Dal 4 marzo 2018 al 26 gennaio 2020, la scala reale di Zingaretti

Confermato presidente della Regione Lazio nel giorno del tracollo del Pd di Matteo Renzi, poi il trionfo alle primarie del partito con Piazza Grande, quindi il ritorno al Governo e l’assorbimento indolore della scissione di Italia Viva. Infine il capolavoro in Emilia Romagna. Il segretario del Pd sempre più leader.

Il Corriere della Sera riferisce di un Nicola Zingaretti disteso e determinato, al punto da dettare una strategia precisa ai suoi: «Ragazzi la nostra linea si sta rivelando vincente. Abbiamo rotto lo schema del Pd perdente del dopo 4 marzo. Il Partito è unito anche per questo. Ma ora, mi raccomando, nessuna iattanza nei confronti dei Cinque Stelle».

Nessun attacco ai Cinque Stelle, nel giorno in cui gli analisti dei flussi elettorali confermano la sensazione evidente: due elettori pentastellati su tre hanno votato per il Pd. Ma Zingaretti sa che, quando si vince, bisogna evitare la tentazione di stravincere. Aggiunge: «Ci assumeremo noi la responsabilità di rafforzare l’esecutivo, guai a vivacchiare, ora dobbiamo partire con la fase 2». Un concetto che ha illustrato anche al premier Giuseppe Conte.

Nicola Zingaretti con Anna Ascani e Andrea Orlando. Foto © Imagoeconomica / Alvaro Padilla

Il bilancio di Zingaretti negli ultimi due anni è impressionante: conferma come presidente della Regione Lazio il 4 marzo 2018, giorno del tracollo del Pd di Matteo Renzi. Vittoria schiacciante alle Primarie per la segreteria meno di un anno fa. Poi la risalita del Partito alle Europee.

Certamente in alcuni contesti il centrosinistra ha perso: l’Umbria e la Calabria, dove però c’erano situazioni particolari. Nel frattempo il Pd è tornato al Governo, ha subito senza accorgersene la scissione di Matteo Renzi, alle Regionali di domenica è stato il primo Partito sia in Emilia Romagna che in Calabria. Ma Zingaretti ha gestito alla perfezione tre situazioni chiave: ha blindato Giuseppe Conte, sganciandolo dai Cinque Stelle, ha dato carta bianca a Stefano Bonaccini di fare una campagna elettorale con i Partiti in secondo piano, ha lasciato giustamente spazio e onori alle Sardine.

Adesso, avendola annunciata prima, si appresta a celebrare una stagione congressuale nella quale tutto sarà in discussione meno che la sua leadership. L’unica variabile sul cammino del prossimo futuro sono i Cinque Stelle: continuano a perdere parlamentari oltre che voti e questo potrebbe influire sulla tenuta della maggioranza e del Governo. Nicola Zingaretti però non appare preoccupato.

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