Altro che multa: club come il Frosinone meritano un premio

Gianfranco Teotino è giornalista sportivo de Il Messaggero, già responsabile dello Sport per il Corriere della Sera, vicedirettore de Il Mattino, condirettore e direttore editoriale de l’Unità, fondatore e direttore del settimanale di calcio e cultura Rigore, coordinatore de Il Riformista, vicedirettore di Tuttosport. Commentatore e opinionista per la Gazzetta dello Sport e Sky Tv.

Gianfranco TEOTINO per IL MESSAGGERO

Altro che una multa. Bisognerebbe dare un premio al Frosinone. A tutti i Frosinone d’Italia. Magari ce ne fossero tante di società così. Stupisce che De Laurentiis, che pure è uomo di mondo, non lo capisca.

Certo, se si pensa a un futuro modello Nba, è chiaro che l’unico destino delle squadre di provincia non possa essere che la loro cancellazione. Ma la provincia, non solo in Italia, è il cuore pulsante della passione per il calcio e la passione è l’unico fondamentale economico in grado di far vivere e prosperare l’industria del pallone, anche a volere ragionare, come troppo spesso fa il presidente del Napoli, guardando soltanto al portafoglio.

Gli inglesi, che possono dare lezioni di business legato al pallone a tutti i De Laurentiis del resto del mondo, l’hanno capito prima, più e meglio degli altri.

Non si deve diminuire il numero delle squadre, si deve accrescere la loro competitività. Se la concorrenza è alla base di qualsiasi settore economico, nel calcio è condizione necessaria alla sua stessa sopravvivenza: senza avversari il sistema crolla; più forti sono i concorrenti, più il prodotto complessivo è appetibile e acquisisce valore.

Un certo equilibrio competitivo è indispensabile. Ecco perché l’ultima in classifica della Premier League riceve ogni anno 100 milioni di diritti televisivi, rispetto ai circa 150 delle prime. L’ultima della Serie A invece, con il nuovo contratto e la nuova ripartizione, arriverà a 35 milioni, rispetto ai 100 delle prime, dopo che per troppo tempo la differenza fra primi e ultimi è stata addirittura di sette-otto a uno.

Conti Virtuosi

Per una società come il Frosinone i diritti televisivi rappresentano il 65-70 per cento delle entrate. E’ troppo, ma è così. Immaginate come si dilatano le differenze se si aggiungono i ricavi da stadio e quelli commerciali. Eppure, De Laurentiis ha scelto un bersaglio che più sbagliato non si può.

I conti del club di Stirpe, come quelli di altri virtuosi club di provincia, sono in ordine. Non solo: le politiche societarie del Frosinone sono molto avanzate. Una specie di fiore all’occhiello del calcio italiano.

Lo stadio, innanzitutto: un gioiellino, completamente rifatto, grazie a un accordo con il Comune che prevede la concessione del diritto di superficie per 45 anni e tramite investimenti cui ha partecipato, oltre al Credito Sportivo, anche la stessa amministrazione comunale.

Poi un settore giovanile all’avanguardia. Un’attenzione alle politiche di marketing superiore persino a quella di alcune grandi. E una ricerca di diversificazione di finanziamenti e ricavi: interessante l’emissione un anno fa di un bond, con rendimento all’8%, che ha portato alla raccolta fra i tifosi, e non solo, di un milione e mezzo di euro, impiegati per ulteriori migliorie allo stadio.

Insomma, un esempio per tutti.

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