Da Piazza Grande a Piazza Maggiore: ultima chiamata per Zingaretti

Il popolo del centrosinistra di Bologna ha lanciato un doppio messaggio al segretario del Pd: c’è chi non vuole arrendersi all’avanzata della Lega di Salvini, ma al tempo stesso è ora di prendere decisioni nette nei confronti dell’immobilismo dei Cinque Stelle e della continua rottamazione di Matteo Renzi.

La manifestazione di Piazza Maggiore a Bologna dice ai leader del Pd che il popolo del centrosinistra c’è. Il rischio è pensare che basti una rondine per fare primavera. Il tema dell’Emilia Romagna è complesso e delicato. Perché il 26 gennaio si vota per il governo di una Regione che rappresenta un’eccellenza europea per la sanità, per i servizi sociali e per molto altro. Con un presidente, Stefano Bonaccini, forte, autorevole, stimato, competente. Ma tutto questo non basta.

Piero Fassino © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

Non bastò al sindaco di Torino Piero Fassino, che pure aveva letteralmente trasformato il capoluogo piemontese. Lo aveva rivoluzionato e messo al centro di un sistema culturale, turistico ed impone editoriale che ne facevano una delle grandi città europee. Dovette però arrendersi al vento nazionale del Movimento Cinque Stelle e infatti vinse Chiara Appendino.

Bonaccini si è già stancato di ripetere che dal 27 gennaio (il giorno dopo le elezioni) si tratterà di amministrare l’Emilia Romagna e che Matteo Salvini tornerà a Roma. Eppure nei sondaggi Stefano Bonaccini è avanti di un’incollatura rispetto a Lucia Borgonzoni, candidata della Lega. Questo perché la posta in palio è nazionale: il risultato dell’Emilia metterà in discussione la tenuta del Governo Conte, il futuro dell’alleanza giallorossa, i rapporti tra il Pd e Italia Viva di Matteo Renzi e perfino gli equilibri in un centrodestra dominato da Matteo Salvini.

Tutti temi che non c’entrano nulla con il governo di una Regione, ma ormai la politica italiana vive in uno stato di perenne campagna elettorale nazionale. Chi perde è perduto. Almeno per un po’. 

Piazza Grande

Però ieri sera c’è stata Piazza Maggiore, l’effetto sardina, una marea umana che ha pacificamente circondato il palazzetto dove il leader della Lega Matteo Salvini stava parlando per iniziare la campagna elettorale. Certo bisogna considerare che parliamo di Bologna e che l’esempio non si può estendere a tutta Italia. Però può dare al segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti la spinta per ricalibrare il Partito, la coalizione e le alleanze. Perché una cosa è vera: senza il Pd non può esserci nessuna coalizione alternativa al centrodestra a traino Carroccio.

Il Movimento Cinque Stelle è immobile, Matteo Renzi si diverte ad accendere un fuoco al giorno, tutto il resto non c’è. Mentre esiste un popolo di centrosinistra che non vuole arrendersi all’ipotesi che Salvini possa conquistare tutta l’Italia. E’ da lì che Zingaretti deve ripartire. Legando idealmente Piazza Grande a Piazza Maggiore.

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