppa fretta si decide di mettere da parte chi si ritiene sia finito. E invece...

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Ieri sera Carletto Ancelotti vincendo la Champions League col suo Real Madrid è diventato l’allenatore a vincerne di più nella storia, ben quattro.

Niente male per uno che qualche stagione fa fu esonerato dal Napoli perché vecchio e perdente. A volte si dovrebbe pensare più a lungo a sottovalutare persone che nella vita sono sempre state vincenti prima di considerarle finite. Vale nel calcio come in altri campi.

È la regola dei parvenue, che quasi sempre poi fanno figuracce quando torna in campo chi forte lo è sempre stato.

In gommone per vedere la sconfitta

Il Real Madrid festeggia la Coppa

Questa della Champions era la finale che doveva tenersi a San Pietroburgo ma che è stata a spostata a Parigi per le note sanzioni nei confronti della Russia. Devono aver colto troppo alla sprovvista i francesi perché per la prima volta nella storia è iniziata con oltre trenta minuti di ritardo perché gli organizzatori non sono riusciti a far affluire regolarmente il pubblico nello stadio.

Una prova di disorganizzazione che ha provocato prima la confusione degli steward all’ingresso e poi duri scontri con la polizia durati fino a partita iniziata. Così mentre i giocatori rientravano in campo per un ulteriore riscaldamento per allungare il brodo sui social molti si chiedevano se nella Russia di Putin, sede originariamente designata, sarebbe mai successo un fatto del genere. La maggioranza propendeva per il no.

Chissà se tra quelli bloccati ai tornelli c’erano anche i 12 coraggiosi tifosi inglesi del Liverpool che hanno attraversato la manica in gommone pur di vedere la partita.

Saltato per un caos dei trasporti il loro volo, i fratelli Adam e Tom Dring da Huyton nel Merseyside ed il resto della compagnia non si sono dati per vinti, volo da Heatrow fino all’isola di Jersey e da li con un gommone verso Saint Malo in Francia. Temerari non c’è che dire, magari se avessero saputo prima il risultato si sarebbero risparmiati la faticaccia.

Wimbledon? Un’esibizione

Wimbledon in 100 anni

Chissà come avranno programmato il ritorno adesso, nel tratto inverso in gommone rischierebbero di essere scambiati per clandestini dopo la stretta data all’immigrazione clandestina in questo periodo dal premier britannico Boris Johnson.

Rischierebbero di perdere anche il torneo di Wimbledon il più antico e prestigioso della storia del tennis che inizia in questi giorni. Torneo che per la prima volta quest’anno è stato declassato e non attribuirà punti per la classifica mondiale.

Eh si perché non è bastato il calcio, anche il tennis ha subito la poderosa scure delle misure antirusse vietando la partecipazione agli atleti putiniani. Non l’hanno presa bene tutti gli altri tennisti riuniti nella loro associazione di categoria che, come un po’ tutti, stufi di queste misure, si sono nettamente schierati contro il governo e contro l’esclusione dei loro colleghi declassando il torneo a semplice esibizione.

Insomma Wimbledon, la culla del tennis semplice esibizione. Mi vergogno solo a scriverlo.

Inseriremo questi avvenimenti nella lunghissima lista di misure autolesionistiche che da settimane mettono in ginocchio la nostra economia, lo sport le istituzioni. Forse non sono inutili davvero perché stanno facendo capire quanto errata sia la strada che si sta seguendo.

Oltre i condizionatori

Mario Draghi

Ma lo sport non basta. Non è bastata neanche la minaccia dei condizionatori a far incrinare il fronte. Forse adesso però la minaccia della recessione ed addirittura della fame sta smuovendo qualcosa.

Eh si perché oggi in serie i premier Draghi, Scholz, Johnson, Macron hanno chiamato direttamente Putin per pregarlo di allentare la stretta ai trasporti via mare. Perché in questo momento il grano russo e ucraino non può essere esportato. Finendo per provocare la più grande crisi alimentare dell’ultimo secolo.

Le telefonate devono essere state bellissime perché da due mesi proclamavano che stavamo riducendo alla fame i russi mentre alla fame stiamo finendo noi e sul serio.

Sul fronte bellico a sentire i media pare li stiamo distruggendo, poi però siamo costretti a chiedere il permesso a Putin di far passare le navi sennò tra poco non possiamo fare neanche il pane. Non c’è che dire lo stiamo stritolando con le nostre sanzioni.

La cosa bella è che Putin ha pure detto di si. Io francamente lo avrei mandati tutti a quel paese. I tg ieri titolavano “contatti con Putin per il grano” e la notizia seguente era “domani il parlamento europeo si riunisce per le nuove sanzioni alla Russia”. Roba che se non fosse vera purtroppo sarebbe da sbellicarsi dalle risate.

Storia dimenticata, previsione errata

Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica

E dopo la figura fatta con il braccio di ferro sul gas ed il pagamento in rubli questa sul cibo fa il paio e regala un quadro incomprensibile se non forse ridicolo.

Noi felici per aver levato una finale Champions e due tennisti da Wimbledon a Putin che invece ci può levare energia e cibo. Difficile aver visto nella storia governi europei più sprovveduti di questi francamente, che non hanno previsto nessuna delle conseguenze reali della insane misure restrittive.

L’errore nella previsione sta nel fatto che ritenevano – ragionando all’occidentale – di poter piegare Putin creandogli delle scomodità interne; alle quali ritenevano che i russi si sarebbero ribellati. Ma i russi non sono occidentali, sono russi. E Putin lo è più di tutti: sa che all’inizio bisogna incassare e rinculare, facendo sfiancare l’avversario che spera in una vittoria lampo. A quel punto: contrattaccare. Stalingrado ha insegnato nulla ai nostri governanti: eppure l’Europa oggi è così in seguito ad un risultato militare maturato su quel fronte. Con questa tattica.

Il rischio catastrofe

Foto Tama66 / Peter H / Pixabay

Ma qualcosa cambia. Ieri l’ufficio studi del Sole 24 Ore avvisa che in caso di crisi energetica scenderebbe il Pil italiano del 2%. Praticamente una catastrofe. Pensa ad aggiungere una crisi alimentare mondiale.

Così anche i più oltranzisti tipo Enrico Letta iniziano a cambiare il tiro chiedendo “una pace immediata anche se ingiusta”. Come a dire la guerra va male fermiamoci prima che vada peggio anche a noi. Non lo direbbe mai con queste parole ma il succo è quello.

Anche perché il fronte si sta rompendo. Salvini annuncia un viaggio di pace in Russia. Il governo si imbestialisce e lo redarguisce, Giorgia Meloni gli fa fare l’ennesima figura lasciandolo solo con il biglietto aereo in mano davanti al check-in: «Così rompe il fronte occidentale. Non si fa propaganda con la guerra». Lui tentenna. Ma è evidente che qualcosa sta evolvendosi. Qualcuno si sta rendendo conto che la retorica e le sanzioni non reggono la botta contro le bombe, i carri armati, il gas e la fame.

La Champions di Putin

Foto Kremlin Press Office

Cercavo di immaginare se ieri Putin avesse avuto il tempo di vedere la finale Champions oppure avesse preferito farsi relazionare dai suoi generale sulla conquista di Kherson altra importante città del sud ucraino da oggi passata sotto il controllo russo insieme a Lyman.

Secondo me ha preferito le notizie dal fronte, dove praticamente la Russia ha preso il controllo di tutta la fascia sud est dell’Ucraina che è esattamente quello che voleva. Manca solo Odessa a cui manca solo una piccola striscia di terra per essere separata dal resto di Ucraina ed isolata dalla terra ma anche dal mare perché la principale causa del blocco dei trasporti è il mare completamente minato dagli ucraini stessi per non far avvicinare le navi russe.

Dunque deve essere stata fantastica la telefonata di Draghi che suonava circa così “scusa Vladimir mi prometti che se noi togliamo le mine tu non ne approfitti?” Che nei fatti è più penosa della telefonata con l’accento svedese di Fantozzi per il riscatto della mamma del megadirettore rapita.

Però Putin un’occhiata alla Champions l’avrà data, magari senza farsi vedere, e forse si sarà sentito anche lui un po’ Ancelotti. Dato per perdente dall’inizio del torneo, dato per bollito. Fino all’ultimo momento tutti davano favorita la brillante e democratica squadra di Klopp anche i bookmakers. Però alla fine Carletto nostro ha prima vinto il la Liga spagnola e ora la Champions senza curarsi dei giudizi sprezzanti di chi lo dava per finito. E la coppa l’ha portata a casa.

Il mistero in cabina

Foto: Archivio Imagoeconomica

Comunque  in questa settimana vissuta di caos tra sport e trasporti non poteva non spiccare l’Italia con la notizia più brillante.

Un volo della neonata compagnia Ita Airways che ha sostituito Alitalia, senza però perdere il vizio dei passivi e dei debiti, ha allarmato mezza Europa. Partito infatti da New York al momento di sorvolare la Francia è stato contattato dai servizi radar di controllo transalpini ai quali non ha risposto per più di dieci minuti.

Neanche a dirlo allertate tutte le forze di sicurezza si temeva un attentato, un dirottamento insomma una vera emergenza perché è raro che non risponda né pilota né copilota.

All’atterraggio infatti per direttissima è stato licenziato il comandante e fornita la versione ufficiale che stessero dormendo e non avrebbero risposto per questo. Ma, continuava il comunicato, i passeggeri hanno volato sempre in totale sicurezza. Alla faccia della sicurezza coi due piloti addormentati.

Ricordava una scena di “National lampoon vacation” un film americano in cui una famiglia in un viaggio notturno  in macchina viene ripresa dal regista in sequenza inquadrando prima la moglie che dorme sul sedile passeggero, poi dietro i figli sul sedile posteriore che dormono, infine il guidatore, il padre, Chevy Chase, che inquadrato dorme pure lui, infatti poco dopo la macchina esce fuori strada e finisce infrattata.

Ora i più maligni, soprattutto quelli cha hanno visto l’aereo più pazzo del mondo, hanno iniziato a propalare le più svariate teorie. Soprattutto quella che il comandante si fosse appartato con la hostess, certamente più stuzzicante del sonnellino, ma qualcuno ha obiettato che comunque il vice comandante in quel caso avrebbe potuto rispondere. Allora i più maligni hanno sentenziato che il comandante si fosse distratto proprio col vice inaugurando invece che un volo tricolore uno “arcobaleno”.

La metafora italiana di Ancelotti

Forse non lo sapremo mai, ma la metafora dell’Italia che viaggia come un aereo in piena corsa i cui piloti si sono addormentati, ma per cui ci rassicurano che il volo è in piena sicurezza, è tristemente attuale anche se speriamo, per il nostro bene, non profetica.

A questo punto mi fiderei di più come pilota di Ancelotti che dei dormienti di Ita Airways. Molti ricorderanno che è anche pilota di elicotteri e che quando allenava faceva la tratta Milano Parma in elicottero autopilotando per andare agli allenamenti alternandosi alla guida addirittura con la moglie.

Sarà il periodo strano, sarà l’incertezza per il futuro, ma tra questi pilotini giovani e chiacchieroni ed i capitani di lungo corso io non avrei mai dubbi. Sempre meglio l’usato sicuro, e soprattutto vincente.

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