Dalla grande sete alla grande fame: Anbi lancia l’allarme

Il nuovo allarme è sul fronte alimentare. Rischiamo di non avere abbastanza cose da portare sulla tavola. Colpa del cambiamento di clima ma anche della guerra. La nuova sfida per i Consorzi di Bonifica. L'allarme lanciato dai territori

Il fronte della guerra non passa solo per Mariupol ed Irpin, non assedia solo Odessa e Leopoli. Passa lungo le condotte che fino ad oggi hanno portato nel Lazio il metano russo con cui ci siamo scaldati, abbiamo cucinato, spinto i motori delle nostre fabbriche. Ma passa anche lungo una delle frontiere che per anni non abbiamo voluto vedere: quella della tavola. Nei porti dell’Ucraina sono ferme tonnellate di grano che solo in parte stanno in difficoltà il nostro sistema di approvvigionamento: ma hanno messo a nudo il nostro fianco scoperto. È quello dell’autosufficienza alimentare. Non produciamo abbastanza cose da mangiare, la follia della guerra ad Est porterà ad una crisi alimentare: nessuno sa quanto sarà grande. La sfida oggi è quella di raggiungere l’autosufficienza alimentare.

L’allarme lo ha lanciato Massimo Gargano, presidente nazionale di Anbi, l’Associazione Nazionale delle Bonifiche Italiane. Lo ha fatto in occasione dei 100 anni dei Consorzi, celebrati a Roma al Tempio di Adriano.

Sintonia con Draghi

Mario Draghi

È un allarme dannatamente serio. In piena sintonia con il Governo del presidente Mario Draghi. Nelle ore scorse a Montecitorio è stato chiaro. “Le ricadute economiche del conflitto in Ucraina vanno oltre il costo dell’energia. Si registrano aumenti anche nei prezzi dei generi alimentari. A livello globale, sono cresciuti in modo quasi continuo da metà 2020, e sono attualmente ai massimi storici. Questo ha delle conseguenze tangibili per i prezzi nei supermercati”.

Quanto sono aumentati? Secondo i dati Eurostat, a febbraio i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 5,2% rispetto all’anno scorso. È cresciuto il prezzo della pasta (11%), dello zucchero e del pane (5%), quello della carne (4%).

Su un punto Mario Draghi e Massimo Gargano parlano ad una voce sola: “Questi rincari dipendono da shock esterni, che ci impongono di accelerare nel percorso di autonomia strategica in campo alimentare. Questo processo è alla portata della capacità tecnologica e produttiva europea, ma richiede un impegno immediato, ad esempio l’aumento delle aree coltivabili“.

Anbi, cento anni in prima linea

Massimo Gargano

È la nuova sfida per le Bonifiche. Negli ultimi anni sono passate dall’essere quelle che aprivano e chiudevano i rubinetti dell’acqua per gli agricoltori alla linea del fronte contro i cambiamenti climatici.

Al Tempio di Adriano Massimo Gargano ha ricordato che è stata solo una delle ultime sfide raccolte da Anbi in un secolo di storia. Un secolo è trascorso da quando, a cavallo tra il 23 e 25 marzo 1922, a San Donà del Piave vicino Venezia, esperti e studiosi si riunirono per dare avvio alla prima rete nazionale dei consorzi di bonifica. L’Italia aveva bisogno di ripartire dopo la Grande Guerra. Agli agricoltori fu chiesto di drenare i terreni e sfamare il Paese. Il tutto fu accompagnato da un piano per la realizzazione delle infrastrutture: nacque così l’ANBI.

La situazione ora è cambiata. Ma si torna alle origini: sfamare il Paese esattamente come cento anni fa. Si parte con il “Progetto Terrevolute 2022”: 4 tavoli tecnici, 13 università italiane che detteranno le linee istituzionali della Bonifica. 

Noi dell’ANBI, siamo gli stessi del 1922. Medesima visione del futuro, ma con strumenti diversi” ha detto il Direttore Generale Massimo Gargano. “Vogliamo essere coloro i quali si assumono le responsabilità dei progetti che cambiano il volto dei territori, in cui andiamo ad operare. Siamo grati al Ministero dell’Agricoltura e delle Infrastrutture. Hanno scelto i Consorzi di Bonifica per dare al Paese le risposte che chiedeva da tempo.”

Il peso delle acque

(Foto: Can Stock Photo / zhuda)

Le iniziative idriche sembrerebbero coincidere con l’avvio di quelle del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Ma per Gargano, ciò non cambia il quadro.

 “Da quando esiste la Politica Agricola Comune in Europa, comunque la situazione è cambiata. Il Paese ha preso atto dell’importanza dell’autosufficienza alimentare e del “peso” delle acque. Basti pensare agli 835 progetti del Piano Nazionale di Efficientamento della Rete Idraulica, considerata al pari di strade e aeroporti.” Continua Gargano, prevedendo un investimento complessivo di 4 miliardi e 339 milioni di euro nelle acque irrigue, capace di attivare oltre 21.000 posti di lavoro.

Bisogna fare però i conti con il “global warming”. Secondo un report dell’osservatorio ANBI sulle Riserve Idriche, gli effetti del cambiamento del clima, dopo aver messo in ginocchio Spagna e Portogallo, stanno interessando il versante Tirrenico dello Stivale. In Toscana è in atto un calo di portata in tutti i fiumi, mentre in Umbria non piove quanto l’inverno 2021. Ma è il Lago di Bracciano, nel Lazio, a tenere la spia accesa: 26 cm di livello in meno rispetto all’anno scorso. I fiumi Sacco e Liri sono in deficit idrico. E nella Capitale, il Tevere scorre quasi a secco.

Le paure nel Lazio

Sonia Ricci e Andrea Renna

Una situazione simile comunque in tutta la Penisola, dove piove, ma a “macchia di leopardo”. Questa instabilità è una spina nel fianco per i progetti dei Consorzi ANBI, che puntano ad un reticolo di infrastrutture per fornire le acque irrigue al territorio ed all’agricoltura, che produce cibo. Come fare, dunque?  La proposta di Gargano è presto pronta “Accumulare l’acqua trattenuta al suolo in bacini di media grandezza, evitando, poi, di “consumare” ettari di terreno che aumenterebbero il rischio idrogeologico.

Dello stesso avviso è Andrea Renna, Direttore dell’ANBI Lazio. La regione, messa alla prova dal rischio siccità, dal 2020 è in prima linea per la realizzazione di infrastrutture idriche. (Leggi qui L’Ue: Abruzzo a rischio deserto. Il Lazio reagisce).

Abbiamo cercato di cambiare marcia, fare progetti e presentarli. Alcuni di essi addirittura, sono stati approvati. Il tutto, in un periodo da dimenticare. Ottenere finanziamenti è stato perciò ancora più importante. Questo è possibile grazie ad una riforma che prevede l’accorpamento e l’efficientamento dei consorzi. E al giorno d’oggi è necessario”. (Leggi qui Frutta e verdura fanno il pieno di vitamine all’economia).

La grande sete sta arrivando al Nord d’Italia, iniziano ad esserci i chiari segnali di desertificazione. Tra poco rischiamo di avviarci verso la grande fame. Non solo per la gurra.

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