I denti dell’uomo di Neanderthal, il tempio a rischio e il parco Matusa (di L. D’Arpino)

Le recenti scoperte archeologiche dicono che anche la Ciociaria ha un passato. Ed una storia ancora tutta da scoprire. Prima di poterla scrivere. Ma mancano i soldi. Per ora l'unico reperto visibile è la tribuna del Matusa: del Parco nessuna traccia

Luciano D’Arpino

per IL MESSAGGERO

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Scava, scava, qualcosa si trova sempre. Lo hanno dimostrato i paleontologi francesi che a Fontana Ranuccio, ad Anagni, hanno scoperto i resti fossili dei denti dell’uomo di Neanderthal di 450mila anni fa.

Questo vuol dire che i più antichi progenitori dell’uomo erano anche in Ciociaria. Finora avevamo la palma solo per Argil, l’uomo preistorico di Ceprano, ora abbiamo saputo che le nostre origini sono ancora più antiche.

Ancora una volta, quindi, la nostra terra si conferma ricca di tesori nascosti che possono essere riportati alla luce: o con un colpo di fortuna, oppure con una programmazione precisa di una campagna di scavi.

Bisogna superare, però, anche il problema della cronica mancanza di fondi che a volte rischia di rovinare tutto. Ne è dimostrazione lampante la vicenda dei resti del tempio romano, di circa cinquanta metri quadrati, trovati durante gli scavi per sistemare la rotatoria Brunella sulla ex Monti Lepini. (leggi qui Tanto casino per le acacie ma i resti del tempio romano si possono seppellire) Una scoperta eccezionale, a detta del sindaco Ottaviani, che rischia di essere sepolta di nuovo sotto la terra perché né il Comune, né il Ministero dei Beni culturali hanno i fondi per valorizzare il sito archeologico.

E gli imprenditori privati che fanno spesso della loro “ciociarità” un elemento di vanto, che fanno? Non potrebbero adottare loro e finanziare la rinascita del tempio romano proprio alle porte dell’antica Frusino?

In attesa che qualcuno si faccia vivo, i frusinati attendono con ansia di sapere quando finirà la campagna di scavi intrapresa dal Comune nell’area del vecchio stadio Matusa.

Tutti sanno che lì sorgerà un nuovo parco cittadino e tutti ricordano che doveva essere inaugurato entro la primavera scorsa. Poi il taglio del nastro fu spostato a fine estate, poi ancora agli inizi di ottobre, ora non si parla più di date precise.

Anche qui, pare, che la Soprintendenza ai Beni archeologici ci abbia messo lo zampino contribuendo a rallentare i lavori. La cosa più antica che si vede nell’area è la vecchia tribuna centrale per cui sono state dettate regole stringenti per la tutela.

Bene, speriamo che l’odissea sia finita e che ci si appresti a inaugurare il nuovo polmone di verde e a non dover ancora rimandare il tutto alla prossima primavera.

Scava, scava anche il mister del Frosinone Longo: dopo un inizio di campionato disastroso, sembra essere sul punto di trovare l’anima di una squadra assemblata in fretta e furia.

Lui dice di aver intravisto la luce in fondo al tunnel. Speriamo, sempre che gliene lascino il tempo.

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