Ato, via alla rivoluzione in Regione: potrebbe portare all’acqua pubblica

Il provvedimento è nascosto in un capoverso del decreto che revoca il nuovo Ato6. E riporta alla attuale geografia dell'acqua. Ma a fine pagina si dispone che in 60 giorni il Direttore Generale Risorse Idriche del Lazio ridisegni tutto il sistema. E - se ci sarà la volontà politica - si potrebbe tornare all'acqua pubblica

Un passo indietro. Per farne forse mille in avanti.

Via da Acea? Dentro un Ato tutto nuovo? Nel quale potersi gestire da soli l’acqua? Macché, la Regione Lazio ha scherzato. E si è rimangiata le delibere con le quali nello scorso febbraio aveva creato il sesto Ato dell’acqua nel Lazio. Cioè una nuova area, ricavata mettendo insieme Comuni dell’area nord della provincia di Frosinone e dell’area Sud della provincia di Roma. E nella quale ri assegnare la gestione dell’acqua. Ad un privato come Acea, o in società mista con i Comuni, o gestita in proprio. (Via da Acea: 9 Comuni passano nel nuovo Ato6. E possono fare l’acqua pubblica). E questo è il passo indietro.

I mille passi in avanti stanno in un capoverso contenuto nel nuovo provvedimento. Assegna sei mesi di tempo al direttore generale Risorse idriche e Difesa del suolo per ridisegnare completamente in Sistema Idrico Integrato che oggi governa la gestione delle acque nel Lazio.

È – se ci sarà la volontà politica di farlo – la possibilità di spostare la rotta verso la modifica concreta della legge regionale 5 del 2014: quella che prevede la ripubblicizzazione dell’acqua.

 

La Regione si rimangia le delibere

Al momento però il passo concreto è quello fatto indietro. La Regione lo fa con la delibera 218: è quella che nella pratica cancella la nuova geografia degli Ato disegnata a febbraio.

Lo scorso inverno la nuova mappa prevedeva sei Ato (aree composte da Comuni vicini tra loro e serviti dalle stesse fonti).

Un Ato (chiamato Ato1) raccoglieva tutta la provincia di Viterbo e 6 comuni della parte nord dell’area metropolitana di Roma. Un altro (Ato2) riuniva i 58 comuni dell’area metropolitana di Roma, tra cui la Capitale. Ato3 era l’area con tutti i comuni della provincia di Rieti più 8 comuni dell’area metropolitana di Roma.

Tutti i comuni della Provincia di Latina, eccetto Campodimele, piu’ Anzio e Nettuno e 4 comuni della provincia di Frosinone erano riuniti nell’Ato4. In Ato5 sono riuniti 78 dei 91 Comuni della provincia di Frosinone, più Campodimele.

Nel nuovo Ato6 entravano 48 Comuni dell’area metropolitana di Roma più 9 comuni della provincia di Frosinone. Sono Anagni, Fiuggi, Acuto, Paliano, Filettino, Piglio, Serrone, Sgurgola e Trevi nel Lazio. In totale sono 57 Comuni, molti dei quali facevano parte del Consorzio dell’Acquedotto del Simbrivio, prima che la legge imponesse che la gestione dell’acqua venisse unificata.

 

Si torna a 5

Si torna, così all’attuale “assetto”. Bastato su 5 Ato. E cioè Ato1 Lazio Nord-Viterbo, Ato2 Lazio Centrale-Roma, Ato3 Lazio Centrale-Rieti, Ato4 Lazio Meridionale-Latina, Ato5 Lazio Meridionale-Frosinone.

Un assetto criticato in particolare da una parte della scorsa maggioranza zingarettiana. Sel su tutti ma anche un pezzo della Lista Civica Zingaretti e del Pd: nel collegato al Bilancio 2017 il Partito presentò gli emendamenti che portarono poi ai sei Ato- Anche se lo scopo, condiviso pure dai 5 Stelle, era ottenerne ancora di più.

 

Ma potrebbe cambiare tutto

I mille passi avanti stanno alla fine. La delibera approvata demanda

“al direttore generale Risorse idriche e Difesa del suolo, nei successivi sei mesi dalla data della presente, ogni attività utile a pervenire ad un nuovo modello di governance del Sistema Idrico Integrato, anche previa modificazione delle attuali norme che lo sovraintendono.

Insomma, il sistema degli Ato potrebbe essere di nuovo cambiato (magari aumentandone il numero).  Ma il passaggio chiave è la “modificazione delle attuali norme che lo sovraintendono“. Se ci sarà la volontà politica di farlo, potrebbe anche portare a un intervento sulla legge regionale 5 del 2014, quella relativa alla ripubblicizzazione dell’acqua.

 

 

I Comuni: acqua pubblica? Ma mi faccia il piacere

Ma perché la Regione ha ritirato quei provvedimenti di febbraio? È solo per andare incontro alle esigenze del Movimento 5 Stelle, che nel suo programma ha la ri pubblicizzazione dell’acqua?

No, tutt’altro. I problemi, spiegano dalle retrovie, sono stati altri.

Primo tra tutti, alcuni Comuni dell’area romana. Acea ha preso atto del provvedimento con cui a febbraio quei Comuni venivano tolti dal precedente Ato ed assegnati al nuovo. Il gestore gli ha presentato il Conto. Dicendo, nella sostanza: tu ho fatto una serie di lavori, ora me ne vado, ma tu mi restituisci i soldi perché le opere ti rimangono. Totale della parcella: oltre 30 milioni di euro.

I sindaci sono andati da Nicola Zingaretti dicendogli: presidente abbiamo un problema. Quale? Non abbiamo i soldi da dare ad Acea e se continuiamo con questa storia del nuovo Ato rischiamo di finire in dissesto.

 

L’acqua pubblica contestata

L’altro problema. Il sesto Ato nasceva in base ai principi della Legge 5. È la legge approvata dalla regione sulla spinta dei Comitati Acqua Pubblica, ma che è stata subito impugnata quasi per intero dal governo Renzi.

I consiglieri giuridici del Governatore gli hanno spiegato che era possibile sollevare il conflitto Stato – Regioni. Ma con molto realismo gli hanno anche detto che non ci sarebbero state molte speranze di vincere un ricorso di fronte alla Consulta.

Nicola Zingaretti allora fece modificare il testo, recependo in Consiglio tutti i punti contestati dal Governo.

Ma rimaneva il problema sollevato da Acea. Che diceva “Io i lavori li ho fatti, pagatemeli e teneteveli, poi organizzatevi come meglio volete”.

Ora il passo indietro. Che potrebbe farne fare molti in avanti. Ma è una questione di volontà politica. Soprattutto se ci sarà un governo nazionale con il Movimento 5 Stelle al posto di quello con Matteo renzi che impugnò tutto.

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