Dalle urla alle crisi: i politici e i disoccupati (di L. D’Arpino)

La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata dalle urla. Quelle del sindaco di Cassino, culminate con le sue dimissioni. Quelle metaforiche delle opposizioni a Frosinone che hanno abbandonato l'aula del Consiglio. E quelle dei lavoratori disoccupati che...

Luciano D’Arpino

per IL MESSAGGERO

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Urla: sono state le urla a caratterizzare la settimana appena trascorsa.

A Cassino hanno addirittura determinato la crisi inComunedopo uno scontro violentissimo, proprio in municipio, tra il sindaco Carlo Maria D’Alessandro e la consigliera di maggioranza Francesca Calvani di Forza Italia. Dopo le urla tutte e due si sono poi sentiti male e, una volta ripresosi, il primo cittadino ha rassegnato le dimissioni.

Ora la situazione è questa: la seconda città della provincia è senza governo con le casse comunali in dissesto e molti problemi irrisolti sul tappeto. Il sindaco ha tempo fino al 27 novembre per ritirare le dimissioni, ma oggi appare quasi impossibile che il suo partito di riferimento, Forza Italia, riesca a convincerlo a fare marcia indietro.

Anche perché il gruppo dirigente azzurro appare allo sbando e in via di dissoluzione dopo le recenti mazzate elettorali. Prima la mancata elezione in Parlamento del leader storico, Mario Abbruzzese, poi è arrivata anche la sconfitta, senza neanche combattere perché affondato dal fuoco amico, del candidato alla presidenza della Provincia, il sindaco di Pofi Tommaso Ciccone.

Con la Lega, poi, i rapporti continuano ad essere pessimi.

L’altro leader provinciale azzurro, il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, appare in fuga da Forza Italia per approdare in un raggruppamento civico di lotta e di governo. Un sorta di Lega in maschera.

Nel capoluogo invece le urla, stavolta metaforiche ma altrettanto potenti, sono arrivate dai rappresentanti dell’opposizione di centrosinistra che mercoledì sera hanno abbandonato il Consiglio comunale per protesta perché, nella seduta dedicata al question time, mancavano molti assessori e dirigenti che avrebbero dovuto fornire risposte puntuali agli interrogativi sul tappeto.

Si sta pensando anche ad un ricorso al prefetto.

Saranno urla vere, infine, quelle che lunedì 19 novembre faranno sentire i 1300 disoccupati ciociari sotto la sede del Ministero del Lavoro a Roma. Ex lavoratori che ancora non vedono i soldi della proroga della mobilità in deroga del 2018.

Non solo: chiedono inoltre che la misura venga estesa a tutto il 2019. Il tutto in attesa che il nuovo accordo di programma dia i suoi frutti. Anche perché quei soldi, per molti di loro, rappresentano l’unica fonte di sostentamento.

Speriamo che anche stavolta non siano solo urla del silenzio.

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