Ambiente e prevenzione: Ciociaria all’anno zero (di C. Trento)

Un popolo inquinato. Come se fosse inevitabile, come se la colpa fosse del destino. Invece, come ha sottolineato il prefetto Ignazio Portelli, sarebbe sufficiente percorrere a ritroso i fiumi per scoprire chi sta inquinando. I nuovi scenari dopo il voto di mercoledì in Provincia

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Manca una vera e radicata cultura della prevenzione. In Ciociaria come in Italia.

D’accordo, l’ondata di maltempo è stata eccezionale. D’accordo, risorse e finanziamenti per i territori e per gli enti locali sono sempre di meno. Però la manutenzione delle strade, delle opere pubbliche, degli edifici, perfino delle piante, non può non rappresentare la priorità delle priorità. A costo di azzerare tutte le altre spese. Fra l’altro in un contesto, come quello della provincia di Frosinone, a forte rischio idrogeologico oltre che sismico.

Su un tema del genere non può esserci spazio per sentimenti come la rassegnazione o il fatalismo. Non si può morire perché un grosso pino crolla sulla carreggiata e schiaccia un’auto in transito.

E invece in Ciociaria è successo proprio questo.

La Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta, sequestrando le radici della pianta. I vocabolari definiscono così il termine manutenzione: “Il complesso delle operazioni necessarie a conservare la conveniente funzionalità ed efficienza”. Si tratta di un’operazione che andrebbe fatta continuamente. Non ci sono i fondi? E allora che i politici si incatenino, che portino la protesta in tutte le sedi, che si battano per il territorio. Non esiste un altro settore più importante di questo.

La bufera dei giorni scorsi ha lasciato sul campo uno spettacolo di devastazione con pochi precedenti: allagamenti, danni, zone senza luce per lunghi periodi, alberi caduti. Numerose abitazioni, aziende agricole e campagne sono state sommerse da acqua e fango. Il territorio non ha retto ad un urto così forte.

In questi anni se c’è una “voce” ridimensionata o scomparsa in molti bilanci è quella della prevenzione e della manutenzione.

Però non si può restare a guardare. Un proverbio del popolo navajo recita: «Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli». Significa che dobbiamo porci il problema di mantenere e conservare un equilibrio dell’ecosistema.

La prevenzione e la manutenzione sono irrinunciabili.

Inquinamento e fiumi nel degrado

Sversamenti nel fiume Sacco. Ancora una volta, come sempre. Con la schiuma bianca a farla da padrona. Anche con l’emergenza ambientale la Ciociaria fa i conti da decenni.

Il Prefetto Ignazio Portelli lo ha detto in modo forte e chiaro: basterebbe risalire i corsi fluviali per scovare chi inquina. Pure altri fiumi devono convivere con questo tipo di fenomeno.

E poi c’è tutto il resto: l’inquinamento della Valle del Sacco, la puzza che ammorba Ceccano, le tante situazioni di emergenza ambientale. Veleni che hanno già compromesso l’habitat di questo territorio. E continuano a farlo.

Odori nauseabondi sui quali andrebbe fatta chiarezza una volta per tutte. Possibile che sia impossibile intervenire in modo risolutivo? Scusate il gioco di parole.

Risuona profetico il monito di Erich Fromm: «In nome del progresso, l’uomo sta trasformando il mondo in un luogo fetido e velenoso (e questa è tutt’altro che un’immagine simbolica). Sta inquinando l’aria, l’acqua, il suolo, gli animali…e se stesso, al punto che è legittimo domandarsi se, fra un centinaio d’anni, sarà ancora possibile vivere sulla terra». Riflettiamoci sul serio.

L’ambiente non è un optional. Si parla tanto di lotta all’inquinamento e di sviluppo ecosostenibile. Sono concetti da mettere in pratica però. Non da declinare per strappare un applauso ad un convegno.

Le idi di marzo nella notte delle streghe

Le dimensioni della vittoria bis di Antonio Pompeo hanno messo a nudo la lacerazione del centrodestra. Noi lo avevamo scritto: “Salvate il soldato Ciccone”. (leggi qui Salvate il soldato Ciccone. Dalle faide di Forza Italia)

È successo quello che era facilmente prevedibile. I “franchi tiratori” hanno sparato sul pianista per mandare un messaggio politico inequivocabile.

A Frosinone e Cassino sono mancati diversi voti ponderati. Ancora di più nei Comuni della fascia rossa, tra i quali Anagni, Ceccano, Pontecorvo, Sora. Dove il centrodestra si aspettava di più. E invece ha pagato un “gap”di 12.420 voti ponderati.

Inutile girarci intorno o fare finta di nulla. Il bersaglio politico era Mario Abbruzzese, vice responsabile nazionale degli enti locali di Forza Italia.

I motivi probabilmente sono diversi e comunque va detto che in questo modo il centrodestra ha fatto come quel marito che, per far dispetto alla moglie… Detto questo, la coalizione deve avviare una fase di riflessione vera.

Intanto all’interno di Forza Italia: gli “azzurri”non hanno più i numeri e le percentuali per dettare la linea della coalizione. Lega e Fratelli d’Italia chiedono da mesi un cambio di rotta, che tenga conto dello scenario mutato dopo il 4 marzo. Nessuna risposta, nessun dibattito, nessun confronto.

Ormai esistono un nuovo centrodestra e un centrodestra antico, sul piano politico ma anche generazionale. Si è creato un “vuoto”che andrebbe riempito con il confronto e con una visione di prospettiva. Non si può dialogare attraverso i “franchi tiratori”. Soprattutto dopo che in alcuni Comuni, dove la coalizione governa (Cassino su tutti). lo scontro è fortissimo e senza pause.

Antonio Pompeo oltre i confini del centrosinistra

Il Pd si conferma imbattibile negli enti intermedi, dove non votano i cittadini: dopo le vittorie all’Asi e alla Saf, la conferma alla Provincia. Attenzione però: quando vota il popolo sovrano, la musica è diversa.

In questa provincia gli assi trasversali hanno fatto la storia politica, anche negli anni passati. Che Francesco De Angelis e Mario Abbruzzese abbiano determinato diverse situazioni negli ultimi anni è noto. E nessuno si meraviglia: in politica ci sta.

La considerazione da fare semmai è un’altra: quel tipo di accordo adesso premia soltanto il centrosinistra e penalizza esclusivamente il centrodestra.

In ogni caso la vittoria di Antonio Pompeo è andata oltre il Pd e perfino oltre il centrosinistra. Nei Comuni compresi nelle fasce azzurra, arancione e grigia, il vantaggio del presidente riconfermato è stato contenuto. Forse anche inferiore a quelle che erano le attese.

L’exploit in fascia rossa ha determinato davvero l’esito della partita. A confermare la strategia che Antonio Pompeo ha portato avanti in questi anni, rivolgendosi a tutti gli amministratori.

In consiglio provinciale e non solo.

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