Il Cesanese ed i suoi territori (Nunc est bibendum)

Il sommelier torna sempre nelle cantine in cui si è trovato bene. Accade così anche a Pontecorvo dove gli esperti Ais si sono ritrovati per assaggiare sei diversi vini Cesanese. Storie di tre diverse terre. E di tre filosofie. Unite da una sola passione: il buon vino

Stessa sala, stesso tavolo. Tempo fa proprio qui, seduto su questa sedia in una delle sale del Ristorante Green Park di Pontecorvo , partecipavo all’ultima lezione del terzo livello del Corso per Sommelier AIS. Avevamo tutti un bel sorriso, sebbene fosse palpabile la tensione in vista dell’imminente esame. C’era però aria di soddisfazione perché al terzo livello ci si arriva se si è davvero appassionati, se davvero il vino “ti scorre nelle vene“… e nonostante la preoccupazione non vedi l’ora di farlo quell’esame e fregiarti  del tanto agognato titolo. Frequentare quel corso è stata una delle avventure più belle ed interessanti della mia vita, credetemi non sto esagerando; dire che si parla di vino è riduttivo, corsi del genere ti aprono mondi e sensazioni, ti insegnano rigore e rispetto, amore e passione per la terra. Uve e territori che nemmeno immaginavi esistessero, tradizioni e culture vicinissime e lontanissime.

Di nuovo qui. Ci si ritrova per una serata davvero interessante: una bella degustazione di Cesanese. Ci sono tante degustazioni in giro ma questa non volevo assolutamente perdermela per tre motivi fondamentali: innanzitutto perché io amo il Cesanese (non si era capito per caso?), poi perché trattavasi di una “degustazione” tecnica, quindi con altri sommelier AIS che hanno fatto una selezione di tre cantine da sottoporre a noi ospiti. E, ultima e più importante motivazione, erano presenti i produttori stessi a spiegare i loro vini. Questo per me è stato un aspetto fondamentale, soprattutto nella fattispecie visto che i tre vini che abbiamo assaggiato sono stati scelti in “rappresentanza” delle tre zone principali di produzione: Piglio, Affile ed Olevano Romano.

Tre zone, tre produttori, tre modi differenti di pensare e produrre questo grande vino. Il Cesanese negli ultimi anni ha fatto passi da gigante nel panorama enologico italiano, riconosciuto come vino di alta qualità ma soprattutto rappresentante principe del basso Lazio. Ciò che abbiamo assaggiato stasera è la verità di un territorio, le sue differenze e le sue elevate potenzialità, perché abbiamo riscontrato qualità ed eleganza anche nei vini cosiddetti di entrata. 

Alberto Giacobbe 

Prende la parola per primo Alberto Giacobbe e ci parla della cantina che porta il suo stesso nome. Azienda giovane ma con una storia vinicola decennale. Una storia che accomuna molti giovani vignaioli che ho conosciuto di recente, agricoltori in gamba e di mentalità aperta, coraggiosi e convinti delle loro idee.

Alberto ha rotto la tradizione di tre generazioni che producevano uve Cesanese per fare vino sfuso e ha iniziato a lavorarle per fare vino di qualità, lavorando nella maniera più naturale possibile ed evitando l’uso di chimica e pesticidi.

Questo percorso iniziato circa 10 anni fa lo ha portato a dei risultati decisamente positivi, a giudicare dai prodotti che abbiamo assaggiato. Cesanese del Piglio DOCG “Re Baldoria” 2017 è un vino di pronta beva, abbiamo l’opportunità di assaggiare il risultato della prima vendemmia di questo giovane appezzamento. Vino d’entrata dell’azienda, lavorato solo in acciaio si presenta al calice rosso rubino, al naso sentori di frutti rossi e qualche nota speziata. In bocca ha una bella acidità ed un tannino piuttosto deciso, di buon corpo e buona persistenza.

La riserva che Alberto Giacobbe ci propone è il Cesanese del Piglio Superiore DOCG “Lepanto” annata 2016. Frutto di uve selezionate dal primo vigneto del nonno, Lepanto vinifica in acciaio per un anno, un anno poi in tonneaux di rovere francese e poi almeno un anno in bottiglia.  Il risultato è un vino di carattere, rosso rubino intenso e decisamente consistente; al naso emergono più decise le note fruttate come mora o amarena, ma anche quelle speziati come pepe o paprika. Non mancano sentori eterei e note balsamiche che emergono dopo qualche minuto. In bocca è caldo, avvolgente, persistenza notevole. Da abbinare a piatti piuttosto importanti della cucina locale, fettuccine al ragù di carne, brasati. 

Cantina Formiconi 

Michael Formiconi ci racconta la storia dei nonni contadini che facevano il vino per le feste… Insomma la famosa convivialità di cui vi parlo sempre, il vino è un fatto serio ma il fine ultimo è berlo insieme e divertirsi.

Michael ci è cresciuto tra le vigne dei nonni, ne ha capito l’essenza e le ha sapute valorizzare. Il suo impegno è partito già dalle scuole superiori, in quegli anni matura l’idea di iniziare ad imbottigliare e dare una sterzata al passato vitivinicolo familiare. Senza però mai dimenticare gli insegnamenti e la conoscenza acquisita dai nonni. Dunque primo impianto nel 2005 e prima vendemmia due anni dopo.

La scelta dell’azienda è quella di commercializzare i vini almeno dopo 5 anni dalla vendemmia, per valorizzare in pieno il frutto del loro lavoro.

Dunque Michael ci ha fatto conoscere il Cesanese di Affile DOP “Cisinianum” 2012. Un vino d’entrata di quasi 7 anni è davvero tanta roba, infatti il prodotto molto probabilmente è nel pieno della sua maturazione: rosso rubino, tende leggermente al granata, decisamente consistente. Note olfattive di frutta matura, sorprendenti sentori floreali, tipo il geranio: in bocca è caldo, si riconoscono le note fruttate percepite al naso, abbastanza sapido e di buon corpo, bella acidità e tannino piacevole.

Assaggiamo poi il Cesanese di Affile Riserva DOP “Capozzano” 2010, una bottiglia che può accompagnare pranzi duraturi e luculliani. Quasi 10 anni di vita, che partono da una vendemmia tardiva per finire ad un affinamento in barriques non di primo passaggio: ne consegue un prodotto che al naso si fa apprezzare per le note fruttate dolci, spezie tipo cannella o liquirizia, ma anche cioccolato o frutta sotto spirito. In bocca è asciutto, caldo e morbido, tannino vivido, intenso e abbastanza persistente. Ottimo anche come vino da meditazione, da degustare ed apprezzare con la dovuta calma.

Marco Antonelli

Ci spostiamo ad Olevano Romano e prende la parola Marco Antonelli. Anche la sua storia parte da lontano, dai bisnonni con le prime piante di 100 anni fa, poi dai nonni e dai genitori viticoltori, dall’amore per la terra e dal rapporto costante che ha avuto con essa.

La storia vinicola di Marco inizia con scelte radicali e coraggiose, zero chimica, zero pesticidi e produzione del vino in maniera del tutto naturale, non dettando i tempi delle produzioni ma lasciare che sia la natura stessa a farlo. Assecondandola, amandola, rispettandola.

Poi la scelta controcorrente di usare e valorizzare il Cesanese Comune, considerata la varietà meno pregiata rispetto a quella di Affile. Marco ritiene che il Cesanese comune abbia grandi qualità e che, lavorato come si deve, possa portare ad avere vini di grande eleganza. A giudicare dagli assaggi tocca dargli ragione. I suoi vini sono molto diversi da quelli assaggiati prima, rispecchiano un territorio, quello di Olevano, di antica origine vulcanica.

Cesanese Olevano Superiore DOP “Tyto” si presenta di un rosso rubino scarico, al naso è austero, risaltano di più le note floreali e balsamiche; in bocca si sente subito la differenza rispetto a ciò che abbiamo assaggiato prima, spiccata acidità e sapidità, un vino arcigno che cresce con gli assaggi, abbastanza caldo e persistente.

Olevano Romano Riserva DOP “Kosmos” ne ricalca le sensazioni ma le amplifica: il percorso di lavorazione è lo stesso di Tyto, un anno in acciaio e circa 18 mesi in botte, con l’aggiunta di un altro anno in acciaio: il risultato è un vino non facile, come Tyto, ma che cresce man mano che lo assaggi. Anche qui abbiamo un vino rosso rubino scarico, limpido e abbastanza consistente; al naso crescono le note speziate (pepe) e quelle floreali, eleganti sentori eterei. In bocca è fresco ed elegante, intenso e abbastanza persistente, tra le sue maggiori qualità quello di essere abbastanza versatile negli abbinamenti: si può degustare con pietanze importanti o con semplici taglieri di salumi e formaggi, soprattutto salami e salsicce secche ben speziate.

L’associazione sommelier

Una serata davvero interessante dunque, didattica si, ma piacevole e ben organizzata: credo fermamente che il confronto tra produttori sia il volano principale per la crescita di un territorio, lo scambio di idee e la dialettica sono fondamentali, ti aiutano a capire altre metodologie e perchè no, ad essere più consapevole e convinto delle tue.

Un plauso dunque va all’AIS di Frosinone per le tante iniziative che intraprende in tal senso. Complimenti ai tre produttori, per la qualità dei loro prodotti e per il coraggio delle loro scelte, a prescindere dai gusti personali abbiamo assaggiato vini che rispecchiano il territorio e le scelte fatte.

Complimenti infine anche ai giovani sommelier che un anno fa facevano l’esame con me e che oggi sono capaci di scegliere con criterio e consapevolezza i vini da proporre per una degustazione. 

Umori e sapori diversi, sensazioni altalenanti ed una qualità sempre alta, consiglio di assaggiare questi grandi Cesanesi ascoltando gli Alice in Chains, in particolare il loro meraviglioso Mtv Unplugged.