Io mi ricordo Gianni De Michelis a Fiuggi mentre faceva il futuro del Psi

Foto: © Imagoeconomica Daniele Stefanini

Si è spento Gianni De Michelis. L'ex ministro socialista in provincia di Frosinone aveva rapporti frequenti. Alfredo Pallone era il vice segretario nazionale dei Giovani Psi. Che erano emanazione di De Michelis.

L’ultima volta era stato a Frosinone nel 2001 e con lui c’era il segretario nazionale della Uil Funzione Pubblica Carlo Fiordalisio. Andò a casa di amici nel centro storico e gli spiegò il suo progetto per la ricostruzione del Nuovo Partito Socialista. Pure quella volta Gianni De Michelis stupì tutti per la sua capacità di analisi economica e politica.

Ministro delle Partecipazioni Statali nel 1980, poi ministro del Lavoro nel governo di Bettino Craxi, vice di Ciriaco De Mita quando la Dc riprese Palazzo Chigi, poi ministro degli Esteri: Gianni De Michelis faceva parte della pattuglia di giovani che nel luglio 1976 lanciò la sfida allo storico gruppo dirigente del Psi guidato da Francesco De Martino.

La svolta del Midas

Agguerriti, lo scalarono guidati da Bettino Craxi che in quello storico congresso all’Hotel Midas di Roma osò l’inosabile: rovesciare i totem viventi di un socialismo subalterno al Pci dominante sulla piazza politica della Sinistra. De Martino lo aveva detto: «la funzione del Psi è quella d’assecondare l’approdo dei Comunisti al governo. A quel punto la sua funzione si potrà definire praticamente conclusa». Alle elezioni fu un bagno di sangue. I giovani formatisi nel mito di Pietro Nenni presero in mano il Psi e tagliarono la strada al Pci che si avviava al Compromesso Storico con la Democrazia Cristiana.

Gianni De Michelis era con loro. A lui e Craxi, il vecchio leader Francesco De Martino andandosene disse «Ricordatevi che quelli hanno studiato». Dove ‘quelli’ erano i democristiani ai quali i ragazzini con il garofano rosso avevano deciso di lanciare un confronto permanente. Logorandoli e strappandogli spazio poco alla volta. Costringendoli a farli entrare nel Governo. Addirittura a cedere per la prima volta ad un socialista Palazzo Chigi.

Studiarono molto quei giovani. E prepararono la successiva classe dirigente. Non stroncarono il loro futuro, come invece sarebbe avvenuto nella Seconda Repubblica.

Fiuggi e Pallone

 L’organizzazione giovanile del Partito era una sua emanazione. Fu anche per questo che Gianni De Michelis stava spesso con un ragazzo di Fiuggi, Alfredo Pallone, vice segretario nazionale della Gioventù Socialista.

«Gianni De Michelis – ricorda oggi Alfredo Palloneè stata una persona dall’intelligenza e dalla preparazione straordinarie. Il consiglio di De Martino che raccomandava di farci trovare assolutamente preparati di fronte agli avversari politici fu preso molto seriamente da quella generazione. Fu proprio a Fiuggi che mi parlò dei suoi progetti per la Cina. Pochi ricordano oggi che è stato grazie a Gianni De Michelis che i rapporti commerciali tra Italia e Cina vennero ricostruiti, aprendo una vera e propria via della tecnologia italiana lungo la rotta della seta. La nostra bilancia commerciale ne girò tantissimo: iniziammo ad esportare tecnologia, innovazione e soprattutto competenze delle nostre aziende che ricevettero commesse importantissime».

Gianni De Michelis era quanto di più lontano potesse esserci dal grigiore ministeriale democristiano di quell’epoca. Fece scalpore il servizio televisivo che lo ritraeva in una discoteca mentre ballava scatenato e sudaticcio: mai visto prima. Ai giovani socialisti piaceva e lo seguivano: soprattutto nell’insegnamento di studiare. Fu così che allevò talenti come Brunetta, Sacconi, Tria. Dei suoi suggerimenti giovò anche Alfredo Pallone che poi nel tempo è diventato potentissimo coordinatore regionale del Popolo delle Libertà e deputato europeo nella strategica commissione economica.

Le feste ma dopo il lavoro

«Le sue feste erano soprattutto un’occasione per favorire gli incontri, aveva capito – ricorda Alfredo Pallone – prima di chiunque altro l’importanza della ‘democrazia di relazione’ cioè le buone relazioni che si possono costruire al di fuori dei protocolli e dei rigidi tavoli ufficiali. Apprezzava la vita. Spesso ci invitava alle sue feste a Roma. ma quelle imperdibili erano le feste che organizzava nella sua Venezia».

Fu il primo a circondarsi di donne. La sua squadra di collaboratori era composta in larghissima parte da donne. Ma nessuna distrazione sul lavoro «era un vero gentleman – sottolinea Pallone – uno dei pochi che avesse senso dell’ironia. sapeva ridere».

Veniva da lontano. Nel 1976 era giovanissimo deputato. «politicamente nasceva nella sinistra di Claudio Signorile che lasciò per entrare nella maggioranza del Socialismo Riformista di Craxi. Dove però seppe ritagliarsi la sua autonomia: ci fu un punto nel quale Bettino rischi di cadere proprio a causa di Gianni De Michelis ma trovarono un punto di equilibrio. E tra loro non ci furono mai giochi di corrente» ricorda ancora Alfredo Pallone.

I consigli sugli Esteri

Da ministro degli Esteri firmò per l’Italia il trattato di Maastricht del 1992, tracciando i nuovi profili di quell’Europa nella quale chiuse la carriera elettiva nel 2009 come deputato Europeo.

«Gli rimproverano – ricorda ancora Alfredo Pallone – di non avere voluto vedere la guerra in Jugoslava nel periodo in cui era ministro degli Esteri. In realtà quel conflitto nasceva da interessi economici dai quali Gianni cercò di tenersi alla larga. I tedeschi avevano già preso le loro misure alle Croazia, la Francia aveva i suoi interessi in Slovenia. Gianni aveva capito tutto. Non è un caso che tanti ministri degli Esteri arrivati dopo di lui alla Farnesina gli chiedessero appuntamento per consigliarsi. E lui non faceva mancare alcun suggerimento, a prescindere dal colore politico: perché per Gianni veniva prima lo Stato e poi il Partito».

Proprio quel senso dello stato che dalla notte scorsa verrà a mancare, da quando Gianni De Michelis si è spento all’età di 78 anni.

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