Decreto Agosto, ripresa mia non ti conosco. D’Amico non sa a chi spiegarlo

FOTO © PAOLO CERRONI / IMAGOECONOMICA

Il presidente di ConfimpreseItalia: “Situazione economica drammatica, anche in provincia di Frosinone. Dove peraltro c’è un gap di rappresentanza politica che peggiora il quadro”.

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Decreto Agosto, ripresa mia non ti conosco. E se a dirlo è Guido D’Amico, presidente nazionale di ConfimpreseItalia, qualche domanda bisognerà pur farsela. Anche perché D’Amico fa domande dopo averne ricevute. Sono quelle dei suoi associati. Imprenditori che gli chiedono di paragonare i dati Istat enunciati dal Governo con una situazione che in provincia di Frosinone segna ancora il passo.

È una situazione per cui un’impresa su tre dopo il lockdown è rimasta chiusa. E di cui caso emblematico è quello di Fiuggi, dove il settore alberghiero e della ristorazione è in sofferenza altissima.

Sotto accusa sono finite la linea del Governo Conte e una politica che ha peccato di scarsa lungimiranza. Dove? In particolare nel settore degli indennizzi alle imprese, che hanno beneficiato di quelli fino al aprile ma sono rimaste in stand by fino a giugno. E poi il nodo irrisolto della liquidità alle partite Iva, non un fondo perduto per ripartire ma “una ulteriore ‘cravatta’ debitoria per continuare a patire”.

Un dramma senza interlocutori

Guido D’Amico durissimo con il governo

Un j’accuse su tutta la linea, quello di D’Amico, che si innesta su una situazione magmatica ed incerta determinata anche dalla nuova impennata di casi Covid.

Punta il dito contro il male peggiore: l’assenza di interlocutori politici locali che colgano delicatezza del momento e urgenza di interventi.

Lo spunto, Guido D’Amico lo ha preso dopo l’ascolto del premier Giuseppe Conte. «L’ho sentito dire in conferenza stampa: “Continuiamo a sostenere cittadini, imprese, lavoratori. Anche perché i dati Istat confermano che la ripresa a giugno c’è stata, anche grazie agli interventi del Governo. Alleggeriamo le scadenze fiscali, aiutiamo le Regioni e il Sud“».

Ovviamente il tema di riferimento che ha dato sponda a D’Amico per intervenire è quello del Decreto Agosto. «Ho pensato: forse sarò io a non rendermi conto che la ripresa c’è stata. Ma di quale ripresa parla? Di quali scadenze fiscali alleggerite? Poi ho ricevuto un messaggio da un nostro associato. Questo: “Praticamente non lavoro, non incasso, non ho disponibilità, ma se investo ho il tax credit. Tutto a posto!”».

Un terzo non ha riaperto

Alioska Baccarini sindaco di Fiuggi, città simbolo della crisi delle imprese frusinati © Valerio Portelli / Imagoeconomica

Qui scatta l’affondo sulla situazione in provincia di Frosinone. Ed è un affondo che sembra trovare polpa nei dati territoriali.

Non sono buoni, per niente. «Allora, ironia a parte, vogliamo avere il coraggio di dire una cosa? Che la situazione economica, anche e soprattutto in provincia di Frosinone, è drammatica? Più di un terzo delle nostre imprese associate non ha riaperto dopo il lockdown. Parliamo di micro e piccole attività, parliamo di bar, ristoranti. Parliamo di attività ricettive, di alberghi. Qualcuno vuole seriamente chiedere (per avere risposte) quello che sta succedendo a Fiuggi?».

Quello che sembra non piacere a ConfimpreseItalia del Decreto Agosto può essere riassunto in tre step. E cioè effetti incerti, indennizzi monchi e credito mascherato da liquidità.

«Al pari dei precedenti, è stato approvato dal Consiglio dei ministri con l’ormai nota clausola “salvo intese”, questa volta di natura “tecnica”. Significa che non dispiega i suoi effetti. Ma poi, quali effetti? Un totale di cento miliardi di euro hanno incrementato il deficit e il debito pubblico. Ora toccherà verificare cosa, a fronte di questa esposizione, si farà con questi soldi».

L’analisi di Baldassarri

Ristorante nuove distanze con il coronavirus © Sara Minelli / Imagoeconomica

E D’Amico cita l’economista Mario Baldassarri. «Con la cassa integrazione guadagni per i lavoratori dipendenti e con i bonus ai lavoratori autonomi. Tenendo conto però che la prima, peraltro ancora non arrivata a tutti, è limitata alle prime settimane decise. Poiché questo decreto prevede un suo prolungamento per altre diciotto settimane. Tuttavia i beneficiari di essa percepiranno soltanto circa il 70% della loro precedente retribuzione. Essa va dunque intesa, non come un impulso ai consumi. Semmai come un sostegno ai consumi col quale le famiglie possono soltanto “tirare avanti”».

Aggiunge poi l’economista citato da D’Amico sugli “indennizzi a fondo perduto alle imprese”: «L’unico fa riferimento alla perdita di fatturato al solo mese di aprile del 2020. Cioè quando, a causa del lockdown, le imprese sono rimaste inattive praticamente fino alla metà del mese di giugno. Questo ha comportato che la somma ricevuta dagli imprenditori è soltanto una minima parte di quella effettivamente perduta».

«Ovviamente – chiosa D’Amico – è meglio che niente ma questo non risolve però il problema».

Incapacità di spesa e gap

Il premier Giuseppe Conte

Il punto di arrivo della disamine è drammatico: con questi presupposti a settembre molti rischiano di chiudere. E facciano somma con quelle che già avevano chiuso prima.

«E la conclusione allora? La conclusione è che c’è il rischio concreto che queste imprese nei mesi di settembre e di ottobre chiudano i battenti. Aggiungendosi alle imprese che invece dopo il blocco delle attività imposto dal Coronavirus non hanno neppure riaperto. Insomma, esattamente come gli altri Decreti, anche quello Agosto tampona soltanto una situazione critica, ma non getta le basi per una ripresa».

«Tutti i problemi restano drammaticamente sul tappeto. L’unica strada, quella dei finanziamenti a fondo perduto, è stata sbarrata dall’inizio. Per il resto si fa riferimento a fondi europei che prevedono una capacità di spesa che l’Italia storicamente non ha. Le nostre aziende così non ce la fanno. Lo vediamo ogni giorno anche in questa provincia. Dove peraltro registriamo un “gap” di rappresentanza ad ogni livello, non solo politico. Le nostre aziende devono fare i conti con un fatturato azzerato».

La chiosa è secca, senza appello.

«Il Governo non ha sbloccato il nodo della liquidità. L’unica maniera era rappresentata dai contributi a fondo perduto alle imprese: micro, piccole, medie e grandi. Anche i 25.000 euro alla fine rappresentano un ulteriore debito da onorare. E in tutto questo, in una provincia come quella di Frosinone per le aziende e per le associazioni di categoria è complicat anche una cosa. Capire a chi rappresentare la drammaticità della situazione».

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