D’Amico: «I segnali di ripresa ci sono, ognuno faccia la sua parte»

Il parcheggio che immette allo stabilimento Fca di Cassino è pieno. La totale occupazione promessa da Sergio Marchionne se non è già stata raggiunta ci manca poco.

L’indotto è ripartito. Con la differenza che ora i satelliti intorno alla Fiat Chrysler non sono solo a Cassino. Ma stanno in un’orbita che ruota tra Piedimonte San Germano e Pomigliano d’Arco.

I conti delle banche però non dicono ancora che siamo fuori dalla crisi.

Guido D’Amico, presidente nazionale di ConfimpreseItalia, individua una spiegazione.

Fino a pochi mesi fa quasi tutta la spesa dei Comuni andava a coprire i debiti che si erano aperti per via dei lavori realizzati ma non pagati. Quasi sempre non potevano essere saldati a causa dei vincoli di bilancio: imponevano rigidi parametri con cui le uscite potevano essere fatte solo a fronte di entrate accertate. Un rigore imposto al fine di realizzare finalmente la stabilità. Dal 2016 però la situazione è cambiata: si tratta di riavviare un circuito virtuoso risorse-progetto-cantiere.

 

Cosa significa?
Significa che il fuoco sotto al pentolone è stato acceso e l’acqua sta per iniziare finalmente a bollire. Ce lo confermano gli impegni, primo passo della spesa: sono in crescita. Se esaminiamo i dati 2014 – 2015 registriamo un +13%. E nel confronto 2015 – 2016 c’è ancora un dato positivo: +7%. Invece, la dinamica dei pagamenti ancora non segue lo stesso trend.

 

Cosa dovrebbe farci intuire che ‘l’acqua sta per bollire’?
Ce lo dice con chiarezza il fatto che oggi le regole finanziarie sono profondamente cambiate. Per questo, guardare solo la cassa è un errore. Faccio mio un esempio riportato in questi giorni dal Sole 24 Ore: una città come Firenze, con investimenti per decine di milioni, pagherà le prime tranche dei nuovi lavori solo a 2017 inoltrato. Nel complesso, il sistema dei Comuni mostra dati di ripresa positivi e diffusi, che verranno confermati dai rendiconti 2016 e dai pagamenti dei prossimi trimestri.

 

In pratica, siccome abbiamo pagato i debiti del passato, da ora in poi avremo più disponibilità per gli investimenti?
La stima dell’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale è di 10 miliardi di euro in tre anni per investimenti aggiuntivi. Non solo: l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili ha rilevato i dati sulle gare per lavori pubblici. Ebbene, c’è una netta ripresa dei bandi pubblicati nel primo trimestre 2017 (+ 42,7% in numero; + 24,3% in valore). E’ una ripresa ancora concentrata sui lavori di importo piccolo e medio.

 

Quindi mancano ancora all’appello i lavori per le grandi opere e questo potrebbe essere lo scatto decisivo per il ‘pentolone’ della ripresa?
Sono segnali che non vanno sottovalutati e devono consolidare nei decisori la volontà di incoraggiare la tendenza in atto. L’auspicio è che questa tendenza non soltanto si consolidi ma che riverberi effetti positivi anche in provincia di Frosinone.

La politica però sembra tutta concentrata sulla nuova legge elettorale…
Ben venga la nuova legge elettorale se però porterà finalmente la Stabilità. Non possiamo negare che la legge elettorale dei Comuni da diversi anni garantisce una certa stabilità a questi fondamentali enti intermedi.

Cosa occorre?
A questo punto, per avviare la ripresa servono politiche di investimento. Penso al rilancio dei centri storici, che rappresenta una precondizione della ripresa del commercio. Penso a sistemi di mobilità urbana in grado di conciliare le fondamentali esigenze dell’ambiente e della lotta all’inquinamento con le aspettative di chi confida nel rilancio del commercio. Ma penso anche all’arredo urbano (un aspetto troppo sottovalutato), che può rivelarsi fondamentali per attrarre residenti e visitatori.

 

Siamo però al paradosso: i Comuni sono a loro volta vittime della burocrazia. Tutti i sindaci che hanno toccato questo tema, intervendo su Teleuniverso alla trasmissione A Porte Aperte Hanno evidenziato che occorre almeno un anno prima che un loro progetto venga preso in considerazione…
Il sistema dei Comuni dovrebbe essere messo nelle condizioni di poter interagire in tempo reale con l’Unione Europea, con la Regione Lazio ma pure con gli enti intermedi. Sia per avere un’esatta cognizione dei fondi e delle opportunità a disposizione, sia per un’attività di pianificazione e programmazione sinergica con gli enti. Spesso invece ci si limita a partecipare soltanto alle sedute per l’approvazione del bilancio.

 

Le associazioni di categoria non dovrebbero avere un ruolo diverso da quello attuale?
In tutto questo contesto le associazioni di categoria devono fare la loro parte per il territorio. Interfacciandosi appunto con i Comuni, con la Provincia, con la Regione e con gli enti intermedi.

 
Ma è vera ripresa o no?
Piccoli segnali di ripresa ci sono. Vanno colti al volo.

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