Silenzio, Carlo Maria parla al Bundestag (di M. Molisani)

Il sindaco di Cassino Carlo Maria D'Alessandro parla di fronte al presidente del Parlamento tedesco Wolfgang Schäuble. Il messaggio a reti unificate: sulla sua bacheca Facebook e quella degli amici. La tristezza di Mario. Il ricorso impossibile o quasi.

Mario Molisani
Mario Molisani

L'ombra nei palazzi del potere

In altre epoche si sarebbe emanata una ordinanza per far chiudere le attività commerciali ad un’ora prestabilita. Niente e nessuno avrebbe dovuto avere la scusa per dire di non aver udito la parola. La filodiffusione avrebbe pensato poi a diffondere il verbo da Palazzo De Gasperi fino alla vetta del sacro monte. L’eco avrebbe pensato a espandere la voce in tutta la valle del Gari.

L’INTERVENTO AL BUNDESTAG

Nell’epoca dei social network è bastato mettere in rete, attraverso il processo delle condivisioni, il profilo personale di Carlo tornerò (prima o poi) snellissimo D’Alessandro con gli account istituzionali del Comune di Cassino, per far seguire in diretta l’intervento del primo cittadino davanti a Wolfgang Schäuble Presidente del Parlamento Tedesco.

La fiaccola Pro Pace Et Europa Una, accompagnata dai Sindaci delle città benedettine (Norcia, Subiaco e Cassino) è stata accolta infatti nel Palazzo del Reichstad dove ha sede il Bundestag, il parlamento federale di Germania. È stata Berlino, infatti, la capitale Europea, designata dagli organizzatori per il tour della sacra torcia.

CARLO IL PANZER

CMD’A non appena saputo che sarebbe toccato a lui rivolgere il saluto a nome delle tre comunità di fronte al presidente del Parlamento Tedesco, Wolfgang Schäuble non è stato più nella pelle. “Io? Ma davvero dite? Ed avete chiesto a Mario: ma non è che lui preferirebbe farlo tenere a Pasquale Ciacciarelli il discorso? O forse lui stesso, così torna subito a fare qualcosa?”

I suoi compagni di viaggio dicono di averlo visto passeggiare avanti e indietro, col suo possente passo, sull’Unter den Linden, con il telefono all’orecchio divulgando la lieta novella, dapprima alla famiglia e poi a tutto il resto del mondo terreno.

Ora dobbiamo dare massima diffusione alla notizia” ha detto Carlo Panzer D’Alessandro ai suoi compagni di ventura Dana Kartoffel Tauwinkelova, Peppe Sturm und Drang Di Mascio e a Beniamino Das Schweigen Papa. “Ya“. La risposta unanime del gruppo.

Soltanto dopo essersi accertato che anche nelle redazioni di Der Spiegel, La Pravda e Al Jazeera fosse arrivato il dispaccio che annunciava il prossimo discorso, il suo battito cardiaco è tornato al pacifico ritmo del CMDA’s Karma.

E ALLA FINE HA PERSO SOLO M.A.

Intanto mentre Carlo Panzer D’Alessandro è fuori nazione il gioco (si fa per dire) preferito dei bambini dell’asilo pro tempore allestito a Palazzo De Gasperi è l’analisi del voto.

Una riflessione secondo la quale tutti hanno vinto e l’unico che ha perso e, quindi, rimane a contare, è l’ex commander in Chief, Mario Abbruzzese.

Non si dà pace M.A., da giorni guarda e riguarda i dati, i numeri che lo hanno estromesso da Montecitorio. Quelle cifre dicono che basterebbe recuperare una sessantina di voti, spostandoli da una parte all’altra, per vedersi rendere giustizia. E spalancare i portoni di Montecitorio, con ritardo ma comunque con tutti gli onori. Quindi, ha ordinato che venissero contattati tutti i rappresentanti di lista inviati a vigilare sullo spoglio, per verificare se avessero notato voti contestabili sui quali fondare un ricorso o la richiesta di un riconteggio.

Con amarezza, lo stato maggiore in smobilitazione dell’ex Commander, ha scoperto che… non esistono più i rappresentanti di lista d’una volta. Molti nemmeno sapevano di dover sorvegliare il voto ma pensavano che il loro compito si esaurisse evitando di andare al lavoro. Altri, interrogati, hanno dimostrato di non avere capito una cippa loro per primi su come si votasse. Bei tempi quelli in cui su ogni preferenza era una battaglia. E sui voti contestati si costruivano le basi per eventuali impugnazioni.

Invece… addio ricorso per l’elezione. Una elezione che molti davano per certa, anche il Commander.

Ma siamo sicuri che in Forza Italia tutti l’avrebbero voluto in Parlamento? Se fosse stato così qualcuno avrebbe dovuto garantirgli un biglietto di solo andata a Palazzo Madama e non una carta d’imbarco Ryanair.

A buon intenditor….