Di cavilli, farmacie, consiglio smart e campagna elettorale

Il Consiglio Comunale di Sora mette in evidenza una Piattaforma che ha esaurito la sua prima fase. Il quadro nazionale ora rischia di cambiare tutto. E cancellare il centrodestra come lo abbiamo conosciuto finora

Tazio Murari-Pizzi
Tazio Murari-Pizzi

Rem tene, verba sequentur

Il Consiglio comunale è convocato per mercoledì a partire dalle 16.30. Lo scontro, nell’aula virtuale del Comune di Sora, inizia prima ancora di entrare nel vivo dell’ordine del giorno. A provocarlo è una comunicazione del consigliere di opposizione M5S Fabrizio Pintori. Riguarda la mini isola ecologica di via Camangi.

Ma già prima dell’inizio ufficiale dei lavori, in via informale Augusto Vinciguerra comunica al sindaco che da lunedì prossimo anche a Sora gli ultraottantenni avranno il vaccino anti Covid-19. E invita il sindaco a darne comunicazione al Consiglio. A destra e manca ci si affretta a buttarla in politica, rivendicando il risultato. Fioccano anche post sui social e comunicati stampa. In realtà si tratta di un calendario già stilato dalla Asl di Frosinone. Il primo cittadino, per non sapere né leggere né scrivere, chiude così l’argomento: «Sono abituato a parlare con le carte in mano». In sostanza: meglio aspettare la comunicazione ufficiale.

Il Consiglio e l’isola della discordia

Il presidente del Consiglio Comunale di Sora Antonio Lecce

Ore 17.29: il presidente Antonio Lecce richiama tutti all’ordine. «Dobbiamo aprire i lavori». Che si avviano con la comunicazione del consigliere M5S Fabrizio Pintori sulle proteste per la mini isola ecologica. Pintori sostiene che quella di via Camangi è una location che non va bene.

Il sindaco ed il consigliere Massimiliano Bruni (FdI) spiegano che hanno già rassicurato i residenti: non avevano ben compreso la natura del progetto. Maria Paola D’Orazio non è d’accordo. «Così si riduce il parcheggio. Comunque avete comunicato male il tipo di opportunità per la città». E punta il dito sui controlli.

Replica il sindaco De Donatis: «I controlli ci sono eccome. Al 27 dicembre ci sono state 23 sanzioni da 600 euro cadauna».

Dalla maggioranza anche Bruni e il collega delegato alle manutenzioni Lino Caschera difendono il progetto. Il primo spiega che «non ci sarà deposito di umido”. E ribadisce che “il luogo è ideale per insegnare anche ai bambini a differenziare”. Il secondo, Caschera, accusa la minoranza di aver strumentalizzato la protesta: “Invece di spiegare come stanno le cose avete fomentato i cittadini». E respinge al mittente anche l’accusa di pericolosità della sede: «C’è l’attraversamento pedonale rialzato. Gli automobilisti debbono rallentare per forza».        

La ricognizione sulla farmacia

GABRIELLA PAOLACCI

Mancano alcuni i pareri dei revisori dei conti. Lecce chiede l’inversione dell’ordine del giorno. Si comincia con i punti sette e otto. Riguardano la razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche, ricognizione partecipazioni detenute. Il primo punto per l’anno 2018, il secondo per l’anno 2019. Relaziona l’assessore al Bilancio Maria Gabriella Paolacci. Spiega che per l’anno 2018 la situazione è pressoché immutata rispetto all’anno precedente. Il primo punto è approvato.  

Si passa al secondo punto (l’ottavo prima dell’inversione). Qui non fila tutto liscio. Il 2019 è l’anno che ha visto la trasformazione della farmacia comunale con il passaggio alla gestione in house (leggi qui La Farmacia passa alla Ambiente ma da febbraio).

Lo ricorda l’assessore Paolacci. Dicendo che nel dicembre 2019 con delibera di Consiglio comunale la farmacia è passata al Comune. «E nello stesso consiglio comunale viene messa in liquidazione la società Farmacia comunale s.r.l. Ciò in risposta alle sollecitazioni della Corte dei conti sulla riduzione degli organi delle società partecipate per ridurre le spese».

Si passa direttamente alle dichiarazioni di voto. Il primo a parlare è Pintori: «Il mio voto sarà contrario. C’è un motivo. Con questa delibera si dà atto della chiusura della farmacia comunale. Ero contrario all’accorpamento all’Ambiente e per coerenza voto contro. Mi auguro che anche altri consiglieri della maggioranza siano coerenti». Evidente l’allusione ad Alessandro Mosticone e Floriana De Donatis. Che all’epoca non aveva condiviso la scelta della maggioranza.

Floriana De Donatis (Foto: AG IchnusaPapers)

La consigliera De Donatis raccoglie la provocazione: «Mi astengo. Non ero d’accordo allora e non lo sono adesso. Non ritengo ci sia stata una razionalizzazione dei costi e un miglioramento dei servizi al cittadino, quindi voto contro». Si astiene anche Mosticone. Ma lo fa e basta. Senza dichiarazione di voto.

Numeri alla mano…

È lo stesso sindaco a prendersi l’onere di ribattere alla sua consigliera di maggioranza. Consigliera elettoralmente ormai diretta verso altri lidi in vista delle elezioni amministrative d maggio. «Si parla di mancata razionalizzazione dei costi. Ma gli atti bisogna leggerli. Si vede anche dalle numerose frequentazioni della farmacia».

Poi snocciola una serie di cifre ad uso del Consiglio. Sono i costi ridotti con la fusione con l’Ambiente Surl da cui è nata la società in house Ambiente e Salute. E parla di oltre 100 mila euro risparmiati. Di cui oltre 69 mila andavano al direttore sanitario. Direttore che poi era anche il socio privato e quindi prendeva anche il 49 per cento dei ricavi.

Poi 22 mila al Cda più altri soldi per il collegio dei revisori contabili.

A rincarare la dose, dopo l’attacco sul fronte interno, ci pensa Ernesto Tersigni: «E’ stucchevole tornare dopo mesi e mesi su questa vicenda. Noi contestavamo il modo in cui si è arrivati a ciò. E poi secondo me potrebbe esserci qualche sorpresa perché ci sono esposti alla Corte dei conti». E annuncia voto contrario.

Roberto De Donatis

Lo segue a ruota Augusto Vinciguerra, suo vicino di banco all’opposizione: «Nel 2019 c’è un passivo di 250 mila euro. Qualcuno ha voluto unire la farmacia con l’Ambiente e il risultato eccolo qua».  

«Speravo che almeno Vinciguerra avesse letto la delibera.– la replica arriva sempre dal sindaco De DonatisI 250 mila euro sono un accantonamento per una causa di lavoro di 300 mila euro, dovuta a un’azione che è sub iudice. E che riguarda la gestione privata». In pratica ribadisce un concetto espresso già altre volte: se si perde la causa paga il privato.

Anche sul voto guerra di numeri

Si passa la voto della delibera consiliare. Quattordici presenti davanti ai monitor. Sette favorevoli per la maggioranza. Tre astenuti: i consiglieri Mosticone e De Donatis per la maggioranza, Farina per l’opposizione. Quattro contrari: Pintori, Vinciguerra, D’Orazio, Ernesto Tersigni. Valter è assente.

Pintori si rivolge al presidente Lecce: «Voglio presentare una mozione d’ordine. Per me non c’è il numero legale». Interviene la segretaria generale: «Gli astenuti contribuiscono a determinare il quorum ma non vengono conteggiati per il voto. Abbiamo quattordici presenti».

Interviene Lecce: «Il punto è approvato ma non c’è l’immediata esecutività». Per averla è necessario il voto della maggioranza degli eletti: nove su diciassette.

Cosa è successo? Si comprenderà più avanti. Al nono punto dell’ordine del giorno. Che fra inversioni e voci ritirate nel frattempo è diventato il quinto: la mozione Pintori con oggetto «assegnazione e utilizzo di immobili di proprietà comunale». Interviene il sindaco che fa tutto un discorso sull’importanza del terzo settore e del principio di sussidiarietà. In sostanza «la mozione è interessante ma l’amministrazione si sta già impegnando su questo fronte». E dichiara voto di astensione.

Si passa al voto. Lo seguono a ruota tutti i consiglieri di maggioranza. Totale: nove astenuti della maggioranza. Quattro assenti per ma minoranza: Serena Petricca, Valter Tersigni, Maria Paola D’Orazio e Luca di Stefano. E quattro favorevoli: Antonio Farina, Ernesto Tersigni, Fabrizio Pintori, Augusto Vinciguerra.

Il regolamento sul Consiglio è chiaro

E ora che succede? Il presidente dichiara chiusa la votazione e sta per sciogliere la seduta. Scoppia la bagarre telematica. Vinciguerra fa la voce grossa. Sovrasta le altre voci e le copre. Esclama: «La votazione è valida, gli altri si sono astenuti e finisce la storia. Tre minuti fa per la stessa cosa, sette a sette, la delibera è passata»

«Ci vuole ma metà più uno dei presenti» esclama la segretaria. Le viene contestata la diversa interpretazione che era stata data poco prima sul ruolo degli astenuti. Lei ribadisce che gli astenuti non concorrono a determinare il voto ma soltanto il quorum. Lecce: «Non condivido che la mozione non possa trovare accoglimento».

La segretaria consulta il regolamento. Ne sarebbe bastato anche uno di voto favorevole se tutti gli altri si fossero astenuti. L’articolo 83 comma 3 del regolamento parla chiaro: «Ove non sia diversamente previsto, una proposta sottoposta al voto è approvata quando ottiene il voto favorevole della maggioranza dei votanti».

La sintesi politica

La sintesi politica che se ne ricava parla di una maggioranza che è destinata a sfaldarsi ed in parte a ricomporsi. L’esperienza della Piattaforma Civica che cinque anni fa ha eletto Roberto De Donatis ha esaurito la sua spinta: almeno in questa forma.

Creare una piattaforma sulla quale aggregare chiunque si riconoscesse in un programma elettorale e nel suo garante candidato sindaco, a prescindere dall’orientamento politico, ha anticipato i tempi: è quello che sta avvenendo oggi con il Governo Draghi. Ma a Sora la Piattaforma Civica 1.0 ha risposto ad un momento storico, politico, amministrativo, ben precisi.

L’incontro Berlusconi Salvini

Ora le condizioni sono cambiate. La formula della Piattaforma Civica non è sbagliata (Draghi docet). Ma non potrà essere riproposta agli elettori sorani con gli stessi nomi e gli stessi aspiranti. Roberto De Donatis dovrà fare i conti con una serie di defezioni dovute proprio al mutato quadro politico: poco male, potrebbe sostituirle con innesti nuovi. Lì si vedrà l’abilità nello scegliere le sostituzioni.

Il dubbio resta tutto per il centrodestra: finora senza un candidato unitario da mettere in campo. E da domani, forse, senza un’alleanza. L’incontro di Silvio Berlusconi con Matteo Salvini ha lasciato fuori dalla porta Giorgia Meloni. Sui territori potrebbe avere conseguenze. Oppure no. Tutto dipenderà dall’esecutivo che verrà presentato alle Camere. E dal nuovo orizzonte politico che verrà a determinarsi. (Leggi qui Durigon in Regione e Abodi a Roma: appesi al Governo).

Perché una cosa deve essere chiara: lo scenario di cinque anni fa non esiste più. Nel Paese e pure a Sora.