Dalle Regionali al Campidoglio: l’anno più lungo di Zingaretti

Dodici mesi fa, da segretario del Pd, trionfava in Campania, Puglia e Toscana. Adesso, da Governatore, può affermare il modello Lazio per la conquista di Roma. Lunedì sera analizzerà i risultati con Albino Ruberti, ma una cosa è certa: Nicola Zingaretti non starà a guardare. Nemmeno nel Pd.

Un anno fa Nicola Zingaretti trionfava alle Regionali. Da Segretario del Pd. Quelle Regionali che secondo sondaggisti e addetti ai lavori sarebbero state stravinte dal centrodestra. Pochi mesi dopo però sempre Zingaretti avrebbe lasciato la Segreteria politica del Pd, spiegando di vergognarsi di un Partito concentrato soltanto sulle poltrone. Lunedì sera con ogni probabilità a Roma si andrà al ballottaggio per la scelta del candidato sindaco. E se al secondo turno arriverà Roberto Gualtieri, Zingaretti potrà essere soddisfatto. Se poi Virginia Raggi dovesse fermarsi al primo turno, allora il presidente del Lazio avrebbe di chi festeggiare sul piano politico.

Effetto Zingaretti

Roberto Gualtieri e Nicola Zingaretti (Foto: Andrea Giannetti / Imagoeconomica)

A volere Gualtieri candidato sindaco sono stati soprattutto Claudio Mancini e Goffredo Bettini. Poi si è aggiunto Bruno Astorre. Nicola Zingaretti ha controllato che la situazione andasse avanti tranquillamente, ma Gualtieri non fa parte dei suoi fedelissimi. Il Governatore però intende far capire che nel Lazio i Democrat non possono vincere senza di lui. E se a Roma il Pd riuscirà a “cambiare verso”, allora Nicola Zingaretti si toglierà più di qualche sassolino dalla scarpa.

Doveva essere lui il candidato al Campidoglio. Tutti gli esperti sono unanimi nel dire che probabilmente non avrebbe avuto bisogno neppure del secondo turno. Le cose sono andate diversamente, anche per situazioni che hanno finito con frenare questa ipotesi.

Zingaretti non è uno che ragiona con il “rancore”. Guarda avanti, programma, amministra, cerca sempre soluzioni. Però nell’ultimo anno anche lui è cambiato. Le dimissioni da segretario del Pd hanno lasciato alcuni fronti aperti e anche alla Regione Lazio c’è qualcosa da sistemare. Specialmente sul piano politico.

Cambio di frequenza

Nicola Zingaretti con il Frecciarossa a Cassino

Fino ad un anno da Zingaretti in Ciociaria veniva con una frequenza incredibile. Adesso invece è praticamente scomparso dai radar. Una riflessione che la classe dirigente locale del Pd dovrà fare prima o poi. Perché nel Lazio e in provincia di Frosinone è sempre Zingaretti il  punto di riferimento.

Ma più in generale bisognerà vedere se e come Enrico Letta proverà a cambiare il partito. Finora non ha affondato il colpo, l’anima e il cacciavite hanno inciso poco. Ma dal 5 ottobre cambia tutto. Specialmente se il segretario dovesse essere eletto deputato nel collegio di Siena.

In tutto lo scenario futuro il Lazio è centrale. E nel Lazio c’è Nicola Zingaretti, che non a caso nel comizio di chiusura a sostegno di Roberto Gualtieri ha voluto parlare di modello Lazio. Lunedì sera, ad urne chiuse, Zingaretti analizzerà i risultati (Roma in testa) con Albino Ruberti, potentissimo e autorevole Capo di Gabinetto della sua Amministrazione. Poi trarrà le conclusioni. Ma una cosa è certa: non resterà a guardare.

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