I D’Alessandro Papers: tutti i milioni di debiti che mandano in crack il Comune

I revisori dei conti hanno lasciato il Comune di Cassino alle 22:38 di questa sera. Preso atto dei buchi segnalati. E della mancanza di risorse per poter onorare i debiti. Relazione alla Corte dei Conti ed al Ministero dell'Interno

Sono usciti dal municipio di Cassino alle 22.38. I dottori commercialisti Francesco Fraticelli, dirigente del settore Finanziario del Comune di Fiano Romano e cinque pagine di curriculum, Armando Tranquilli di Viterbo capo del team Saveconta di Roma, Gianfranco Soccorsi di Roma, sono i tre revisori ufficiali del Conto del Comune di Cassino.

Il sindaco Carlo Maria D’Alessandro li aveva pregati in mattinata di raggiungerlo nel palazzo comunale.

I tre professionisti sono arrivati nella tarda mattinata. Sono rimasti in Comune fino a tarda sera per redigere la relazione sul Consuntivo: è l’atto fondamentale con il quale avviare l’iter per riconoscere la bancarotta.

I Revisori del Conto hanno esaminato decine di documenti, incrociato dati, incolonnato cifre e tracciato totali. Hanno preso così atto di quanto ha dichiarato il dirigente dell’Area Finanziaria comunale Monica Tallini. E cioè che mancano le coperture con cui poter onorare alcuni milioni di euro di crediti diventati immediatamente esigibili.

Ora dovranno scrivere la loro relazione. E dire se il Comune è in dissesto oppure è ancora in condizione di andare avanti.

 

Nel pomeriggio, Carlo Maria D’Alessandro ha fatto partire un plico per la Corte dei Conti e per il Ministero dell’Interno. È un report di quattro pagine, più una di presentazione ed una tabella riassuntiva. Ci sono tutte le esposizioni che il sindaci attribuisce alla responsabilità del suo predecessore Giuseppe Golini Petrarcone.

Ci sono mutui fino all’anno 2035, disavanzi spalmati fino al 2044. Cifre pari a 57 milioni di euro, più altri 12 milioni e mezzo di interessi. Il tutto per un totale di 69 milioni e mezzo di euro.

Nella lettera di accompagnamento il sindaco scrive ai magistrati contabili ed alla Direzione Centrale della Finanza Locale presso il Viminale che «dalla verifica del mantenimento degli equilibri contabili, gli stessi risultano gravemente compromessi».

 

Scorrendo il prospetto, così come sono incolonnate le somme, si ricava che il giorno in cui l’assessore Enzo Salera ha consegnato i libri contabili all’amministrazione subentrante, il Comune di Cassino era indebitato fino all’anno 2045 per un totale di 69 milioni 537 mila 649 euro e 43 centesimi.

In base agli accordi presi, il 56% di quel debito andava pagato nei 5 anni di amministrazione D’Alessandro. E nei 5 anni successivi andava pagato fino all’80% del totale.

 

Nella nota di spiegazione, Carlo Maria D’Alessandro scrive che «già dal mese di agosto 2016 appariva chiaro che la situazione descritta non era rispondente alla realtà del debito consolidato, ma esistevano debiti pregressi trascurati dalla precedente gestione».

Segue il dettagliato elenco:  

Debito di 754mila euro per via di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nota dal 2003. Debito «tutto ascrivibile all’inerzia della passata amministrazione che non ha previsto il riconoscimento del debito nel piano di riequilibrio». Cioè: quando ha tirato fuori le carte e chiesto il pre dissesto, non ha detto nulla di quel debito.

Debito di 186mila euro «per le spese sostenute per gli uffici giudiziari con fatture emesse tutte nell’anno 2015, gestione Petrarcone

Sentenza ditta Turriziani Petroli per complessivi un milione e quasi 700mila euro, dei quali D’Alessandro attribuisce la paternità ancora una volta al suo predecessore.

Sentenza SIBA per altri 350mila euro

Ordinanza immediatamente esecutiva per poco meno di 700mila euro a favore della CO.GE.CO. srl per una causa iniziata nel 2011

 

Il sindaco a questo punto indica una serie di somme, sottolineando che non sono mai state indicate nel piano di Riequilibrio per il quale l’amministrazione Petrarcone chiese ed ottenne una serie di benefici.

Eccole:

Transazione con società Percorso Sicuro per complessivi 38mila euro.

Transazione con società InOffice per complessivi 29mila euro per fatture non pagate nel periodo 2014 – 2015.

Debito fuori bilancio per complessivi 379mila e 500 euro in favore della De Vizia Transfer Spa per lavori eseguiti extracontratto dal 1 aprile 2015.

Fatture inevase ed ascrivibili all’Area Tecnica negli anni della gestione Petrarcone per quasi 148mila euro dal 2012 al 2016. Più altri 249mila euro negli anni 2013 e 2014

 Inoltre ci sono altri 71mila e 600 euro dovuti alla Sapidata per l’elaborazione e spedizione di verbali di contravvenzione.

 

Raschiando il fondo del barile, spiega il sindaco, manca la copertura per 32milioni e 392mila 916 euro e 93 centesimi. Non tutti sono immediatamente esigibili. Tenendo conto solo delle somme da pagare subito mancano le coperture su 7 milioni e mezzo di euro. Ai quali però bisogna aggiungere un altro milione e mezzo per le quote di depurazione mai versate dal 2006 al 2015 ad Acea.

 

In virtù di quelle cifre, Carlo Maria D’Alessandro spiega «ad oggi non esistono le risorse finanziarie per far fronte alla massa debitoria, si ribadisce non accertata e ricompresa nel piano di riequilibrio del 2013».

Che tradotto significa, Petrarcone non lo aveva detto.

Sempre lui.

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