D’Alessandro: «Non mi faccio ricattare: mi dimetto prima»

Il sindaco di Cassino Carlo Maria D'Alessandro ha ipotizzato le sue dimissioni. Lo ha detto ieri sera durante una riunione. Piuttosto che farsi logorare o commissariare sul Bilancio preferisce andarsene. Mandando a casa tutti

«Io non voglio essere sotto ricatto. Se volete “giocare” a farmi cadere vado via io prima»: Carlo Maria D’Alessandro lo ha detto ai suoi assessori, nel corso del facci a faccia avuto ieri sera.

Al ricatto di fargli mancare la maggioranza in aula e bloccargli l’azione amministrativa, il sindaco di Cassino ha risposto con un altro ricatto: «Io potrei anche dimettermi e ce ne andiamo tutti a casa. Un lavoro ce l’ho, mi riusciva pure benino, ho provato a mettermi a disposizione della città ma se non va bene io non ho nessuna intenzione di stare in paradiso a dispetto dei santi».

 

Prova a riprendere le redini della sua amministrazione Carlo Maria D’Alessandro. Che nella giornata di lunedì aveva ricevuto l’ultimatum di quattro esponenti della sua maggioranza: una lettera con cui chiedevano un rimpasto in giunta per contare di più, l’assegnazione della delega ai Servizi Sociali, il ridimensionamento del presidente d’Aula Dino Secondino, una maggiore collegialità nella scelta dei professionisti ai quali affidare le consulenze esterne, la revoca dei recenti incarichi professionali. (leggi qui Scoppia la guerra dentro la maggioranza: ultimatum a D’Alessandro). A siglarla erano stati i due consiglieri comunali della Lega Claudio Monticchioe Robertino Marsella e i loro colleghi di Fratelli d’Italia Rosario Franchitto e Antonio Valente di Noi con l’Italia.

 

La contromossa è stata una lettera che doveva essere firmata dai restanti dieci consiglieri di maggioranza. Nella quale ribadire la loro fiducia al sindaco e chiedere a loro volta l’azzeramento della giunta: per ridimensionare i gruppi dissidenti. Ma lo squarcio si è allargato. E da quattro i dissidenti sono diventati sei. Si sono aggiunti la capogruppo di Forza Italia Rossella Chiusaroli e Gianluca Tartaglia. (leggi qui In due rifiutano di firmare la solidarietà al sindaco)

 

Perché non hanno firmato? Le cronache riferiscono di una capogruppo a ridosso della crisi isterica per il modo in cui le è stato chiesto di sostenere la posizione politica del sindaco: «Vieni a firmà». O secondo un’altra versione «Viè ca serve na firma». Quale delle due sia la versione giusta, comunque ha scatenato la rabbia politica di Rossella Chiusaroli. Che ha ricordato al sindaco ed al suo presidente del Consiglio che a) un documento politico di quel calibro va condiviso e possibilmente scritto insieme ai Capigruppo b) la raccolta delle firme a sostegno va fatta dai capigruppo affinché possano spiegare ai Consiglieri il contenuto politico e la strategia da tenere. Pare che la risposta ottenuta da sindaco e presidente sia stata «Non faccio la serva e non firmo».

 

Quando è stato chiaro che il fronte allargava, Carlo Maria D’Alessandro si è trovato di fronte a due strade. La prima: accontentare i ribelli, fare il rimpasto, prendere al volo il pretesto e mandare via un paio di assessori poco produttivi, nominare i nuovi assessori, sostituirli in aula con i primi dei non eletti, sbattere fuori dalla giunta i neo assessori dopo qualche mese e tenersi i Consiglieri fedelissimi entrati in aula al loro posto.

La seconda: ricordare a tutti che per lui la politica è solo una parentesi.

È quello che ha fatto. E si andrà al braccio di ferro.

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