Del Brocco, il figliol prodigo con la fama del “duro”

La parabola di un 'puro' della destra Ciociara. Dagli esordi in Azione Giovani fino allo strappo con Ruspandini e alla evanescente parentesi azzurra. E al ritorno in FdI. Col botto.

Due anni fa giuravano di volerlo fare coordinatore provinciale: ma era solo un modo per bruciarlo sulla via del Congresso. In Forza Italia Riccardo Del Brocco non era a casa sua. Non c’entrava niente: né per formazione politica, né per cultura. Perché fin da piccolo ha respirato l’aria delle sezioni di una destra dura e pura: quelle dell’ex Fronte della Gioventù e di Alleanza Nazionale. Niente a che vedere con il centrismo elitario di Forza Italia. Destra di Popolo e di governo. Da qualche giorno è tornato a casa: in Fratelli d’Italia, nella destra ceccanese di Massimo Ruspandini. (Leggi qui I segreti dei Fratelli: la guida per capire cosa accade in FdI).

Riccardo Del Brocco

La via era tracciata. Da civico ha rappresentato uno dei volti decisivi della campagna elettorale con cui Roberto Caligiore ha raggiunto per la seconda volta lo scranno da sindaco di Ceccano. Cinque anni prima non era andata così liscia: Caligiore era dovuto passare da due turni, con Del Brocco schierato sul guado dell’altra coalizione di centrodestra. Quella targata Forza Italia e Filippo Misserville. Un caso? Forse no.

La sua lista del 2020 a sostegno di Caligiore – Grande Ceccano – è lì a testimoniare dei distinguo statistici rispetto a cinque anni fa. Sono quei numeri ad avere portato Riccardo Del Brocco all’assessorato all’Ambiente nella sua Ceccano.

Ruspandini senza più pupillo

Siamo nel 2007 e Riccardo Del Brocco è appena stato eletto presidente provinciale di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale. La Federazione è quella che alternerà le gestioni di Alessandro Foglietta alle gestioni di Franco Fiorito. Ceccano farà sempre da pungolo, in ambo le circostanze. E Massimo Ruspandini approfitterà dell’assessorato in Provincia con la Giunta guidata dal presidente Antonello Iannarilli per costituire una propria componente.

Riccardo del Brocco con Giorgia Meloni e Massimo Ruspandini

Ad un certo punto, mentre il Popolo delle Libertà si frantuma in quattro rivoli e Giorgia Meloni strappa per rifondare la destra dalle ceneri, Massimo Ruspandini perde la sua creatura politica. E questo nonostante Riccardo Del Brocco avesse contribuito a fondare Fdi a Frosinone; nonostante Ruspandini si fosse dimesso da consigliere comunale per farlo entrare al suo posto.

Perché quella separazione? Le versioni sono due: entrambe senza retroscena politico. La prima è di pancia. Ruspandini sta vulcanizzando la destra frusinate e predica calma, ma Del Brocco freme e reclama l’azione. La seconda è di testa: l’ala forzista è quella nei quali c’è più spazio di manovra, con la frantumazione del Pdl servono quadri capaci di analizzare in fretta la situazione ed intervenire; che è il profilo di Del Brocco.

Fatto sta che il duo si spacca. Uno sta con la destra di FdI, l’altro nella destra dei centristi di Forza Italia.

Impallinato sulla via del Congresso

In quella fase Riccardo Del Brocco incontra Mario Abbruzzese, che è stato fino a poco tempo prima Presidente del Consiglio Regionale del Lazio. In un paio d’anni diventa irrinunciabile per il partito di Silvio Berlusconi. Tanto irrinunciabile che nel momento in cui si tratta di eleggere il coordinatore provinciale il suo nome è il primo nella lista. (leggi qui Coordinatore di Forza Italia, il nome è Riccardo Del Brocco).

Ma è costretto a fare un passo indietro. Per evitare la spaccatura definitiva con l’area dell’allora Coordinatore provinciale Adriano Piacentini e del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani a quel tempo ancora con gli azzurri ma prossimo a salire sul Carroccio. (leggi qui A pranzo Del Brocco ritira la candidatura: «Non spacco il Partito»).

Del Brocco con Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli in Forza Italia

L’impressione è che sia stato usato. Come ariete di sfondamento contro Ottaviani e Piacentini, lanciandolo con sempre più forza sulla linea del fronte. Fino a farlo diventare incompatibile. Una manovra della vecchia guardia forzista che è spaventata da tutta quella dirompenza. Spunta allora un nome di sintesi: Tommaso Ciccone, sindaco di Pofi.

Con lui Del Brocco collabora in maniera leale. E fa altrettanto nel corso della cavalcata di Ciccone per la presidenza della Provincia di Frosinone frenata solo da qualche “Tiratore Franco“.

L’addio in diretta tv

Poi però c’è un “richiamo“. Siamo alle scorse elezioni Europee: Riccardo Del Brocco dichiara in diretta su Teleuniverso che non voterà Antonio Tajani, ma il meloniano Nicola Procaccini. 

Nel gergo della destra giovanile, “richiamo” non è proprio una parola come un’altra. Si tratta di una delle tante suggestioni militanti che hanno accompagnato la “generazione Atreju“, che è la base di Fdi. E che oggi fa discutere pure per via del libro del giornalista Francesco Boezi, che è originario dii Alatri (perché gira che ti rigira sempre in Ciociaria si finisce). (Leggi qui Tutti i segreti del “fenomeno Meloni”).

Riccardo Del Brocco a Teleuniverso

Del Brocco potrebbe rientrare dalla porta principale. Invece decide di farlo in un altro modo: come se dovesse vivere una catarsi, una purificazione civica con cui lasciarsi alle spalle la parentesi forzista.

Diventa il collante della coalizione di centrodestra alle scorse Comunali di Ceccano. Si mette pancia a terra. La sua lista è decisiva per evitare il ballottaggio. Una volta firmato per l’assessorato, Del Brocco può procedere con i formalismi, e si iscrive – di nuovo – al Partito guidato da Giorgia Meloni.

Del Brocco non è un fatto locale

Il ritorno di Del Brocco non è un fatto locale, ma provinciale. Pochi minuti dopo l’ufficializzazione della tessera, inizia a circolare una voce: il ‘gruppo’ intero si sposta. Luana Pellegrini, Adriano Roma ed un consigliere comunale di Arnara, Giancarlo Santucci, Cristian Viselli, Matteo Perfili e Luca Del Monte: tutti amministratori e nomi di rilievo. Che, secondo la vulgata che circola, hanno seguito Del Brocco nella sua scelta. E quindi tutte iscrizioni di peso per i meloniani frusinati, che adesso devono tenere conto di quanto l’Assessore all’Ambiente di Ceccano, con tutte le sue ramificazioni sul territorio, possa influire sul peso di Ruspandini, che quindi aumenta. 

Non è un fattore di poco conto. Non in una fase che deve fare i conti con 350 posti in meno tra Camera e Senato: e Ruspandini come tutti non ha alcuna certezza della conferma. La certezza la danno i voti. E la capacità di portare le preferenze. A quelle ci pensa Del Brocco.

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