Demos fa quattro passi nel grande discount Pd

All'assemblea di Demos partecipano nomi storici del Partito Democratico. Che hanno più d'un motivo di risentimento. E potrebbero essere i pilastri di un assalto alle Regionali. Calenda mette il carico sulla briscola di Renzi: si a D'Amato. Zingaretti con l'elmetto

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Non bastava. Non era sufficiente il Movimento 5 Stelle con le sue incursioni da sinistra. E non lo è stato nemmeno il Terzo Polo di Calenda e Renzi con i suoi attacchi dal centro. Ora il Pd deve subire anche i raid lungo le sue linee storiche lanciati dal mondo cattolico di Demos. Benvenuti nel grande discount del Partito Democratico.

Ha scelto il luogo sacro del Pd per la sua assemblea provinciale di Frosinone: le sale di Memmina per i Dem ciociari sono come Piazza del Popolo per i loro compagni romani. Demos è la sigla di Democrazia Solidale, la formazione nata dalla scissione dei Popolari per l’Italia: gente vicinissima al mondo dell’associazionismo cattolico, che strizza l’occhio al fondatore del Sant’Egidio Andrea Riccardi; il coordinatore provinciale di Frosinone è Luigi Maccaro, lo storico direttore della comunità Exodus fondata da don Antonio Mazzi, il suo Parlamentare europeo è il medico Pietro Bartolo diventato famoso per le sue battaglie sulle prime visite ai migranti che sbarcano a Lampedusa.

A Demos ora sta guardando una parte storica del Partito Democratico. All’Assemblea da Memmina c’erano Giuseppe Morini sindaco Pd di Alatri per ben tre volte; Giuseppe D’Onorio, sindaco due volte di Veroli e fratello del celebre abate emerito di Montecassino dom Bernardo; Gianfranco Barletta sindaco in carica di Supino; Antonella Di Pucchio, il consigliere provinciale più votato nella lista Pd alla scorsa tornata; Andrea Turriziani, storico consigliere comunale di Frosinone e recente candidato a Montecitorio.

Bollettino di guerra

L’intervento di Giuseppe D’Onorio

Non sono andati lì di nascosto, non ci sono andati senza motivazione politica. Tutti o quasi hanno mandato un chiarissimo segnale al Partito Democratico.

Giuseppe Morini con la sua presenza ha risposto a quanto gli ha detto il Pd subito dopo il catastrofico risultato elettorale di Alatri. A lui era stata addebitata l’intera responsabilità della sconfitta. Il tri sindaco non ha mai replicato. Ora riappare nella sala di Demos dove si parla di elezioni Regionali. (Leggi qui: Il Pd scarica Morini: «È evidente il malcontento». Nemmeno un grazie).

La presenza di Giuseppe D’Onorio certifica la distonia con il suo successore alla guida di Veroli Simone Cretaro; in città è in corso un’operazione con cui riportare in politica l’ex sindaco. Una parte dell’attuale maggioranza di centrosinistra l’ha definita un’operazione “per riportare in auge una figura a cui sono attaccati i nostalgici ma che al momento non aggrega”. La risposta di Giuseppe D’Onorio è la sua presenza all’Assemblea e per togliere ogni dubbio è salito sul palco tenendo un intervento. (Leggi qui: Il grande Risiko delle elezioni a Veroli).

Pezzi pregiati

Antonella Di Pucchio

Antonella Di Pucchio dal Pd ha subito addirittura un’espulsione: per essersi candidata contro la lista del sindaco di Isola del Liri Massimiliano Quadrini. Che ora dal Pd è uscito per approdare ad Azione. A dare piena riabilitazione alla commercialista isolana è stato Antonio Pompeo, presidente della Provincia e leader dei diversamente renziani di Base Riformista; l’ha voluta nella lista Pd alle Provinciali di un anno fa ed ha centrato l’elezione con il maggior numero di voti.

La sua presenza all’assemblea di Demos apre diversi scenari. Soprattutto sulle prossime Regionali.

Il colpo più forte è quello battuto da Gianfranco Barletta. Il sindaco di Supino nelle settimane scorse non ha mai smentito le anticipazioni di Alessioporcu.it: è amareggiato per la linea che sta assumendo il Pd in vista delle prossime Provinciali. Riteneva di poter avere un ruolo. E non secondario. Un mese fa ha scoperto che il suo nome nemmeno è approdato in Direzione. Con la sua presenza all’assemblea di Demos ha mandato a dire che non subirà in silenzio l’affronto. (Leggi qui: Fischi e fiaschi della XXXIX settimana 2022)

Andrea Turriziani invece è l’unico a non avere rivendicazioni. Ma in chiave Regionali il suo sarebbe un nome qualificante per la lista.

Polveriera Pd

Carlo Calenda e Matteo Renzi (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Il Pd è una polveriera che rischia di esplodere. Nelle ore scorse Carlo Calenda ha calato il carico sulla briscola piazzata il giorno precedente da Matteo Renzi. Ribadendo che per il Terzo Polo i candidati alle Regionali sono Letizia Moratti in Lombardia ed Alessio D’Amato nel Lazio. Una mossa, quest’ultima, che punta a sgretolare il Partito Democratico. (Leggi qui: Regionali: Renzi lancia D’Amato. E De Lillo dice “Rampelli”).

«Appoggiare due persone che in Lombardia e nel Lazio hanno fatto bene sulla campagna vaccinale e la Sanità come Alessio D’Amato e Letizia Moratti è la scelta giusta per il Terzo Polo» ha scritto Calenda su Twitter. «Vengono da storie diverse – ha sottolineato – ma hanno lavorato sulla stessa linea di serietà nell’emergenza».

Non rasserena il clima Nicola Zingaretti. Lo hanno accusato di avere usato parole critiche nei confronti del suo assessore alla Sanità. Il Governatore uscente non usa mezze misure: «Da parte mia nessuna critica ad Alessio D’Amato. Sono solo illazioni gratuite messe in giro da professionisti della sconfitta».

D’Amato utilizzato da poveri ipocriti

Nicola Zingaretti (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Zingaretti ha ben chiaro l’attacco in corso al Partito Democratico: anche dall’interno. Indossa l’elmetto. E sul suo profilo Facebook scrive che sulle «gratuite illazioni espresse ieri da alcuni dirigenti del Pd del Lazio, voglio ribadire che ovviamente io non ho mai espresso critiche o attacchi ad Alessio D’amato. Sono dieci anni che l’ho scelto come uno dei miei più stretti collaboratori. E poi l’ho scelto come assessore anche contro le opinioni di tanti poveri ipocriti che oggi lo utilizzano». Sistemati gli attacchi interni.

Poi l’artiglieria si sposta sul fronte esterno. Zingaretti ribadisce che il suo unico obiettivo è costruire una coalizione ampia e vincente. «Questo si ottiene con il confronto plurale e solidale non con i diktat o le imposizioni» dice, rivendicando il diritto della coalizione di «scegliere in piena libertà e autonomia la candidatura che insieme si riterrà più competitiva».

Ricorda che l’unità va costruita. E conclude consigliando «ad alcuni professionisti della sconfitta di tacere perché fanno solo danni, producono divisioni e poi sconfitte. E poi copiose analisi sul perché abbiamo perso. Ora è il tempo delle scelte. Bisogna farle con spirito unitario».

Risponde a stretto giro il presidente Pd Lazio Augusto Gregori: «Prevalga il senso di responsabilità».

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