Dalla laurea al Kenia, l’anno speciale del dottor Luca

La storia di Luca Maggi, 25 anni, di Alatri. Laureato in Biologia e subito al Servizio Civile Internazionale. In pratica: un anno in Africa, in un laboratorio "per imparare e capire la mia strada”. Ma ha già il 'mal d'Africa'

Massimiliano Pistilli

Informare con umiltà e professionalità

Giurano che sia l’unica malattia dalla quale è impossibile guarire. Che non esistano medicine per curarla. È la nostalgia che si annida nel cuore di chiunque sia stato in Africa. Non quella dei turisti, non quella delle cartoline, nemmeno quella dei tour organizzati con tanto di finto souvenir fabbricatio in Cina e figuranti che si mettono in posa. Il mal d’Africa prende chi c’è stato sul serio, chi ci ha vissuto. E non riesce a fare a meno del desiderio di volerci tornare. Luca Maggi c’è stato da ragazzino ed una volta laureato in Biologia all’Università La Sapienza di Roma ha fatto le valigie e lasciato la sua Alatri per trasferirsi in Kenia.

A soli 25 anni ha deciso di dare un senso alla sua vita: sia quella professionale che quella personale. Ha aderito ad un progetto del Governo italiano, il servizio civile internazionale ed è volato in Kenia dove resterà un anno. Lì sta svolgendo quella che sarà la sua professione. È biologo in una struttura sanitaria a sostegno delle popolazioni locali. Erano due I posti disponibili in tutta l’Italia, uno è il suo: la sua sede iniziale è stata Karungu sul lago Vittoria ed ora si trova a Mombasa.

Luca Maggi
Luca, in genere i ragazzi appena laureati sognano un anno sabbatico di totale riposo e divertimento. Questo è molto diverso.

Approcciandomi alla magistrale in Genetics and Molecular Biology, ho capito di aver bisogno di una pausa dagli studi per mettere in pratica ciò che avevo studiato. Dovevo e devo ancora capire quale sia la strada più adatta alle mie capacità e le mie prospettive. Spero che un’esperienza come questa possa chiarirmi le idee.

Come è stato l’impatto con un mondo diametralmente diverso dal nostro? 

Ho avuto la fortuna di passare un mese in Tanzania ancora minorenne. Ero quindi un minimo preparato a ciò che mi aspettava. Nonostante questo ho trovato una realtà sorprendente sotto ogni punto di vista. Dalla caldissima accoglienza dei locali, al diverso approccio alle questioni sanitarie nell’ospedale.

Ti trovi a Karungu sul lago Vittoria: raccontaci il tuo Mal d’Africa

Il lago Vittoria è talmente grande da sembrare un oceano, non se ne vedono i confini. Ogni dettaglio mi ha fatto innamorare del luogo, dalle mille specie di uccelli colorati, ai problemi con gli ippopotami e infine allo spettacolo surreale delle barche la notte che con le loro luci sembrano creare una città sull’acqua.

Cosa vuol dire fare il Servizio Civile Internazionale?
Luca Maggi in laboratorio

Mi sono trovato di fronte a dei colleghi fantastici, disposti a spiegarmi e guidarmi. Il lavoro in laboratorio era per me nuovo all’inizio avendo a che fare malattie tropicali o non più presenti in Italia come malaria, tubercolosi, tifo… Ma grazie alla gentilezza del personale, ho colmato le lacune che avevo e già adesso posso muovermi agevolmente all’interno del laboratorio.

L’impegno finisce quando è terminato il turno di lavoro?

Ci troviamo, tutti noi volontari, a spendere parte del nostro tempo libero con la popolazione locale. In particolare amiamo stare in compagnia dei bambini del vicino orfanotrofio che sono tutti HIV positivi. È uno scambio. Noi abbiamo l’occasione meravigliosa di conoscerli e loro di condividere e ricevere l’affetto che non hanno ricevuto.

Quanto ti sta aiutando a crescere questa esperienza?

Ancora non me ne rendo conto. Credo che solo fra qualche anno sarò in grado di processare I cambiamenti che sicuramente sono già in atto. Di certo sarà molto difficile andarmene e adattarmi di nuovo ad un altro ambiente.

Il rapporto con la popolazione?

È stupendo. Incredibile. Siamo stati accolti con grandissima amicizia e affetto, complice anche il lavoro di chi ci ha preceduto e ha seminato tanto, costruendo una rete di supporto dove prima c’era solo terra rossa.

Ora da Karungu ti trovi a Mombasa: 24 ore di viaggio in pullman per 800 chilometri. Da raccontare.

Si il viaggio è stato a dir poco estenuante. Allo stesso tempo, come ogni avventura ha avuto il suo lato divertente e costruttivo. Abbiamo scelto di evitare aerei interni e taxi. Come anche in passato, abbiamo preferito muoverci con I mezzi pubblici come ogni altro kenyota. E ciò comporta che ogni viaggio diventi appunto un’esperienza da raccontare. In poche ore, attraversando il Paese, si possono fare amicizie, vedere realtà diverse, affrontare piccole difficoltà. In qualche modo, questa realtà così viva ci ricorda a nostra volta di essere vivi. E mi rendo conto che non è affatto banale.

Dopo sei mesi è già Mal d’Africa….

Si, come ho detto, penso che andarmene sarà difficilissimo. E anzi, ho pensato più volte a rimanere, al di fuori del progetto di volontariato. Il futuro sicuramente porterà consiglio.

Allora è vero che l’Africa ti entra nell’anima e non se ne va più….

Sicuramente lo scoprirò a giugno, quando dovrò lasciare questo posto. E negli anni che verranno, quando riguarderò le foto che ho scattato e ricorderò questi momenti magici.

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